Crescita economica Usa: ogni storia ha più di un punto di vista

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di Stefano Fossati 3 Luglio 2019 | 13:00

L’economia statunitense è cresciuta in maniera più dinamica delle sue controparti occidentali e, a un decennio dalla crisi finanziaria globale, è tornata in ottima salute. Tuttavia Saker Nusseibeh, Chief Executive Officer di Hermes Investment Management, nota che il fatto strano è che, nonostante la crescita robusta, non vi è inflazione – o almeno non nel modo in cui è misurata dalla Fed. Perché questo è un elemento importante? Perché questa apparente mancanza di inflazione ha cambiato la narrativa che vediamo negli Stati Uniti. Con la crescita dell’economia, ci aspettavamo la fine della politica accomodante della Fed e l’inizio di una fase restrittiva.

In realtà, non solo sembriamo destinati a rimanere in un contesto monetario accomodante per un periodo protratto, ma di fatto la Fed è in allerta perché, senza inflazione e con la crescita economica che forse sta rallentando, potrebbe dover intraprendere misure politiche ancora più espansive, un territorio inesplorato per la maggiore economia mondiale.

Dal momento che gli Stati Uniti sono in procinto di diventare un esportatore netto di petrolio l’anno prossimo, il crollo del prezzo al barile ha frenato l’inflazione, ma il problema principale è la mancanza di crescita salariale. Gli Stati Uniti, comunque, registrano una crescita della produttività e si trovano quindi su una traiettoria solida. Anche questo ha però implicazioni politiche.

Con un’economia che si rafforza, gli elettori non si faranno molte domande. Quindi, anche se il ruolo di Trump non è stato necessariamente così rilevante ai fini della crescita, per Nusseibeh non sembra troppo azzardato considerare un suo secondo mandato. I tagli fiscali sono stati positivi per le imprese e per la parte più ricca dell’economia (sappiamo, tuttavia, che la ricaduta sulle classi più basse non funziona) e, nel complesso, l’economia sembra funzionare meglio di quanto previsto. I risultati potrebbero essere dovuti a quello che ha fatto o non ha fatto Trump, o potrebbero essere stati conseguiti a dispetto delle sue iniziative. Ma tutto questo non importa. Dal punto di vista politico, ciò che conta è che siamo sull’onda di risultati economici migliori del previsto, un fattore di buon auspicio per Trump in vista delle elezioni del 2020.

Una nuvola oscura all’orizzonte per il Presidente Trump: la Cina

Le opinioni sui negoziati commerciali sono divergenti, ma sembra che vi sia la volontà di entrambe le parti di trovare un accordo. In caso positivo, avremo un sostegno all’economia statunitense e quindi al suo mercato azionario, elemento che il Presidente Trump ha evidenziato come un indicatore chiave. La cosa interessante è che la Fed sembra ora avere riconosciuto l’importanza dei movimenti borsistici, un fattore che non rientra normalmente nel suo mandato. Il suo compito è garantire la stabilità dei prezzi e la piena occupazione, ma riconosce che gli investitori valutano la stabilità finanziaria (un altro modo per dire “mercati azionari”). La Fed ha anche subito una pressione non delicata da parte dell’amministrazione Trump affinché sostenga un trend al rialzo dei mercati.

Quindi, assumendo un qualche tipo di accordo commerciale o almeno un allentamento delle attuali tensioni, dovremmo vedere una conferma di questo contesto di crescita negli Stati Uniti. Sull’altro lato della scacchiera vediamo un certo rallentamento in Cina, ma tendiamo a dimenticare che una crescita al 6% è comunque molto forte. Ed è completamente senza senso l’idea che la trasformazione della Cina da un’economia basata sulle esportazioni a una focalizzata sui consumi possa avvenire da un giorno all’altro. Abbiamo sempre saputo che sarebbe stato un processo lungo. Nel frattempo, la Cina continua a investire massicciamente in progetti infrastrutturali, in diplomazia e in risorse estere.

Ancora si sottovaluta la vasta rete che la Cina sta costruendo attraverso il programma Belt and Road. Alcuni osservatori negativi sono preoccupati per gli effetti a lungo termine di questo sostegno governativo nel caso in cui si verifichi una stretta creditizia, un’eventualità che potrebbe presentarsi. Saker Nusseibeh sospetta, invece, che l’economia cinese andrà avanti e che il rallentamento sarà inferiore a quanto atteso. Ciò è di buon auspicio per il resto del mondo e particolarmente vantaggioso per l’Europa, dove la crescita è anemica.

Europa fra Brexit e crescita stentata

Come in ogni altra parte del mondo, anche in Europa si è registrato un divario sempre più ampio tra il 10% della popolazione che detiene la ricchezza rispetto al resto. Combinate tutto ciò con un’economia che sta crescendo a stento e otterrete un atteggiamento molto critico della popolazione in generale – come si può vedere in Francia e Germania, e con le elezioni in Italia e Spagna.

Questo è il motivo per cui l’Europa non è realmente interessata al tema Brexit, se non per il modo in cui può essere corrosiva per il proprio peso politico. E questa è una differenza fondamentale tra le due parti. Quando la Commissione Europea dice di volere una Brexit ordinata non significa che tema conseguenze economiche, semplicemente vuole evitare un approccio caotico alla negoziazione di contratti o trattati. Ho il sospetto che se il Regno Unito lasciasse unilateralmente la Ue, nulla cambierebbe realmente fino alla discussione di un nuovo accordo commerciale, fronte sul quale l’Ue ha linee rosse su cui non intende cedere.

Per quanto riguarda il Regno Unito, l’economia ha dimostrato una discreta tenuta. Non è né debole né forte. Il governo è paralizzato, non è in grado di conseguire nulla, e, di fatto, non legifera da tre anni. Questa osservazione solleva un’interessante domanda sulla rilevanza di un governo e se l’economia possa procedere senza che sia approvata alcuna norma. Se si trattasse di un’impresa, cominceremmo a considerare la possibilità di licenziamenti.

L’importanza degli Extinction Rebellion

“Alla luce di quanto sopra – puntualizza Nusseibeh – non cambiamo la nostra visione sugli investimenti: la storia di crescita di lungo termine per l’Asia rimane intatta, concentrandosi principalmente su Cina e India, mentre gli Stati Uniti si confermano un mercato attraente in modo selettivo, basato su un’attenta considerazione delle valutazioni.

Il rischio principale, tuttavia, non è la Brexit o la Cina o l’inflazione statunitense, ma ciò che ci dicono soggetti come Extinction Rebellion e gli studenti scesi in strada per protestare contro il cambiamento climatico. Trovo che tutto ciò sia interessante almeno da tre punti di vista. Il primo è relativo al fatto che i politici non erano preparati e hanno temporeggiato o evitato la questione, fino a quando tutto si è calmato. Il secondo punto riguarda il modo in cui quanto accaduto riflette la divisione intergenerazionale che sta iniziando a emergere e che sta influenzando il modo in cui gli investitori allocano il capitale. Infine, l’episodio dimostra che la difficoltà di comunicazione non è una prerogativa esclusiva di Brexit. Sembra vi sia un problema generalizzato nella capacità di comunicare opinioni differenti”.

È chiaro che chi non crede nei metodi di Extinction Rebellion o degli studenti non possa comunicare con loro, seppur concordando sui principi. Anche se le dinamiche politiche ed economiche si modificano ed evolvono, i tre punti sopra sono cruciali per gli investitori. Chi oggi è al potere non lo sarà per sempre e il cambiamento è già in atto. Bisogna ovviamente considerare Trump 2020, le potenziali ricadute della Brexit e il rallentamento della Cina, ma è anche il momento di focalizzarsi su ciò che sta per arrivare e, soprattutto, prestarvi attenzione.

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