Mercati emergenti, la view di Franklin Templeton

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Avatar di Gianluigi Raimondi 11 Luglio 2019 | 12:30

Molti investitori hanno una visione superata dei mercati emergenti, specialmente nell’ambito tecnologico. Anziché limitarsi a ricalcare i progressi dei mercati sviluppati, oggi le aziende emergenti sono in prima linea per crescita dei budget destinati alla ricerca e allo sviluppo e sorprendono con le loro innovazioni. Chetan Sehgal e Andrew Ness (Senior Managing Director e Portfolio Manager di Franklin Templeton Emerging Markets Equity) illustrano le loro riflessioni su questo trend crescente.

I nostri viaggi nel mondo per incontrare capi d’azienda e investitori hanno rafforzato la nostra convinzione sull’evoluzione delle azioni emergenti, che oggi rappresentano una classe di attivi molto diversa da com’era circa 25 anni fa agli esordi delle nostre carriere.

A utilissima riprova di tale evoluzione si prenda il ruolo centrale assunto oggi dall’innovazione e dalla tecnologia nei mercati emergenti. Come mostra la nostra ricerca, tuttavia, la potenzialità di queste aree continua a sfuggire a molti investitori.

Dai mercati emergenti rileviamo un enorme afflusso di innovazioni e conoscenze proprietarie

Molti investitori si aspettano che i mercati emergenti seguano il percorso di sviluppo che ha caratterizzato i mercati più sviluppati, ma in realtà stanno prendendo il comando dell’innovazione scavalcando le economie più avanzate in aree come e-commerce, pagamenti digitali, servizi bancari via mobile e veicoli elettrici. Le società innovative stanno trasformando quelle che erano debolezze strutturali in punti di forza.

Non ostacolati da investimenti irrecuperabili in sistemi tradizionali o infrastrutture, godono di ampi margini per sviluppare soluzioni creative e lungimiranti.

L’esempio di più alto profilo riguarda la Cina, dove le società si sono evolute da un approccio di replica e simulazione a uno di leadership grazie ad attività proprietarie di ricerca e sviluppo (R&D) per differenziarsi dai prodotti occidentali.

A fronte della mancanza di negozi al dettaglio e centri commerciali, una nuova generazione di consumatori cinesi benestanti e avveduti ha cominciato a servirsi dello smartphone per fare acquisti online. Oggi, l’e-commerce cinese raccoglie una percentuale delle vendite al dettaglio molto più elevata che negli Stati Uniti.

Una traiettoria analoga si può vedere nei pagamenti digitali, dove la lenta affermazione dei sistemi delle carte di credito ha spinto i consumatori a migrare sulle piattaforme di pagamento online come Alipay di Alibaba e WeChat Pay di Tencent.

A dicembre 2018, per esempio, Alipay deteneva una quota di mercato totale dei pagamenti a terzi pari al 50% (volume totale dei pagamenti), a fronte del 35% di WeChat Pay che dovrebbe arrivare al 40% entro fine 2019. I pagamenti digitali sono ormai all’ordine del giorno in tutta la Cina e il valore di questo mercato è di molte volte superiore a quello degli Stati Uniti.

Made in China: permangono stereotipi superati sulle esportazioni dai mercati emergenti

Nonostante gli sviluppi dei prodotti emergenti sotto molti profili, uno studio recente condotto per conto di Emerging Market Equity Group di Franklin Templeton ha indicato che il valore e la qualità delle esportazioni di alcuni mercati emergenti lasciano ancora scettici gli investitori britannici, fra i quali permangono spesso stereotipi superati sui prodotti e sui servizi “Made in China”.

Oltre la metà degli investitori interpellati ha ritenuto “economiche” le esportazioni cinesi (53%); arrivando in alcuni casi a definirle “scarsamente regolamentate” (38%) e “di bassa qualità” (29%). Al confronto, maggiore è il numero di intervistati che hanno descritto le esportazioni britanniche come “ben regolamentate” (62%) e “affidabili” (57%), mentre i prodotti giapponesi sono stati considerati sia “di alta qualità” (58%) che “innovativi” (52%).

Molti dei mercati emergenti che un tempo ottenevano i primi successi, per esempio, come produttori di elettrodomestici o componenti elettronici a basso costo, puntano ora a salire ulteriormente lungo la catena del valore.

In effetti, sull’esempio della Cina e della Corea del Sud, la percentuale di esportazioni globali ad alto valore aggiunto provenienti dai mercati emergenti è notevolmente aumentata dall’inizio del XXI secolo, rendendo il giudizio degli intervistati del sondaggio discordante rispetto alla realtà.

Naturalmente i progressi dei mercati emergenti non sono uniformi e non bisogna sottovalutare le sfide che alcuni paesi devono ancora affrontare nel loro percorso di sviluppo. Ed è questa l’area in cui crediamo che la ricerca in loco e un approccio attivo agli investimenti diventano essenziali.

Pensiamo che alcune delle innovazioni più dirompenti siano arrivate dalle economie emergenti e ci aspettiamo che continueranno a segnare progressi in un numero crescente di aree. Alcune società hanno dimostrato un’agilità eccezionale nel risolvere i problemi dei clienti e quelle che riescono a continuare a farlo sono destinate a godere di una crescita sostenibile degli utili.

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