Gestione di sottoportafogli, che cosa significa e quali sono i vantaggi

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Avatar di Stefano Fossati 5 Settembre 2019 | 14:00

A cura di Amiral Gestion

Nel nostro settore di gestione patrimoniale esistono due modelli di gestione consolidati: 1) il tipico fondo d’autore, in cui la totale discrezionalità su cosa acquistare o vendere ricade su un singolo gestore o 2) la struttura di un comitato di investimento in cui gli investimenti sono generalmente decisi a maggioranza o per consenso.

Il grande dilemma che Amiral Gestion ha identificato dall’inizio del nostro progetto, esattamente nel 2004, quando si inizia a implementare la gestione attraverso sottoportafogli, è che ciascuno dei due modelli sopra indicati presenta chiari svantaggi a lungo termine. Il più evidente nel caso di una gestione basata su un solo gestore è il ruolo che svolge il “pregiudizio” emotivo e comportamentale di una singola persona al momento di prendere delle decisioni di investimento. Siamo convinti che tutti noi, per quanto razionali, abbiamo dei pregiudizi comportamentali che abbiamo sviluppato nel corso del tempo basandoci sulle nostre esperienze e sul nostro bagaglio culturale. Questa caratteristica ineludibile può giocare a nostro sfavore in determinati momenti di mercato.

D’altra parte, la struttura dipendente dalle decisioni prese da un comitato di investimento tende ad essere abbastanza condiscendente e, generalmente, si nota la mancanza di un dibattito profondo e critico sulle decisioni prese in gruppo. E ciò si traduce nella ben nota tendenza ad accettare o ad adattarsi alle convinzioni e decisioni altrui.

Combinare il meglio dei due scenari

E quindi, che sistema può sfruttare i vantaggi di entrambi i modelli e combinarli? Noi scommettiamo sulla gestione di sottoportafogli.
Questo modello combina il meglio dei vari scenari: autonomia gestionale da parte del gestore, basata peraltro su un forte lavoro di squadra. In breve, i nostri fondi azionari e obbligazionari puri sono suddivisi in sottoportafogli, ciascuno dei quali è gestito da un responsabile completamente autonomo nella sua selezione dei titoli. La chiave di questo modello, tuttavia, è che il gestore, prima di investire, deve condividere la sua idea di investimento con il resto del team per ricevere un input, delle critiche costruttive o delle opinioni contrarie che mettano in dubbio la validità della sua proposta. Questo ci porta ad eseguire un lavoro di analisi molto approfondito su ogni idea di investimento proposto e ci consente di analizzare da svariati punti di vista la stessa tesi di investimento.

Con tutti questi input e dopo aver discusso la sua idea, il manager potrà investire o meno in modo indipendente, senza dover dipendere da consensi o veti da parte del team. Se l’idea risultasse valida, il gestore consoliderà il proprio modello di analisi; viceversa, se l’idea risultasse sbagliata, sarà una buona occasione per tutti di imparare e migliorare l’analisi dei fattori per future occasioni. È un processo che si consolida nel tempo e che viene già implementato da più di 14 anni nella nostra azienda.

Con il passare del tempo e il consolidamento del modello, abbiamo capito che questa dinamica ci aiuta a promuovere un approccio critico, autonomo e razionale nei confronti delle società che compongono tutti i nostri portafogli, dando così spazio a dibattiti ricchi di informazioni ed esperienza.

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