Reddito fisso, moderata propensione al rischio

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di Stefano Fossati 27 Settembre 2019 | 10:00

“Dagli scambi sul mercato appare più plausibile una correzione di metà ciclo rispetto a un’imminente recessione. I mercati azionari e del credito se la stanno cavando e i tassi per il momento hanno toccato il fondo. Gli investitori sono stanchi delle controversie commerciali tra Cina e Stati Uniti nonché della Brexit, e si stanno interrogando sull’effettiva debolezza del ciclo globale”. Lo afferma Chris Iggo, CIO Obbligazionario di Axa Investment Managers.

“Con questo – prosegue – non voglio dire che si deve tornare a investire negli strumenti più esposti al rischio, ma che forse le cose non sono così terribili come sembrava indicare la tendenza profondamente negativa dei tassi ad agosto. I dati si sono in parte stabilizzati e l’occupazione nelle principali economie è in buone condizioni. Le banche centrali hanno reagito ai rischi di ribasso e la direzione del mercato nei prossimi mesi dipenderà dai dati, dal manifestarsi (o meno) dei rischi globali e dai progressi verso un equilibrio macroeconomico differente. Sul fronte obbligazionario questo ci porta a incrementare l’esposizione sullo yield, laddove opportuno, e a ricercare rendimento attraverso le strategie carry (anche se il carry non è sugli stessi livelli di una volta)”.

Moderata propensione al rischio

“A seguito del nostro riesame periodico delle prospettive del reddito fisso, abbiamo concluso che i tassi probabilmente saranno più stabili nel breve periodo. Naturalmente questo dipende da ciò che accadrà sul fronte della propensione al rischio a livello globale in risposta ai possibili sviluppi sul fronte commerciale o della Brexit. Noi prevediamo che gli spread di credito resteranno tra stabili e leggermente al ribasso, dunque nei prossimi mesi il rendimento complessivo dei portafogli obbligazionari potrebbe essere trainato meno dall’incremento dei prezzi e più dal carry. Questo non dovrebbe danneggiare eccessivamente il rendimento già registrato dai portafogli obbligazionari nel 2019, ma ci si è impegnati molto, ed è possibile che i gestori monetari nel mercato del reddito fisso adottino un approccio più prudente”, sottolinea l’esperto.

Che continua nella sua analisi: “Come abbiamo già ampiamente discusso di recente, l’elemento decisivo per il mercato obbligazionario sarà un eventuale maggiore intervento fiscale da parte dei governi. Molti governi europei hanno un avanzo di bilancio, e la maggior parte dei Paesi Ocse avrà un deficit più basso nel 2020 rispetto a cinque anni fa. Unitamente a un costo del denaro più contenuto, ciò comporta maggiore spazio di manovra sul fronte fiscale. Fanno eccezione gli Stati Uniti, dove il deficit sta salendo, l’Ocse prevede che il prossimo anno sarà oltre il 6,5% del Pil. La recente volatilità nel segmento a breve del mercato monetario americano dimostra che un aumento dei finanziamenti da parte dei governi può incidere sui mercati dei tassi e ridurre la volatilità”.

Secondo Iggo, “un aumento delle emissioni di titoli di Stato in Europa contribuirebbe a ridurre le abbondanti riserve in eccesso nell’Eurosistema poiché la liquidità verrebbe assorbita dai titoli del Tesoro. L’espansione fiscale farebbe salire i tassi ma nella fase iniziale l’intenzione della Bce è di consentire un aumento dei finanziamenti. Restiamo in attesa dei futuri sviluppi su queste tematiche”.

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