La recessione Usa potrebbe essere ancora lontana

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di Finanza Operativa 15 Gennaio 2019 | 10:30

I rendimenti delle obbligazioni governative globali sono calati leggermente a causa dell’inflazione sottotono e del calo del prezzo del petrolio. “Il dato sull’inflazione core adottato dalla Fed ha registrato una flessione nell’ultima parte del 2018, e lo stesso ha fatto l’inflazione dell’Eurozona – conferma Anja Eijking, gestore del fondo BMO Global Convertible Bond di BMO Global Asset Management – Nel periodo gli investimenti considerati più sicuri hanno beneficiato delle preoccupazioni relative alle prospettive di crescita dell’economia globale. La Banca Centrale Europea non si è fatta influenzare da questa recente debolezza e ha concluso il QE a dicembre come da programma”.
Nel complesso sono state emesse convertibili per un totale pari a 7,5 miliardi di dollari. Tra gli emittenti statunitensi, il fornitore di servizi per la misurazione continua dei livelli di glucosio Dexcom e la società di vendite online di prodotti per la casa Wayfair. In Giappone sono entrati a far parte dell’universo delle convertibili il gestore di centri commerciali Takashimaya, Cosmo Energy e il distributore di materiali medici Ship Healthcare. Sempre in Asia sono state emesse nuove convertibili dalle società di sviluppo immobiliare Country Garden e Taiwan Cement. In Europa un’obbligazione convertibile è stata emessa da Ado Property, proprietaria di immobili di qualità di Berlino.
“Le preoccupazioni relative alla crescita globale sono state influenzate dalle tensioni commerciali, dalla stretta monetaria e dal rischio politico – continua Anja Eijking – I dati economici USA si sono mantenuti in larga parte positivi. Tuttavia, il dato relativo al PMI in Europa è calato significativamente, indicando una crescita economica intorno all’1,5%, mentre le prospettive di crescita di Cina e Giappone sono state frenate dalle tensioni commerciali. Attualmente le nostre previsioni di crescita per il 2019 sono pari al 2,5% per gli USA, tra l’1,5% e il 2% per l’Eurozona, tra il 6% e il 6,5% per la Cina e tra l’1% e l’1,5% per il Giappone”.
“Il nostro scenario di base continua a non prevedere una recessione negli USA considerati i solidi dati ISM. Gli effetti positivi degli stimoli fiscali statunitensi finiranno nella prima metà del 2019 e, in assenza degli investimenti infrastrutturali promessi in campagna elettorale da Trump o di altre misure che vadano a compensare l’aumento della tassazione, una recessione nel 2020 o anche prima potrebbe essere possibile – spiega il gestore di Bmo Am – Tuttavia, ci aspettiamo l’implementazione da parte di Trump di politiche atte a evitare una recessione. Nonostante i pochi risultati tangibili del meeting al G20, sembra che si sia entrati in una fase di distensione delle tensioni commerciali tra USA e Cina, in cui sembra esserci la disponibilità di entrambe le parti a trovare un accordo entro la fine del primo trimestre dell’anno. Considerate le prospettive ancora deboli per quanto riguarda l’inflazione e la crescita globale, ci aspettiamo che la Fed proceda con più cautela nel rialzo dei tassi, che potrebbero limitarsi a uno o due per tutto il 2019″.

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