Petrolio, la produzione saudita torna a crescere ma con qualità peggiori

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Avatar di Gianluigi Raimondi 27 Settembre 2019 | 09:30

Secondo rumors, la produzione di greggio di Saudi Aramco in Arabia Saudita sarebbe ritornata a 8 milioni di barili al giorno (mbg) dopo averne persi 5,7 mbg a seguito degli attacchi, pari a circa il 6% dei volumi globali. Khurais e Abqaiq, i due impianti colpiti negli attacchi, sarebbero tornati rispettivamente a 0,7 mbg (su 1,5 mbg) e 4,9 mbg. I volumi di produzione di agosto nel Paese erano però pari a 9,7 mbg.

La qualità del petrolio saudita

La capacità produttiva, che include anche la cosiddetta spare capacity ovvero la capacità inutilizzata di Saudi Aramco, sarebbe tornata a 11,3 mbg a circa “soli” 0,7 mbg dal potenziale complessivo, un recupero più veloce delle attese. Sebbene (quasi) tutti i carichi di greggio sarebbero stati confermati da Saudi Aramco, la qualità del petrolio fornito sarebbe significativamente più pesante (e solforoso) rispetto a quello originariamente prodotto. Di qualità inferiore in altri termini.

Sempre secondo rumors, l’Arabia Saudita starebbe inoltre importando grandi quantità di medi distillati (diesel) e benzine per mantenere operativa l’attività di raffinazione che ha subito contraccolpi indiretti dagli attacchi. E le problematiche della qualità di greggio e nella raffinazione potrebbero perdurare in quanto in attesa della sostituzione di impianti critici.

Il ritorno di una buona parte di produzione Saudita ha calmierato le preoccupazioni sul mercato e il Brent spot, tornato sui livelli precedenti agli attacchi anche come risultante del dato settimanale sulle scorte americane che ha mostrato un aumento significativo contro attese di una marginale riduzione. I margini di raffinazione sono risultati forti nei giorni immediatamente successivi agli attacchi e si mantengo solidi sul crack del diesel.

Titoli petroliferi, le indicazioni di Equita

Secondo gli analisti di Equita lo scenario attuale è positivo per i titoli più esposti all’attività di raffinazione, in particolare sul diesel, come Saras e Repsol mentre è più negativo per i titoli esposti direttamente o indirettamente al prezzo del greggio come Eni, Saipem, Tenaris e Galp.

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