Ancora cautela sui titoli di Stato italiani

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Avatar di Gianluigi Raimondi 10 Luglio 2019 | 14:45

Il cambio di retorica delle Banche centrali ha deter­minato un calo significativo dei rendimenti su tutte le scadenze. Nei giorni scorsi, più di 13 trilioni di obbli­gazioni nel mondo presentavano rendimenti negativi e molti titoli sul tratto medio della curva degli emittenti governativi del core-Europe (Germania, Olanda, Fran­cia, Finlandia, Austria) quotano a rendimenti addirittura al di sotto del tasso di deposito della Banca Centrale Eu­ropea, pari a -0,40%.

Questi strumenti, a detta degli analisti di Anima, oltre ad offrire rendimenti inferiori a quello della liquidità parcheggiata presso la BCE, espongono anche i portafogli all’eventua­le volatilità derivante dalle oscillazioni dei tassi di inte­resse. Anche i titoli di Stato italiani hanno beneficiato di questo contesto, in quanto il crollo dei tassi alimen­ta la ricerca di rendimento e offre supporto: lo spread Btp/Bund è ritornato intorno ai 200 punti base (come mostra il grafico sottostante). “Tuttavia – avvertono da Anima – da una parte, i dati eco­nomici italiani continuano a dare conferma del rallenta­mento del settore manifatturiero, e dall’altra, eventuali tensioni politiche potrebbero pesare in questo secondo semestre dell’anno, soprattutto in fase di approvazione della futura legge di bilancio per il 2020, riportando in­certezza e volatilità. Pertanto, l’approccio sui titoli di Stato italiani resta prudente“.

Il giudizio sulle obbligazioni governative core è negati­vo, in quanto le valutazioni non sono appetibili. Sentenziano da Anima, che di seguito dettaglia la propria view.

Anche sulle obbligazioni societarie la view resta pru­dente: la cosiddetta “caccia al rendimento”, infatti, ha distorto il rapporto rischio/rendimento anche su alcuni titoli corporate per cui la selettività è diventata ancora più determinante. Nell’ambito dei crediti preferiamo ti­toli con scadenza ravvicinata, anche a costo di scendere lungo la scala dei rating, per sfruttare la buona visibilità offerta da politiche monetarie che dovrebbero restare espansive almeno fino a metà 2020. La view sulle obbli­gazioni emergenti si conferma neutrale.

Alla luce delle considerazioni fatte, da qualche mese la liquidità trova ampio spazio nei portafogli dei fon­di obbligazionari e in particolare dei fondi bilanciati, come strumento privilegiato per affrontare le fasi in cui si vuole proteggere i portafogli dalla volatilità dei mer­cati, dal momento che i tradizionali porti sicuri presen­tano un “costo di ormeggio” molto elevato e non ripara­no da tutti i rischi.

Politiche monetarie accomodanti a livello globale mantengono compressa la volatilità sul mercato dei cambi e aumentano l’appetibilità delle strategie di car­ry. Ci sono opportunità su quelle valute, in particolare nei paesi emergenti, che associano solidi fondamentali a livelli elevati di tassi reali. Invariati i giudizi sulle princi­pali valute: neutrale su Yen e Sterlina, negativo sul Dol­laro (pur senza aspettativa di grande direzionalità).

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