Tempi difficili per Trump: Wall Street è a fine corsa?

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di Gianluigi Raimondi 5 Aprile 2019 | 10:00

A cura dell’Ufficio Studi di BG Saxo

La seduta della scorsa settimana ha archiviato il miglior primo trimestre per i principali indici USA dal 1998, con l’indice S&P 500 in rialzo di oltre il 13% da inizio anno, spinto dalle notizie legate ai colloqui tra Washington e Pechino e dalla politica della FED che continua a mostrarsi dovish.

Lunedì l’indice delle 500 migliori società USA ha aggiornato ulteriormente i massimi, spingendosi fino a sfiorare quota 2.870, a breve distanza dal top toccato a gennaio 2018 e a circa 90 punti dalle vette raggiunte a settembre.

Wall Street è ora a fine corsa?

Una prima campanella d’allarme per la continuazione del rally sul mercato azionario potrebbe essere data dall’inversione della curva dei Treasury USA, con i rendimenti dei bond a 10 anni scesi sotto quelli a tre mesi durante la scorsa settimana, evento statisticamente associato con l’inizio di una fase di recessione.

Su questo tema, e in particolare su quello che significa dal punto di vista del mercato azionario, si è espresso egregiamente l’head of equity strategy di Saxo Bank, Peter Garnry, evidenziando come nei 18 mesi successivi alla sopra citata inversione i rendimenti medi siano stati pari al – 7%.

A questo importante spunto possiamo aggiungerne altri puramente tecnici, analizzando gli oscillatori RSI e Momentum in divergenza rispetto all’impostazione rialzista dell’indice S&P 500, e la leggera risalita dai minimi della volatilità, rappresentata dal VIX.

Per ultimo, ma non per questo meno importante, è evidente la discesa dell’indice delle small cap, Russell 2000, durante il mese di marzo, mentre invece S&P 500 ha aggiornato nuovamente i massimi da inizio anno.

Con i dovuti distinguo, quest’impostazione l’abbiamo già vista tra settembre e ottobre 2018, poco prima del bear marker che ha portato l’indice S&P 500 da 2.900 a 2.300 punti.
Pertanto, in caso di eventi che dovessero sostenere il sentiment, potremmo assistere a una completa negazione di tutti gli indicatori con un recupero dei valori di gennaio 2018 e un tentativo di attacco ai massimi storici.

Se invece non dovessimo vedere una soluzione ai punti aperti, con un accumulo di dati negativi sul fronte macro, potremmo assistere alla conferma del setup tecnico sopra descritto, con l’interruzione del rally e l’inizio di un nuovo downtrend.

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