Allarme recessione in Europa

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di Stefano Fossati 8 Luglio 2019 | 12:00

Il finlandese Olli Rehn, membro del comitato esecutivo della Banca Centrale Europea, ha dichiarato che il rallentamento economico del Vecchio Continente non si può più giudicare temporaneo, imponendo all’istituto di politica monetaria di preparare misure di supporto in caso di un eventuale peggioramento. E’ quanto evidenzia il Global Commodities Report di Wings Partners Sim, sottolineando che le difficoltà dell’Eurozona sono divenute innegabili e i mercati iniziano a dubitare della capacità della Bce di intervenire per garantire il raggiungimento degli obiettivi del mandato inerenti a garantire la stabilità dei prezzi, ovvero un’inflazione vicina ma sotto il 2%.

Rehn era in lizza per il ruolo di successore a Draghi, con la scelta che è invece in seguito ricaduta sulla francese Lagarde; il governatore finlandese si è detto in favore di un set di misure espansive sia monetarie che fiscali (lasciando quindi possibilità ai governi di aumentare il deficit) per rispondere al rallentamento o, addirittura, a una recessione. A giugno la Bce aveva indicato l’intenzione di ridurre i tassi d’interesse di riferimento e aperto alla possibilità di riprendere il quantitative easing, se l’economia non dovesse riprendersi; la prospettiva di nuovi interventi non è necessariamente una buona notizia per le banche, che faticano a generare profitti in un contesto di tassi negativi, oltre al numero limitato di titoli di stato che possono essere acquistati dalla banca centrale (benché su questo punto ci sia un certo grado di “flessibilità”).

Guerra commerciale Usa-Cina, sfuma la tregua?

Nel frattempo – si legge ancora nel report di Wings Partners Sim – la Cina continua a fare resistenza nella guerra commerciale con gli Stati Uniti, indicando di non essere disposta a raggiungere un accordo commerciale senza prima vedere una completa rimozione dei dazi da parte degli americani. Secondo un blog locale ci sarebbe infatti stato un nuovo passo indietro nella trattativa, citando fonti vicine al Ministro del Commercio di Pechino. Nonostante l’ottimismo dimostrato da Trump al termine dell’incontro con Xi a margine del G20 in Giappone, la ripresa del negoziato e la sospensione dei dazi (per colpire tutti i prodotti di origine cinese con una tassazione del 25%) potrebbero avere vita breve, aprendo ad un possibile sell-off sui mercati.

Pechino continua a chiedere di tenere in considerazione delle reali necessità di acquisto della Cina di prodotti statunitensi, non potendosi impegnare su valori di importazioni in eccesso, con un eventuale accordo che dovrà essere basato su principi di uguaglianza e rispetto reciproco. In questo senso le importazioni cinesi sono già aumentate per quanto riguarda i prodotti agricoli, come segno di buona volontà nella trattativa, tuttavia non hanno raggiunto le dimensioni auspicate da Trump.

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