Anche a Wall Street è arrivato il momento della verità

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di Gianluigi Raimondi 24 Luglio 2019 | 13:00

A cura di Aqa capital

Anche a Wall Street è arrivato il momento della verità. Almeno per quanto riguarda alcuni big a stelle e strisce. A partire da Netflix, che non ha risposto alle aspettative degli investitori. La piattaforma, secondo i dati Ibes di Refinitivha perso 130.000 clienti negli Stati Uniti tra aprile e giugno, e ha guadagnato 2,83 milioni di abbonati all’estero, la metà rispetto alle attese degli analisti (ovvero 4,8 milioni). Sul calo ha influito la decisione del gruppo di aumentare i prezzi di tutti i tipi di abbonamenti compreso quello più gettonato, che permette agli utenti di utilizzare due diversi schermi contemporaneamente. Ora infatti costa 13 dollari al mese contro i precedenti 11 dollari. I ricavi trimestrali sono saliti a 4,92 miliardi di dollari, un dato che tuttavia rimane al di sotto delle aspettative di Wall Street (pari a 4,93 miliardi). L’utile di gruppo è invece sceso a 270 milioni di dollari, mentre nello stesso periodo dello scorso anno era pari a 384,3 milioni. Gli investitori sono inoltre preoccupati dalla concorrenza di Disney+, la piattaforma on-demand che verrà lanciata nei prossimi mesi.

E il momento della verità è arrivato anche per Ibm, che ha visto diminuire i ricavi per il quarto trimestre consecutivo, mettendo ulteriormente in dubbio l’efficacia della strategia voluta dall’amministratore delegato Ginni Rometty. Il fatturato del gruppo, inoltre, è sceso del 4,2% a 19,16 miliardi di dollari. L’utile è invece aumentato del 3,9% arrivando a quota 2,5 miliardi. La pubblicazione dei dati trimestrale di Netflix e Ibm, avvenuta giovedì scorso, ha mandato in flessione gli indici di Wall Street.

Sullo sfondo, inoltre, rimangono le tensioni tra USA e Cina

Le trattative tra le due superpotenze sembrano in fase di stallo. Il presidente americano, Donald Trump, ha affermato che la strada da percorrere, prima di concludere una pace commerciale, è ancora lunga. Inoltre ha ribadito che gli Stati Uniti potrebbero imporre dazi per ulteriori 325 miliardi di dollari di beni cinesi se fosse necessario.

Sul fronte macroeconomico, le vendite al dettaglio negli States sono aumentate dello 0,4% su base mensile a giugno, in leggero rialzo rispetto al consenso degli economisti (+0,3%). Infine, sempre a giugno, la produzione industriale è rimasta piatta a livello mensile, al di sotto delle attese pari a un aumento dello 0,2%.

Relativamente alla politica monetaria, gli investitori attendono un taglio di un solo quarto di punto da parte della Federal Reserve. Il capo della FED di St. Louis, la “colomba” James Bullard, si è detto convinto che l’istituto debba tagliare i tassi di 25 punti base. La banca centrale statunitense si riunirà settimana prossima, il 30 e 31 luglio.

In Europa i riflettori sono puntati sulla riunione di giovedì della BCE con il mercato che si aspetta un taglio dei tassi a breve. Infatti, secondo un sondaggio Reuters pubblicato la scorsa settimana, l’Eurotower è pronta a procedere verso un taglio di 10 punti base del tasso di deposito a settembre. Dal punto di vista macro, deludono i dati provenienti da Berlino: l’indice Zew sulla fiducia degli investitori in Germania è sceso a -24,5 punti a luglio, contro i -21,1 punti di giugno, ancora al di sotto delle aspettative del consenso degli economisti (-19 punti).

Intanto il prezzo del petrolio potrebbe continuare ad aumentare a causa delle tensioni nel Golfo Persico

L’Iran ha infatti sequestrato una petroliera battente bandiera britannica nello stretto di Hormuz.

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