Treasury Usa, rendimento nominale negativo in futuro?

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di Gianluigi Raimondi 8 Agosto 2019 | 15:00

Joachim Fels, consulente economico globale di Pimco, spiega come non sia più assurdo pensare che il rendimento nominale dei buoni del Tesoro USA possa diventare negativo dopo che la Federal Reserve americana ha tagliato i tassi d’interesse dello 0,25 per cento.

Cosa si nasconde dietro a questi tassi di interesse negativi:

La maggior parte degli osservatori incolpa le banche centrali, come la BCE e la Banca del Giappone (BoJ), le quali stanno tassando le riserve in eccesso delle banche con tassi di deposito negativi e hanno reso le obbligazioni più scarse, rimuovendole dal mercato attraverso i loro programmi di acquisto. La BoJ ora possiede circa la metà e la BCE circa il 30% delle obbligazioni emesse dai rispettivi governi.

Tuttavia, le banche centrali in questo momento sono più che altro le vittime di fattori fondamentali più profondi dietro tassi di interesse bassi e negativi, osserva Fels.

I due driver laici più importanti sono la demografia e la tecnologia secondo l’esperto di Pimco, il quale precisa come l’aumento dell’aspettativa di vita corrisponda ad un amento  del risparmio desiderato, mentre le nuove tecnologie consentono di risparmiare capitale e stanno diventando più economiche, riducendo così la domanda di investimenti a priori. Un fattore che probabilmente è alla base della sovrabbondanza di risparmi e dei tassi di interesse negativi è la “time preference” negativa. E con il mercato del lavoro che si raffredda, le famiglie tendono ad incrementare il risparmio in maniera precauzionale per il futuro.

Un altro fattore che influenza i tassi di interessi bassi e negativi è rappresentato dall’annuncio a sorpresa del presidente Trump di introdurre una tariffa del 10% sui rimanenti 300 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina a partire dal 1° settembre.

Infine, con il tasso di interesse naturale che cala rapidamente a causa di tutti questi sviluppi, la Fed rischia di rimanere indietro, rendendo più rigida la politica monetaria, piuttosto che allentarla.

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