Obbligazioni, investitori alla ricerca di rendimento

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Avatar di Stefano Fossati 19 Luglio 2019 | 14:30

Taglia o non taglia? In questi giorni è la domanda più frequente a proposito della Federal Reserve. Il mercato del lavoro Usa è ancora solido, le famiglie pronte a spendere e i dati di inflazione migliori del previsto; nello stesso tempo, i toni accomodanti adottati dal Presidente dell’istituto Jerome Powell di fronte alla commissione finanziaria della Camera dei Rappresentanti hanno alimentato le speculazioni sul taglio dei tassi, con il conseguente rialzo dei corsi azionari. Nell’ultima settimana gli operatori di mercato erano in disaccordo solo sull’entità del taglio e l’indice S&P 500 ha raggiunto un nuovo massimo storico.

Come riporta Stefan Scheurer di Allianz GI, molti si chiedono se le autorità monetarie e fiscali riusciranno nella difficile impresa di garantire un “soft landing” del ciclo Usa, ormai in atto da più di 120 mesi. In tal modo potrebbero preparare il terreno per una nuova ripresa. Il mese scorso si sono profilati i primi timidi segnali di stabilizzazione e i dati economici recenti, in particolare quelli sul settore manifatturiero, hanno dipinto il quadro di un’economia sottotono. Gli indici ISM relativi a servizi e attività manifatturiera, in particolare la componente dell’export, evidenziano una nuova flessione, né sembrano convincenti gli investimenti. Segno che il graduale rallentamento globale comincia a pesare anche sull’industria manifatturiera americana.

Se per ora l’attenzione degli investitori internazionali è rivolta ai dati economici, secondo l’esperto nelle prossime settimane i riflettori si accenderanno sulla pubblicazione dei risultati aziendali del secondo trimestre 2019. Infatti, lo scontro commerciale fra Usa e Cina potrebbe iniziare a ripercuotersi maggiormente sulla crescita dei ricavi e degli utili. Gli analisti stimano una dinamica degli utili nel trimestre pari al -3,0% per l’S&P 500 e al +0,8% per lo Stoxx600. Per gli Usa, si tratterebbe del primo calo dal 2016 e i gestori potrebbero pensare a una recessione dei profitti, almeno secondo l’ultima indagine di Bank of America Merrill Lynch (BofAML).

La settimana prossima

Dagli Usa – prosegue Scheurer  – sono in arrivo diversi dati interessanti. Gli indicatori anticipatori come il Chicago Activity Index (previsto per lunedì), il Richmond Fed Index (martedì) e, soprattutto, il PMI manifatturiero di Markit (mercoledì) saranno oggetto di grande interesse in quanto in passato hanno mostrato una significativa correlazione (c. 0,8%) con gli utili delle aziende statunitensi nei 12 mesi successivi. Giovedì saranno resi noti gli ordinativi di beni di consumo durevoli. La serie dovrebbe evidenziare una lieve progressione, ma con una probabile tendenza al rallentamento dell’attività manifatturiera. Per venerdì è attesa la prima stima sul Pil Usa del secondo trimestre 2019. Il consensus prevede un tasso di crescita annualizzata del 2,0% (primo trimestre: 3,1%). Il dato potrebbe influire sulla decisione della Fed prevista per la settimana successiva.

Nell’area euro, occhi puntati sui PMI manifatturieri (mercoledì) e, soprattutto, sulla decisione sui tassi della Banca Centrale Europea (giovedì). Nel verbale della riunione di giugno l’istituto ha sottolineato la disponibilità ad allentare ulteriormente la politica monetaria. La Bce potrebbe fare un primo passo già alla riunione del 25 luglio (ad esempio modificando la forward guidance), ma settembre sembra la data più probabile per la possibile riduzione del tasso di deposito e la revisione delle ottimistiche stime di crescita per il 2020.

In Germania giovedì sarà protagonista l’Ifo, barometro della fiducia delle imprese, mentre in Asia, dopo i dati sulla crescita cinese pubblicati nell’ultima settimana, l’attenzione si sposterà sui PMI giapponesi (mercoledì) e sui prezzi al consumo nell’area di Tokyo (venerdì). Nell’insieme, i dati sul Giappone dovrebbero segnalare una decelerazione della crescita e minori pressioni salariali, che potrebbero alimentare le speculazioni circa un ulteriore rinvio della maggiorazione dell’Iva prevista in ottobre.

In attesa del taglio dei tassi

Recentemente diverse banche centrali hanno prefigurato un allentamento della politica monetaria. Nell’ultima settimana anche gli istituti di Corea, Indonesia e Sudafrica hanno sposato tale orientamento. Secondo l’esperto, se la Fed e, nel più lungo termine, la Bce, taglieranno i tassi, potrebbero provocare un effetto moltiplicatore, spingendo le altre banche centrali a fare lo stesso. La liquidità a basso costo potrebbe sostenere gli asset più rischiosi, contenere la volatilità e prolungare il ciclo. Mentre i fondi del mercato monetario hanno registrato una raccolta netta di 42 miliardi di dollari nella prima settimana, sembra che gli investitori siano alla ricerca del proprio posizionamento. Nell’ultima settimana la percentuale di “orsi”, misurata dall’American Association of Individual Investors, è scesa dal 43% al 27%, mentre i “tori” sono saliti dal 22% al 34%. Tale evoluzione potrebbe essere in parte dovuta alla ricerca di rendimento, visto che al momento 13.000 miliardi di dollari di obbligazioni governative e societarie presentano rendimenti negativi.

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