Npl immobiliari italiani nel futuro degli investitori internazionali

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Avatar di Gianluigi Raimondi 26 Febbraio 2019 | 15:00

A cura di Idealista.it

La crescente domanda di Npl italiani da parte di nuovi investitori potrebbe spingere la vendita di crediti in sofferenza garantiti da immobili. Lo si evince dall’outlook Npl di Cbre.

Secondo l’outlook della società real estate, infatti, tra gli operatori interessati al mercato dei prestiti italiani in sofferenza spuntano decisi i fondi statunitensi e gli specialisti presenti sin dal 2014-2015. Negli ultimi 12 mesi sono giunti però anche grandi gruppi industriali operanti nel mercato internazionale del credito deteriorato. In questo momento è possibile identificare oltre 50-60 investitori istituzionali, provenienti da tutto il mondo, concretamente focalizzati e interessati al mercato italiano di NPL e UTP. Ricordiamo che con prestiti “non performing” si intendono prestiti in sofferenza, quindi già in effettivo ritardo sui pagamenti, mentre per “unlikely to pay” si intendono situazioni potenzialmente difficili ma ancora recuperabili.

Nel 2018 secondo CBRE si sono registrate transazioni per una cifra record oltre i 100 miliardi di euro, spinte in particolare dai GACS, cioè la normativa che consente agli istituti  bancari di trasferire i propri prestiti deteriorati a nuove realtà in grado di meglio gestirli: una norma che è stata decisiva nel boom del business degli Npl negli ultimi mesi.

Per il 2019 è possibile prevedere un consolidamento del volume di transazioni intorno a cifre ancora importanti, ma che difficilmente supereranno i livelli raggiunti negli ultimi 12 mesi, anche considerando l’erosione dello stock di NPL (attualmente 130 miliardi di euro) e UTP (86 miliardi) in pancia al sistema bancario italiano. La pipeline, comunque, vede attualmente circa €10 miliardi di transazioni in fase avanzata o già annunciate per il prossimo anno.

Un mercato dinamico che presto, secondo CBRE, potrebbe richiedere nuove fonti di approvvigionamento, tra cui appunto i crediti “secured”, ovvero garantiti, che comprendono una buona fetta di prestiti con immobili come sottostanti. In questo ambito, dall’attività di management e dalle strategie adottate sulle esposizioni già transate dipenderà anche la possibilità che si crei ulteriore prodotto diretto agli investimenti real estate: nei mesi passati circa €30 miliardi di transazioni hanno riguardato crediti garantiti. Nel corso del 2018 si è assistito a diverse transazioni di asset immobiliari ceduti in un contesto di workout del credito (nei casi migliori, anche con recuperi di parte dell’equity) e acquistati da investitori istituzionali.

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