Eccessivo ottimismo basato sui dati?

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di Gianluigi Raimondi 23 Luglio 2019 | 15:00

Alcuni dati recenti hanno superato le aspettative. Tuttavia, le problematiche di fondo persistono e i responsabili saranno pronti ad entrare in azione allentando la politica monetaria. Potrebbero così  ricomparire i vecchi fantasmi, incluso, principalmente, il tetto sul debito pubblico statunitense“. Ad affermarlo è Christian Nolting, cio globale di Dws, che di seguito spiega nel dettaglio la propria view.

Negli ultimi giorni la pubblicazione di una serie di dati positivi ha contribuito a dare una boccata d’ossigeno al mercato. Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti si sono rivelate migliori del previsto a maggio e giugno, il che potrebbero avere implicazioni per le prime stime del PIL statunitense del 2°trimestre, previste per la prossima settimana, e contribuire a compensare l’impatto di una possibile crescita ridotta delle esportazioni e delle scorte rispetto al 1°trimestre. La notizia che i consumatori americani stanno approfittando dell’opportunità riveste una certa importanza, mentre le speranze di una ripresa del ritmo di crescita dell’Eurozona restano molto più tenui.

La Federal Reserve resta intenzionata a ridurre il tasso d’interesse nella riunione del 30 e 31 luglio. La BCE potrebbe per ora continuare ad abbaiare senza mordere, tuttavia continuiamo a prevedere una modifica della politica monetaria dell’eurozona a settembre con l’introduzione di una piccola misura sui tassi d’interesse sui depositi, accompagnata dall’introduzione di un sistema differenziato della remunerazione della liquidità bancaria (il cosiddetto tiering). Si tratta di una sorta di assicurazione contro le persistenti insicurezze del contesto internazionale. Non si sono ancora registrati reali progressi sui colloqui commerciali tra Stati Uniti e Cina, e le preoccupazioni strutturali della zona euro (Brexit, deficit italiano) rimangono irrisolte. Inoltre, la questione del tetto sul debito pubblico statunitense si sta profilando all’orizzonte molto più rapidamente del previsto (con un possibile esaurimento dei fondi a inizio settembre) e al Congresso rimane poco tempo per risolverla prima della chiusura estiva del 26 luglio. Ulteriori tagli alla spesa pubblica potrebbero avere pesanti ripercussioni sui mercati.

Rischi sul tetto del debito pubblico imminenti

La scorsa settimana, il Segretario al Tesoro statunitense Steve Mnuchinha avvisato il Congresso che il governo federale potrebbe esaurire i fondi disponibili al governo già all’inizio di settembre, e non ad ottobre come inizialmente stimato. Sarebbe un errore presumere che un accordo tra il presidente Trump e la Camera dei Rappresentanti democratica per consentire al governo statunitense di poter fare fronte ai suoi obblighi attuali costituirebbe una semplice via di uscita; i due partiti rimangono in disaccordo su questioni chiave e il tempo sta finendo. Il congresso sospenderà le attività dal 26 luglio al 9 settembre per la pausa estiva. Questo lascia una finestra temporale estremamente limitata per risolvere questa questione fondamentale, considerato che l’anno fiscale del governo statunitense termina a fine settembre e che, come anticipato, la liquidità potrebbe finire con un mese di anticipo. Senza un accordo che permetta di alzare il tetto del debito, l’amministrazione corre il rischio di ulteriori tagli alla spesa pubblica, che destabilizzerebbero certamente i mercati finanziari con una probabile riduzione della domanda aggregata nell’economia. Non bisogna inoltre dimenticare che questa pressione psicologica da parte delle autorità fiscali non passerà inosservata dai mercati e dalle agenzie di rating. Anche se si perverrà, alla fine, ad aumentare il tetto del debito pubblico, la percezione di eventuali reticenze a far fronte al debito statunitense potrebbe essere sufficiente a scatenare conseguenze negative. Si ricorda che è stata proprio una tale mancanza di volontà alla base della riduzione del merito di credito degli Stati Uniti nel 2011 da parte di S&P. Si consiglia a investitori e operatori di mercato di continuare a monitorare questi negoziati la prossima settimana.

I consumatori statunitensi continuano a spendere

Nel mese di giugno le vendite al dettaglio sono aumentate dello 0,4% su base mensile, o del 2,4% su base annua, superando le stime (+ 0,2%) e crescendo per il quarto mese consecutivo. Le vendite di autoveicoli sono aumentate dello 0,7% su base mensile, così come le vendite di mobili, di beni sanitari e per la cura della persona e le vendite non in negozi tradizionali. Al contempo, una riduzione dei prezzi della benzina ha determinato un ribasso delle vendite nominali delle stazioni di servizio. Un’analisi del valore del gruppo di controllo (esclusi settori automobilistico, benzina ed edile) indica che le vendite al dettaglio sono aumentate a un ritmo più sostenuto, pari allo 0,7%, superando anche le stime. Altra buona notizia: i dati dei due mesi precedenti sono stati rivisti al rialzo. Questo ha reso l’incremento trimestrale su base annuale il più consistente degli ultimi cinque anni. Analizzando in maniera più approfondita l’impatto che questo potrebbe avere sulla pubblicazione la prossima settimana dei primi dati del PIL del secondo trimestre 2019, dovremmo prevedere un cambiamento nella composizione dei fattori alla base della crescita dal primo al secondo trimestre. Ad esempio, il valore superiore alle previsioni del primo trimestre ha ampiamente beneficiato di un’accumulazione delle riserve e di un aumento a breve termine delle esportazioni. Guardando oltre, si deve prevedere un’inversione di tendenza per questi fattori recenti con una conseguente presa di coscienza dei consumatori americani.

Anche le questioni di ordine commerciale influenzeranno le imprese, come probabilmente risulterà nella corrente pubblicazione degli utili del 2°trimestre del 2019. La brusca frenata della crescita economica a Singapore nel secondo trimestre ci rammenta che vi sono implicazioni commerciali anche nelle economie reali.

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