Investire nei mercati alla luce dei rischi politici

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 30 Marzo 2017 | 16:00

a cura di Candriam

Le elezioni americane hanno dato il via a consistenti cambiamenti di tendenza sui mercati finanziari. I termini “inflazione” o “reflazione” hanno ormai sostituito i timori legati alla deflazione. I titoli azionari e il credito registrano performance nettamente positive, mentre i tassi nei Paesi sviluppati sono in aumento.Gli investitori si sono posizionati rapidamente per beneficiare di queste nuove tendenze e il tema della “reflazione” incontra oggi un relativo consensus.
A che punto siamo, a chiusura di un primo trimestre segnato da buone performance sui mercati degli asset rischiosi? Vi è ragione di credere ancora in un cambiamento di establishment negli USA? In che misura incide l’evoluzione del premio al rischio politico europeo sui mercati dell’area euro? I mercati emergenti possono rappresentare una buona alternativa ai Paesi sviluppati?

Il cambio di establishment negli Stati Uniti è reale… Così come lo sarà il programma di riforme del nuovo Presidente statunitense

Dopo l’elezione di Donald Trump alla presidenza, gli USA hanno avviato un cambiamento di establishment. L’economia si è del tutto ripresa dalla crisi finanziaria del 2008 e i timori legati alla deflazione hanno lasciato spazio al “rilancio”. Negli Stati Uniti, l’espansione ciclica dovrebbe continuare, grazie alla prospettiva di crescita delle spese fiscali. Gli stimoli di bilancio e una riforma fiscale statunitense riuscita saranno i fattori chiave favorevoli ai titoli azionari. Tuttavia, l’incertezza sulla politica economica resta estremamente elevata, e ciò genera una dispersione più incisiva delle performance del mercato azionario, nonché violente rotazioni settoriali.
Sul versante obbligazionario, il nuovo establishment politico segna il ritorno all’ordine, con l’aumento dell’inflazione e la stretta monetaria che portano a un rialzo dei tassi di interesse. Tutti gli occhi sono puntati sulla Federal Reserve, le cui proiezioni evidenziano 3 rialzi dei tassi nel 2017 e nel 2018. “Sapendo che i mercati incorporano a un ritmo molto più lento e che il fair value delle obbligazioni del Tesoro USA a 10 anni è di circa il 3%, una sottoponderazione della duration USA ci sembra pertinente, sebbene la Fed si sia impegnata ad attuare una graduale stretta monetaria”, afferma Nicolas Forest, Global Head of Fixed Income Management. Nel complesso, ci aspettiamo che le posizioni legate al “rilancio” raccolgano consensi tra gli investitori in un contesto di ampliamento della ripresa economica.
“L’evoluzione dei mercati dipenderà fortemente dalla fiducia degli investitori nella capacità di Donald Trump di attuare la politica economica promessa”, aggiunge Nadège Dufossé, Head of Asset Allocation.

Diminuzione del rischio politico in Europa: condizione necessaria per la rivalutazione dei mercati azionari

La crescita nella zona euro continua ad accelerare. La fiducia delle imprese e gli utili hanno registrato miglioramenti, mentre l’inflazione riparte. Il “Draghi put”, in atto dal 2012, dovrebbe attenuarsi, qualora la riduzione del programma di allentamento della BCE avvenisse prima del previsto. Il rischio estremo di una possibile vittoria dei partiti euroscettici in Francia e di una frammentazione del panorama politico in Italia costituiscono una fonte di elevata incertezza e richiedono un approccio tattico e prudente ai mercati obbligazionari sovrani europei.
Il premio al rischio dei mercati azionari in Europa ha già ampiamente integrato i rischi politici in corso. Le elezioni francesi costituiranno la prossima fase cruciale. “Le azioni dell’Eurozona presentano valutazioni interessanti, mentre il posizionamento degli investitori, certamente rialzista, è ancora ben lungi dal registrare i picchi precedenti. Una volta attenuato il rischio politico, ci aspettiamo un riposizionamento degli investitori sulle azioni della zona euro”, afferma Nadège Dufossé. Sul mercato del credito europeo, gli spread hanno toccato i minimi storici, giustificando prese di profitto. Tuttavia, le obbligazioni degli enti finanziari europei restano interessanti poiché traggono vantaggio da un quadro normativo favorevole agli obbligazionisti, da bilanci in miglioramento e da valutazioni relativamente attraenti.

Il debito emergente è attraente nell’universo obbligazionario

In questo inizio d’anno, e al riparo dai timori degli ultimi anni, i mercati emergenti sono apparsi robusti. Grazie ai fondamentali solidi e ad una crescita doppia rispetto a quella dei Paesi sviluppati, la loro domanda interna si è rafforzata e il disequilibrio esterno si è attenuato.
Il rischio cinese appare più moderato. La crescita del PIL resta ben allineata agli obiettivi del Governo, che tollera sempre più la riduzione della crescita per meglio gestire i rischi finanziari. L’atterraggio morbido della Cina, pertanto, non dovrebbe tramutarsi in un rischio sistemico per quest’anno.
L’America Latina, invece, gode di un positivo ritorno alla normalità in termini di debito e valuta. “Il debito emergente offre rendimenti attesi interessanti, benché la differenziazione all’interno dei segmenti di mercato sia cruciale”, continua Nicolas Forest. La vulnerabilità delle obbligazioni sovrane emergenti alle misure politiche del Presidente americano Trump non è omogenea, fattore che ci porta a preferire i segmenti ad alto rendimento con uno storico specifico, come l’Argentina e il Brasile. Inoltre, le valute emergenti dell’America Latina presentano un significativo potenziale di rialzo.

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