Le previsioni su mercati di Goldman Sachs AM per i prossimi mesi

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di Finanza Operativa 11 Gennaio 2019 | 16:30

Nel 2019, secondo gli analisti di Goldman Sachs AM, aumenteranno i segnali relativi ad un ciclo economico molto vicino al termine, dopo un difficie 2018 ricco di sfide accompagnate da un significativo cambiamento (a nostro parere eccessivo) delle valutazioni e del sentiment, che ha ridotto le aspettative di sorprese positive. Ecco, nel dettaglio l’outlook della banca d’affari americana.

Migliori opportunità: i mercati scontano un 2019 eccessivamente negativo

Crediamo che il 2019 offra alcuni importanti vantaggi rispetto al 2018. Dopo un anno difficile per gli attivi, le valutazioni appaiono ora più interessanti. E a differenza dell’attuale punto di partenza, lo scorso inizio d’anno presentava condizioni difficili da battere: la crescita globale era forte e sincronizzata, mentre la volatilità di mercato e i rendimenti obbligazionari a lungo termine rimanevano bassi. A fronte di questo scenario, molte delle sorprese del 2018 si sono rilevate negative. La reazione al ribasso dei mercati è stata eccessiva, data la crescita ancora in atto — sebbene a ritmi inferiori — dell’economia mondiale.

Escludendo gli Stati Uniti, crediamo che il periodo di moderazione della crescita si sia ormai concluso. Nel 2019 la fase di moderazione riguarderà invece la crescita statunitense per la quale prevediamo ancora pressioni al rialzo sui tassi di interesse. Queste sfide alimenteranno i timori per la fine del ciclo economico e il possibile picco degli utili aziendali, ma tali preoccupazioni ci appaiono premature. La tentazione di ridurre l’esposizione al rischio aumenterà con il progredire del ciclo, tuttavia i segnali di deterioramento necessari per intraprendere questa strada sono assenti. Nel 2019 gli utili aziendali probabilmente cresceranno anziché diminuire, e non prevediamo un’eccessiva stretta delle banche centrali o squilibri finanziari sistemici che possano giustificare i tipici timori da fine ciclo. Il segnale di recessione dato da una curva dei rendimenti piatta o invertita è inoltre più debole perché il Quantitative Easing (QE) ha compresso il differenziale di rendimento tra tassi a breve e lunga scadenza.

Outlook di crescita: convergenza verso la crescita tendenziale

La convergenza verso la crescita tendenziale sarà un tema centrale nel 2019. La crescita statunitense probabilmente rallenterà, in particolare nel secondo semestre dell’anno con la progressiva attenuazione dell’impatto dello stimolo fiscale, mentre negli altri Paesi abbiamo già visto una sostanziale moderazione della crescita. In Europa la crescita ha raggiunto un livello più sostenibile e tenderà a stabilizzarsi con il continuo sostegno della politica monetaria e fiscale, mentre l’ulteriore calo della disoccupazione dovrebbe favorire i consumi. Nei Mercati Emergenti, la crescita cinese ha rallentato e sussiste il rischio di una vera e propria guerra commerciale, che non rispecchia tuttavia il nostro scenario base. Riteniamo che i mercati abbiano scontato eccessivamente questi rischi negli asset dei Paesi Emergenti, inoltre le costanti politiche di supporto in Cina potrebbero dar vita ad un periodo di sorprese positive. Molte altre economie emergenti come Brasile, Sudafrica e Russia sono ancora agli albori della fase di ripresa.

Tassi in aumento

Date le condizioni del mercato del lavoro USA e le pressioni inflazionistiche in graduale aumento, il nostro scenario centrale prevede che la Federal Reserve Bank (Fed) alzi i tassi per tre volte nel 2019. I rischi per la nostra view sulla Fed sono equilibrati per il 2019, con la possibilità sia di una pausa che di una continuazione dei rialzi trimestrali. I mercati in questo momento, stanno tuttavia scontando un solo aumento nel 2019 e crediamo continueranno a non prezzare adeguatamente il percorso di rialzi, mentre a nostro avviso si verificherà uno scenario simile al 2018: rapidi aumenti dei tassi di interesse interrotti da periodi di consolidamento, dove le pressioni al rialzo tornano ad accumularsi. A nostro parere, la pressione al rialzo dovrebbe essere maggiore sui tassi a breve, in quanto le obbligazioni a lungo termine beneficiano della domanda degli investitori in cerca di asset con duration lunga per controbilanciare le passività a lungo termine.

Implicazioni per gli investimenti: preferiamo le azioni alle obbligazioni societarie, queste ultime ai governativi e i Paesi Emergenti agli Sviluppati

Crediamo che il perdurare dell’espansione economica spingerà ulteriormente al rialzo le azioni, dove il potere di pricing diventerà un elemento sempre più importante nella selezione dei titoli. La convergenza della crescita causerà probabilmente l’inversione di alcuni dei maggiori trend che hanno caratterizzato i mercati finanziari nel 2018. In particolare per il dollaro, crediamo che la moderazione della crescita statunitense sarà un fattore più incisivo dell’aumento dei tassi, e prevediamo un nuovo indebolimento della valuta. Il “Ritorno dei mercati emergenti“, da noi auspicato nell’outlook di settembre, avrà un margine di sviluppo assai più ampio nel 2019 grazie al miglioramento delle prospettive di crescita e, in particolare, alle interessanti valutazioni delle valute emergenti. In ambito obbligazionario, il contesto favorirà il credito corporate rispetto ai titoli governativi, nello specifico le obbligazioni societarie di elevata qualità con duration breve.

Il nostro outlook per il 2019 ha quindi un’impronta ottimistica, ma con rischi potenziali rilevanti che tenderanno ad aumentare verso la fine dell’anno: in particolare quelli riguardanti i fattori geopolitici, l’escalation delle tensioni commerciali, gli aumenti potenzialmente repentini dei tassi di interesse alimentati dall’inflazione salariale e i timori per la fine del ciclo. Finché non compariranno segnali più chiari di deterioramento del contesto macro, gli occasionali ribassi potranno offrire opportunità di acquisto.

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