Campari fa shopping tra i rhum della Martinica

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di Gianluigi Raimondi 23 Luglio 2019 | 10:00

Italia terra di conquista di fondi di private equity e grandi aziende internazionali? Non sempre e non solo, basterebbe ricordare le acquisizioni fatte negli ultimi 18 mesi negli Stati Uniti da Ferrero, Luxottica o Generali. La pattuglia di “poli aggreganti” tricolori comprende da tempo anche i gruppo Campari, che in questi giorni ha avviato trattative in esclusiva per l’ennesimo shopping, questa volta in Francia nel settore dei rhum premium.

Se tutto andrà per il verso giusto l’azienda che fa capo alla famiglia Garavoglia dovrebbe mettere le mani su Rhumantilles Sas, società francese che controlla il 96,5% di Bellonie & Bourdillon, cui fanno capo i marchi Trois Rivière e Maison La Mauny con una forte presenza in Francia e potenziale di sviluppo sui mercati internazionali, oltre a Duquesne, destinato al mercato locale della Martinica. Rhumantilles ha generato un fatturato di 24 milioni di euro nel 2018 (pari a circa l’1,5% del fatturato del gruppo italiano).

I giudizi degli analisti su Campari

Oltre ai brand, l’acquisizione riguarderà terreni, distilleria e magazzino invecchiamento del produttore della Martinica e secondo gli analisti di Equita Sim potrebbe comportare un esborso di 150-200 milioni di euro. L’operazione, interessante in termini qualitativi e di immagine consentendo a Campari di rafforzare il proprio posizionamento in Francia nel segmento dei rhum, avrà comunque un impatto modesto sui conti del gruppo, il cui management sembra ancora focalizzato nella ricerca di acquisizioni “di dimensioni ben più rilevanti” principalmente sul mercato statunitense, spiegano gli analisti.

Equita Sim ha comunque approfittato dell’occasione per rifare i conti e portato il target price a 8,1 euro per azione, principalmente per tenere conto del calo dei tassi. Anche così, trattando il titolo già a circa 28,8 volte il prezzo per azione stimato dagli uomini di Equita Sim (e ben 35 volte gli utili per azione attesi dal consensus e pari a 24 centesimi per azione), per di più con un rendimento in termini di dividendo atteso (5 centesimi) pari a meno dello 0,6%, il titolo appare relativamente caro anche rispetto ai diretti concorrenti, nei confronti dei quali tratta a premio di circa il 30%.

Come dire che per quanto interessante, il gruppo della famiglia Garavoglia dovrà riuscire a sorprendere ulteriormente il mercato, per meritarsi nuovi significativi rialzi, dopo che negli ultimi 12 mesi i prezzi sono già saliti del 12% arrivando agli attuali 8,56 euro (un livello leggermente superiore anche al prezzo obiettivo di consensus, pari a 8,46 euro). In compenso la società sta procedendo col buy-back avendo acquisto tra il 15 e il 19 luglio oltre 350 mila azioni proprie per un controvalore di oltre 3 milioni di euro al prezzo unitario di 8,6107 euro l’una, il che dovrebbe continuare a offrire un supporto in caso di storno dei prezzi.

Il quadro tecnico di Campari

Gli analisti tecnici segnalano come il trend di medio periodo sia attualmente impostato al ribasso, mentre quello di breve possa considerarsi neutro. Una ulteriore conferma alla negatività di medio periodo viene data da una quotazione inferiore alla media mobile lenta, anche se a brevissimo è possibile un rimbalzo verso un primo obiettivo in area 8,75-8,85. In caso di ulteriore storno il titolo potrebbe invece puntare sugli 8,46-8,37 euro. Campari si presta dunque ad una strategia moderatamente ribassista, che una volta esaurito il movimento di breve-medio periodo potrebbe lasciare nuovamente spazio ad una fase di accumulo, anche in previsione di qualche nuova acquisizione di più rilevanti dimensioni.

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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