Stati Uniti, uno scenario a due facce dominato dai rischi politici

A
A
A
di Stefano Fossati 27 Settembre 2019 | 13:30

“Lo scenario dell’economia Usa per il resto del 2019 e per il 2020 ha due facce. Da un lato, l’evoluzione dei dati economici resta positiva e coerente con una crescita “endogena” in moderato rallentamento nei prossimi trimestri, poco sopra il potenziale, ma senza segnali recessivi per il 2020. Dall’altro, gli shock geopolitici si stanno radicando, con un aumento dei rischi per la ripresa nel prossimo anno. L’ escalation della guerra dei dazi nel 2019, al di là della volatilità mensile, conferma il trend di aumento delle barriere commerciali e dell’incertezza politica che resteranno il leitmotiv dello scenario almeno fino alle elezioni del 2020. Tuttavia, nonostante il peggioramento dei rischi geopolitici, non modifichiamo in modo significativo le previsioni per il 2019-20, che avrà un supporto maggiore da politica fiscale e politica monetaria rispetto a quanto atteso a giugno. La crescita del Pil dovrebbe essere di 2,3% nel 2019, di 1,8% nel 2020 e di 1,7% nel 2021. L’inflazione core , dopo il rallentamento transitorio di inizio anno, si sta riportando verso il 2%”. E’ l’analisi di Giovanna Mossetti della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo.

Quadro macroeconomico ancora moderatamente positivo

I dati macroeconomici degli ultimi mesi hanno evidenziato uno scenario di crescita moderata, sostenuta dalla domanda finale domestica. Per Mossetti, la forza trainante del ciclo sono i consumi, con il supporto di fondamentali solidi su due fronti. Prima di tutto, l’espansione del mercato del lavoro ha riportato tutte le misure di disoccupazione su livelli coerenti con il pieno impiego e il persistente eccesso di domanda si è trasferito anche sulla dinamica salariale (v. fig. 4). Il recente rallentamento della crescita occupazionale, da variazioni medie mensili di circa 220 mila nel 2018 a variazioni medie intorno a 140 mila negli ultimi 3 mesi, per ora è compatibile con una combinazione di scarsità di offerta e di crescita in rallentamento verso il 2%dal 2,9% del 2018. Con una crescita occupazionale mensile di 108 mila posti e l’attuale livello del tasso di partecipazione (62,8%), il tasso di disoccupazione fra 1 anno sarebbe stabile al 3,7%, come ad agosto. In secondo luogo, i consumi sono sostenuti da bilanci delle famiglie in ordine, da un tasso di risparmio elevato (7,7% ad agosto) e da una ricchezza netta record. I consumi sono previsti in crescita di 2,7% nel 2019 e di 2,5% nel 2020.

Fra le componenti della domanda finale domestica, gli investimenti residenziali, grazie al calo dei tassi dei mutui, stanno svoltando e potrebbero contribuire positivamente alla crescita nel 3° trimestre dopo 6 trimestri consecutivi di contrazione. La crescita prevista per il 2019-20 è di -2,2% e +0,8%, rispettivamente. Anche la spesa pubblica è in espansione e, con l’accordo bipartisan di luglio, dovrebbe continuare a crescere, con variazioni di 2,5% nel 2019 e 1,8% nel 2020. Per quanto riguarda il canale estero, nonostante l’obiettivo di ridurre il deficit commerciale con politiche mirate a spingere la produzione domestica, il saldo negativo totale, così come quello con la Cina, è ancora aumentato, con ampie riduzioni dei flussi su entrambi i lati della bilancia commerciale. Le esportazioni nette dovrebbero contribuire per-0,3 punti percentuali nel 2019 e -0,2 nel 2020.

“L’anello debole dello scenario – osserva l’esperta – sono gli investimenti fissi non residenziali, su cui pesano direttamente i due principali rischi: debolezza della domanda globale e fattori geopolitici. Questo è evidente dai dati e dalle indagini del manifatturiero, in ampio rallentamento, verso stagnazione/modesta contrazione nel corso dell’estate (fig. 5). Al momento, il settore non manifatturiero rimane in espansione e potrebbe, come in molti casi passati, essere sufficiente a contrastare la debolezza del manifatturiero (fig. 5). Questa fase potrebbe quindi essere un semplice aggiustamento di metà ciclo, come aveva indicato la Fed a giugno, da contrastare con un paio di tagli dei tassi per garantire la prosecuzione della ripresa. Se gli shock in atto fossero normali shock economici, lo scenario centrale sarebbe, con elevata probabilità, un ritorno a una crescita moderata nel manifatturiero sulla scia della forza dei consumi e del settore dei servizi. Qui entrano in gioco i rischi geopolitici che stanno spingendo la Fed verso una sequenza di tagli più consistente rispetto a quella giustificata da un semplice aggiustamento di metà ciclo”.

Incertezza politica e guerra dei dazi: trend o shock transitorio?

Secondo Mossetti, i rischi per il ciclo Usa (e per quello mondiale) sono maggiori di quello che emerge dal quadro macro. L’ escalation della guerra dei dazi e il progressivo sgretolamento del regime degli scambi internazionali costruito nei decenni passati agiscono da freno agli investimenti in due modi. Da un lato, aumentano i costi di produzione e si colpisce la global value chain . Questo potrebbe essere uno shock negativo all’offerta “statico”, rafforzato dalla trasmissione simultanea al resto dell’economia mondiale, che si esaurisce in breve tempo.

Le stime dei costi dei dazi implicano freni alla crescita contenuti e sopportabili da un’economia che nel 2018 cresceva circa 1 punto percentuale al di sopra del potenziale. Senza eventuali dazi sul settore auto, le misure Usa e le ritorsioni dagli altri paesi sottrarrebbero circa 0,3 punti percentuali alla crescita secondo la Tax Foundation. Includendo anche il settore auto, i costi totali arriverebbero a 0,7 punti percentuali. Ci sono indicazioni di prosecuzione del trend aggressivo della politica commerciale americana e segnali che i dazi già attuati difficilmente verranno eliminati e/o ridotti (fig. 9), mentre l’impianto esistente di accordi bilaterali e multilaterali potrebbe essere modificato senza preavviso, sradicando il framework operativo degli ultimi decenni e introducendo una crescente incertezza. La Fed misura questo aumento di incertezza sulla politica commerciale con due indici che implicano un freno al Pil di circa 1 punto percentuale (figg. 7 e 8). Come per i dazi, anche per l’incertezza le implicazioni potrebbero essere circoscritte a uno shock negativo all’offerta “una tantum”. Ma l’evoluzione degli ultimi 18 mesi suggerisce un trend ancora in corso, non un plateau.

Per l’esperta di Intesa Sanpaolo, “l’autunno sarà determinante su diversi fronti. Alla vigilia della ripresa dei negoziati con la Cina non ci sono indicazioni di avvicinamento sui temi strutturali (e.g., proprietà intellettuale). Al momento, il nostro scenario centrale è che per un accordo si debba aspettare il 2021, dopo il voto Usa. In questo caso, il 2020 si prospetta volatile, con possibili aumenti di tensioni e minacce di utilizzo dell’ International Emergency Economic Powers Act per alzare la posta nel gioco con la Cina. I dazi sul settore auto saranno una pedina cruciale nel gioco con l’Ue e il Giappone da usare con minacce esplicite, se non con effettiva imposizione di misure restrittive, per influenzare i negoziati sui trattati bilaterali con le due aree. Non abbiamo evidenza, per ora, che il trend del 2018-19 possa stabilizzare le tensioni commerciali sui livelli attuali”.

La Fed è un follower nel gioco di policy: in arrivo altri tagli

“Il sentiero dei tassi dipenderà più dalla direzione della politica commerciale che dagli sviluppi di breve termine dei dati”, prosegue Mossetti. “Nel Fomc ci sono opinioni disperse sui tassi attesi (fig. 11). Ma, se il trend della politica commerciale non si invertirà e l’incertezza politica crescerà ancora, al di là di fluttuazioni transitorie, è probabile che la Fed sia “costretta” dagli eventi a tagliare ancora per sostenere l’espansione, contrastando gli effetti negativi della guerra dei dazi e dell’incertezza con espansione delle condizioni finanziarie. Pertanto, prevediamo un altro taglio dei tassi a dicembre e una mossa successiva nella prima metà del 2020. Nel frattempo, per fronteggiare i problemi di liquidità, alla prossima riunione potrebbe essere annunciato un cambiamento della politica del bilancio della Fed, con un ritorno agli acquisti”.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Piano infrastrutture e crescita, Stati Uniti al bivio tra accortezza e immaturità

Usa, è in arrivo un altro “taper tantrum”?

Il giorno dell’insediamento di Biden: l’agenda e i primi decisivi 100 giorni

NEWSLETTER
Iscriviti
X