La Fed ha perso un’occasione?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 2 Agosto 2019 | 15:00

“La decisione della Fed di ridurre i tassi di 25 punti base, che segnala comunque una disponibilità a tagli ulteriori, è un passo positivo, ma potrebbe anche essere un’occasione mancata. Crediamo infatti che la Fed avrebbe dovuto spingersi oltre e ridurre i tassi di 50 punti base, al fine di indebolire il dollaro, aumentare le aspettative di inflazione e rendere più ripida la curva dei rendimenti dei Treasury”. A dirlo è Nick Wall, co-gestore del fondo Merian Strategic Absolute Return Bond Fund, Merian Global Investors, che di seguito spiega nel dettaglio la propria view.

La sovraperformance economica degli USA, favorita dallo stimolo implementato dal Presidente Trump e dalla politica monetaria in controtendenza rispetto agli altri Paesi ha portato ad un dollaro eccezionalmente forte: ciò ha ostacolato la crescita nel resto del mondo, data la grande quantità di debito in valuta forte. Sommandosi alla disruption delle catene del valore globali causata dai dazi, questo consistente indebitamento in dollari ha frenato il capex e fatto finire in recessione il settore manifatturiero a livello globale. Le interconnessioni globali attraverso le società multinazionali e i mercati finanziari fanno sì che questo fenomeno trasmetta anche agli Stati Uniti, e l’azione della Fed sarebbe l’antidoto naturale. Come ha affermato il Presidente della Fed di New York John Williams, ‘quando si ha solo una quantità limitata di stimolo a disposizione, conviene agire rapidamente abbassando i tassi al primo segnale di vulnerabilità economica’.

Tagliando i tassi a piccoli passi, la Fed rischia che il dollaro si rafforzi ulteriormente, provocando una stretta delle condizioni finanziarie e rendendo irrilevante il tasso di interesse più basso. La timidezza è la strada che porta ai tassi di interesse a zero.

Continuiamo a detenere posizioni lunghe sulla duration nella parte a breve termine della curva dei rendimenti USA, aspettandoci tagli ulteriori. Inoltre, rimaniamo lunghi sui breakeven di inflazione e guardiamo con interesse agli irripidimenti della curva dei tassi statunitensi. Manteniamo l’allocazione sui bond e le valute dei Mercati Emergenti, così come le posizioni corte sul dollaro nella convinzione di ulteriori azioni da parte della Fed.

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