Fca soffre in Europa e per Goldman Sachs è da vendere

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Avatar di Gianluigi Raimondi 17 Luglio 2019 | 10:00

Fiat Chrysler Automobiles (Fca) è in difficoltà a Piazza Affari, dove sembra che i nodi vengano al pettine per il costruttore italo-americano dopo la fiammata delle passate settimane legata all’ipotesi di una fusione con Renault. Fusione poi naufragata per le riserve della politica francese (lo stato è socio al 15% di Renault) e per la fredda accoglienza della proposta da parte di Nissan (partner strategico di Renault che dispone di una maggiore leva tecnologica rispetto a francesi e italiani).

Goldman Sachs su Fca

Già ieri una nota di Goldman Sachs dedicata al mercato dell’auto europeo, che per gli esperti americani resta contrassegnato da una serie di sfide a breve tra cui le tensioni commerciali, la Brexit e il problema delle emissioni di CO2, aveva fatto scattare prese di profitto sul titolo Fiat Chrysler Automobiles, che stamane ha aperto oscillando attorno alla chiusura di ieri dopo i deludenti dati delle immatricolazioni europee a giugno.

Le vendite di Fca

Un mese che si è rivelato debole con un calo del 7,9% a 1.491.285 nuovi veicoli nell’area Ue+Efta. Il gruppo italiano è riuscito a fare ancora peggio, incassando una diminuzione delle vendite del 13,5% a 90.249 veicoli, che ha portato la quota di mercato dal 6,4% al 6,1%. Da inizio anno il calo del mercato dell’auto europeo è del 3,1% con 8.426.190 nuove immatricolazioni, quello di Fiat Chrysler Automobiles del 9,5% a 540.540 veicoli, con una quota di mercato passata dal 6,9% al 6,4%.

Tra i modelli, poi, quelli ad andare bene sono soprattutto quelli di minore dimensione, che generano però anche margini inferiori, come 500, Panda, Ypsilon e Renegade. Ancora troppo modesto il risultato di Alfa Romeo, che pure con poco meno di 5.300 vetture immatricolate vede la quota di mercato risalire dallo 0,3% allo 0,4%, con un totale di oltre 29.300 vetture immatricolate da inizio anno (e una quota dello 0,3%).

Come mai questa debacle?

Un indizio viene dalla nota di Goldman Sachs, secondo cui pesa l’età media della gamma di Fca, più elevata di quella dei suoi concorrenti, e il maggior deficit in termini di conformità alle emissioni di CO2. Guai antichi, soprattutto per quanto riguarda il rinnovo più lento della gamma, che rischiano di non trovare più sufficiente compensazione nel Nord America, dove ormai Goldman Sachs vede pochi spazi per un’ulteriore crescita degli utili.

I giudizi di Goldman sulle altre case automobilistiche

Lo scenario negativo, concludono gli esperti americani, potrà impattare le quotazioni dei titoli del settore per il prossimo paio d’anni e per questo il suggerimento è di vendere Fiat Chrysler Automobiles (ma anche Daimler), restare neutrali su Renault e Bmw e comprare semmai Psa-Peugeot. Che dunque forse poteva costituire un obiettivo migliore con cui provare a intavolare trattative per un’integrazione, anche se ciò probabilmente avrebbe causato non pochi problemi in tema di governance e di “peso” degli azionisti italiani nel nuovo gruppo a trazione francese.

I giudizi su Fca degli altri broker

Con un utile atteso mediamente a 2,75 euro per azione, agli attuali livelli il titolo tratta attorno alle 4,5 volte gli utili per azione e sembra comunque riscuotere un buon apprezzamento da parte dei broker. A parte il “sell” di Goldman Sachs, infatti, sul titolo si registrano 12 giudizi neutrali (“hold”) e 11 giudizi positivi (4 “buy” e 7 “outperform”). Segno forse che l’eredità lasciata da Sergio Marchionne viene ancora giudicata vitale per il gruppo.

Fca dal punto di vista dell’analisi tecnica

Più negativa la visione degli analisti tecnici, che indicano un trend nettamente negativo a breve (anche se neutro a brevissimo, dopo il calo della vigilia) e incerto a medio/lungo termine. In caso di ripresa delle vendite si può provare a pizzicare il titolo in prossimità dei supporti di 11,9-11,6 euro per sfruttare l’eventuale rimbalzo in ottica di trading, se invece prevarranno gli acquisti gli obiettivi più immediati sono attorno ai 12,50/12,555 e poi a 12,70/12,80 euro per azione.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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