La nomina di Lagarde alla Bce è una notizia positiva per gli investitori?

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Avatar di Stefano Fossati 4 Luglio 2019 | 18:30

Christine Lagarde, Direttore Generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) è stata nominata come successore di Mario Draghi alla presidenza della Banca Centrale Europea (Bce).

L’ampio coinvolgimento di Lagarde nella crisi del debito sovrano in Grecia nel corso del suo mandato al FMI – sottolinea Piya Sachdeva, Economist presso Schroders – è una dimostrazione chiara della sua posizione a favore dell’integrazione europea. Sebbene non abbia esperienza diretta nella gestione della politica monetaria, Lagarde ha espresso in passato la sua opinione sul fatto che i tassi di interesse negativi in Europa e Giappone sono stati nettamente positivi per l’economia globale. Sulla base di questo, l’esperta ritiene che Lagarde sarà un governatore “colomba” e ciò dovrebbe rappresentare una notizia abbastanza positiva per gli investitori.

Al di là di questo, le solide capacità comunicative di Lagarde saranno certamente utili nel fornire le forward guidance, che grazie al suo predecessore, sono diventate uno strumento efficiente delle politiche della Bce.

Lagarde – prosegue Sachdeva nel suo commento -ha anche espresso la necessità di utilizzare tutti gli strumenti in termini di politiche nel corso del prossimo rallentamento, probabilmente quindi la sua nomina faciliterà il dibattito sull’utilizzo delle politiche fiscali in Europa per supportare la crescita.

Per quanto riguarda l’attuale posizione della Bce in termini di politica monetaria, la banca centrale ha dichiarato che se le cose non dovessero migliorare, è possibile che sarà necessario introdurre ulteriori stimoli, compresi un cambiamento della forward guidance, tassi di interesse inferiori o un maggiore quantitative easing.

La sfida per la Bce, conclude l’economista, è capire se queste iniziative sulle politiche possano modificare sufficientemente l’outlook, soprattutto in un contesto di bassa inflazione, e se una politica più accomodante possa essere vista a livello internazionale come una mossa “beggar-thy-neighbor” che mira all’indebolimento dell’euro.

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