Banche centrali, è Powell il vero banchiere globale

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di Stefano Fossati 15 Luglio 2019 | 13:00

Jerome Powell, in una audizione al Congresso, ha detto che all’interno dell’istituto si è rafforzata la posizione per una politica monetaria più accomodante. Si tratta di un chiaro segnale di “easing” che potrebbe preludere ad un taglio dei tassi di interesse già nella riunione di fine luglio. Dai verbali della riunione del 18 giugno del Fomc emergono crescenti incertezze e rischi al ribasso relativi all’outlook degli Stati Uniti e soprattutto globale, con possibili ripercussioni negative a livello domestico.

E’ quanto si legge nel Weekly Mercati pubblicato stamattina da Banca del Piemonte, che sottolinea come Powell si stia comportando nei fatti come il “banchiere del mondo”: dal momento che restano pochi e limitati strumenti a disposizione delle altre banche centrali globali, i riflettori sono tutti accesi sulla Fed affinché allenti la politica monetaria e sostenga la crescita globale e le condizioni finanziarie. Sotto questo punto di vista Powell non sta facendo altro che cercare di riparare i danni provocati dalle politiche commerciali di Trump all’economia mondiale.

L’utilizzo dell’arma dei dazi – imposti o minacciati – ha infatti spinto le imprese multinazionali a rinviare i piani di investimento in conto capitale, smorzando la crescita globale. L’effetto Powell (unitamente alle motivazioni esposte più avanti) ha inoltre spinto al rialzo il petrolio con il Wti a 60,43dollari al barile (oltre 5% il rialzo settimanale).

Mercati emergenti in evidenza

Le parole di Powell sull’intenzione della Fed di abbassare i tassi hanno prodotto un buon rimbalzo delle valute emergenti. Anche l’azionario fatto buoni progressi, unitamente all’obbligazionario governativo. Powell con le sue affermazioni ha di fatto fornito ai suoi colleghi dei mercati emergenti una fortissima ragione per tagliare i tassi.

A guidare i rialzi delle valute emergenti (contro dollaro) sono stati in particolare il real brasiliano, il rand sudafricano e il rublo. In significativo arretramento questa settimana si segnala solo la lira turca. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan inaspettatamente ha rimosso il governatore della banca centrale, Murat Cetinkaya, dopo che questo si era rifiutato di dimettersi. Il governatore ha pagato la resistenza al taglio dei tassi tanto auspicato da Erdogan, che aveva definito “inaccettabile” il tasso turco al 24% appena il mese scorso. Ricordando a tutti chi è il vero responsabile della politica monetaria, Erdogan ha confermato i molti dubbi dei mercati sull’indipendenza della banca centrale e minato la credibilità dello stesso istituto, aumentando le preoccupazioni di un’inversione della politica monetaria già alla prossima riunione del 25 luglio. Sotto pressione anche gli spread turchi.

I bond governativi emergenti (in particolare asiatici) hanno avuto buoni progressi, mentre i più penalizzati in settimana sono risultati i governativi dell’est europe.

Settimana di rialzi per il petrolio

Il petrolio si appresta a chiudere una settimana all’insegna di forti rialzi, dal momento che fattori quali le tensioni latenti in Medioriente, le scorte americane in marcata contrazione e una tempesta nel Golfo del Messico stanno minacciando le prospettive dal lato dell’offerta. Il greggio è in rialzo di più del 5% nel corso della settimana: una tempesta tropicale ha già ridotto di quasi la metà la produzione nel Golfo. Il tentativo iraniano poi di bloccare il passaggio di una petroliera britannica nel Golfo Persico ha aumentato le tensioni nella regione, mentre le scorte Usa di greggio sono crollate (-9 mln di barili) al livello più basso degli ultimi tre mesi.

Se possono verificarsi dei problemi di offerta nel breve termine, tuttavia l’outlook di medio periodo appare un po’ differente. L’Opec infatti giovedì ha messo in guardia su un possibile eccesso di offerta nel 2020 come conseguenza della crescita nella produzione dello shale oil Usa. E anche le prospettive sulla domanda di petrolio paiono traballanti.

“A nostro avviso – concludono gli analisti di Banca del Piemonte – le preoccupazioni circa un rallentamento della domanda globale di greggio continueranno a pesare sui prezzi, nonostante i rischi di breve dal lato dell’offerta, e potrebbero incidere maggiormente una volta che questi ultimi si siano dissipati”.

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