Nuovi dazi, ma per la Cina ora lo scenario è diverso dal passato

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Avatar di Gianluigi Raimondi 5 Agosto 2019 | 13:00

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre, a partire dal 1° settembre 2019, nuovi dazi doganali su 300 miliardi di dollari di prodotti fabbricati in Cina. Tale misura, in pratica, si tradurrebbe in un’imposta su tutti i beni cinesi diretti verso gli Stati Uniti.

In un secondo momento, il presidente Trump ha dichiarato che potrebbe incrementare i dazi fino al 25%, come precedentemente minacciato. “L’aumento potrà essere introdotto in varie fasi, iniziando dal 10% e andando ben oltre il 25%, anche se non è una misura che adotteremo necessariamente”, ha affermato il presidente.

I timori che un provvedimento del genere possa innescare la reazione di Pechino con una nuova serie di dazi hanno spinto al ribasso i rendimenti dei Treasury.

“Nel breve termine – afferma George Efstathopoulos, Co-gestore, FF Global Multi Asset Income Fund di Fidelity International – ritengo che i nuovi dazi doganali potrebbero infliggere un nuovo colpo al sentiment nei confronti del mercato azionario cinese. Tuttavia, rispetto alle tensioni commerciali del 2018, attualmente la Cina sta adottando misure fiscali e monetarie per stimolare l’economia, aspetto che dovrebbe porre un freno alla quantità di multipli che potranno essere corretti“.

“Un’altra differenza significativa rispetto al 2018 è il fatto che gli spread delle obbligazioni corporate onshore si sono stabilizzati, mentre i costi di finanziamento esterni si sono notevolmente ridotti; in questo caso, quindi, il sentiment negativo generato dall’inasprimento della guerra commerciale non coincide con una stretta creditizia“.

“Inoltre – aggiunge Efstathopoulos – il renminbi (RMB) ha resistito all’intensificazione delle tensioni commerciali di maggio, con i deflussi valutari della Cina che non hanno subito forti variazioni, mentre le riserve valutarie sono aumentate. Nel frattempo, l’inclusione negli indici azionari e obbligazionari resterà un fattore di slancio per i flussi d’investimento esteri, sostenendo ulteriormente la valuta”.

“La tempistica dei nuovi dazi doganali potrebbe essere un aspetto degno di nota, poiché sono stati annunciati un giorno dopo il primo taglio dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve USA (Fed) degli ultimi 11 anni. Da un lato, sembra che l’orientamento più accomodante della Fed abbia offerto al presidente Trump un certo margine di manovra per intensificare le azioni contro la Cina, nonostante l’indebolimento dell’economia statunitense”.

“Allo stesso tempo, il taglio dei tassi da parte della Fed offre alla People’s Bank of China (PBOC) offre maggiore flessibilità per incrementare le immissioni di liquidità e il flusso di credito a sostegno dell’economia locale. Gli ultimi dati relativi al finanziamento sociale totale (TSF) hanno già offerto una sorpresa al rialzo, con un potenziale taglio del coefficiente di riserva obbligatoria (RRR) all’orizzonte” conclude Efstathopoulos.

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