La guerra commerciale Usa-Cina vista da Pechino

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di Stefano Fossati 10 Settembre 2019 | 15:00

A cura di Giacomo Calef, Country manager di Notz Stucki

Per una lettura leggera dal rientro delle vacanze, voglio riportarvi gli appunti di un viaggio in un Paese tanto distante rispetto a noi, geograficamente e socialmente, che ad oggi rappresenta la principale superpotenza economica rivale dell’egemonia americana: la Cina. Vorrei sottoporvi una serie di considerazioni che rendano l’idea di come sia la cultura cinese e del motivo per cui l’economia stia fremendo e i consumi, seppur in un clima di rallentamento economico, crescano ancora a ritmo costante.

Già da inizio anno, nel post-crollo dei mercati nel 2018, abbiamo individuato un trend demografico di lungo periodo, riguardante lo sviluppo di una nuova middle class composta prevalentemente da giovani che spendono e spingono i consumi. E sono proprio le giovani leve a rappresentare la vera ricchezza di un Paese che conta quasi un miliardo e mezzo di abitanti. Fin dalle scuole elementari i bambini, solo in base ai loro voti, possono accedere a scuole di medio o di alto livello (ove ne abbiano le capacità), pertanto il percorso viene “segnato” sin da piccoli. Una delle ambizioni principali per gli studenti è quella di poter accedere alle università di ingegneria di altissimo livello, dove si trovano anche studenti provenienti da altri paesi. Inoltre, da testimonianze dirette, si capisce che si pone molta attenzione non solo alla capacità di ottenere risultati di un certo livello in modo efficiente ed efficace, ma anche all’educazione, alla disciplina e al totale rispetto per le istituzioni.

Sui giornali occidentali si parla spesso di come la Cina muova le politiche monetarie e fiscali per sostenere la crescita economica; ma è abbastanza singolare quando un governo cambi, anche diverse volte, la percentuale dell’Iva applicata, guardando sempre l’evolvere dei dati economici. Però anche a Shanghai si respira aria di rallentamento e ci si trova quindi nella situazione in cui sono le banche stesse a chiamare a casa delle persone per proporre piccoli prestiti per sostenere i consumi interni, vero problema attuale della Cina. Girando tra lo Yunnan e lo Hunnan, partendo da Pechino e arrivando a Shanghai, si vede una natura rigogliosa che spesso è interrotta da enormi infrastrutture: ogni qualvolta si decida di costruire una nuova autostrada, si vede al suo fianco la costruzione della rete ferroviaria ad alta velocità. Quindi le infrastrutture vengono costruite “a coppie” e le merci viaggiano principalmente fuori dalle strade. La velocità con la quale vengono completate tali opere è impressionante e in tale modo si sviluppa continuamente anche un turismo interno che raggiunge i livelli massimi nei mesi di luglio e agosto in vista delle chiusure delle scuole. L’impressione è che le culture siano diverse, ma che il modo di vivere cinese si stia avvicinando velocemente al nostro.

Il grafico sottostante è esplicativo: l’economia statunitense dipende significativamente da quella cinese. E viceversa, ovviamente. In particolare, possiamo osservare come dal 2000 a oggi l’ammontare delle esportazioni tra i due Paesi sia aumentato considerevolmente, pertanto si può ben immaginare quale possa essere l’impatto del continuo botta e risposta della guerra commerciale, in cui prima Trump minaccia, poi impone i dazi e poi il governo cinese contrattacca.

Rapporti commerciali tra Usa e Cina : come stanno cambiando i rapporti di forza

Nel corso del mese di agosto i mercati hanno sofferto a causa delle diatribe commerciali: facciamo il punto della situazione, partendo dagli Stati Uniti. Dal primo settembre sono partiti i dazi americani del 15% su 300 miliardi di prodotti cinesi, ma non sono ancora tutti coinvolti. Al momento le tariffe vengono applicate su prodotti per un controvalore di 125 miliardi di dollari, che per la maggior parte sono beni di largo consumo, mentre sulla restante parte sono differite al 15 dicembre. Le ultime tariffe potranno rappresentare una spina nel fianco per le vendite natalizie, soprattutto perché verranno applicate a prodotti tecnologici, quali smartphone, portatili e videogiochi. La risposta da parte della Cina non si è fatta attendere: incrementi addizionali dal 5% al 10% su dazi già esistenti su merci per un controvalore di 75 miliardi di dollari. Su una prima tranche i dazi sono già in vigore dal primo settembre, mentre sulla seconda partiranno il 15 dicembre. Inoltre, Pechino da dicembre reintrodurrà anche il 25% di dazi su auto e componentistica Usa, sospesi nel dicembre scorso in occasione del G-20.

Come ribadito più volte, la guerra tariffaria, in atto ormai da più di un anno, rappresenta la principale minaccia per l’economia mondiale, soprattutto per quella europea, che cresce a livelli poco superiori allo zero ed è fortemente dipendente dalle esportazioni verso l’estero.
L’economia statunitense, invece, mostra dati economici tutto sommato solidi, anche se denotano un rallentamento. Tuttavia, segnaliamo che il deficit sul budget potrebbe salire fino al 4,7% del Pil nel 2020, anche se i mercati non sembrano preoccupati tanto per questo dato, ma più per l’inversione della curva dei tassi di interesse, che storicamente ha sempre preannunciato l’arrivo di una recessione. La Cina, invece, grazie a ingenti investimenti nelle infrastrutture e a un focus dell’economia rivolto sempre di più al mercato domestico, potrebbe resistere.

I consumi sono alti, però attenzione al debito privato. I consumatori che trascinano la crescita sono prevalentemente giovani, che però in molti casi si indebitano anche per acquisti come vestiti, cosmetici, pasti fuori casa. Il rischio è che il sistema normativo non sia in grado di controllare l’erogazione dei prestiti a tassi elevati, che addirittura avvengono anche attraverso piattaforme online. Ma in ogni caso il Paese riesce ancora garantire margini di manovra per politiche monetarie e fiscali espansive per sostenere l’economia. Negli ultimi giorni i mercati hanno chiuso in territorio positivo, guidati dalla notizia secondo cui a inizio ottobre le delegazioni di Usa e Cina si dovrebbero incontrare.

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