Corsa al ribasso per i tassi, cosa aspettarsi dalla Bce?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 24 Luglio 2019 | 13:30

I tassi di interesse a livello globale sono in una corsa al ribasso, con le banche centrali che sembrano pronte ad allentare la politica monetaria per stimolare la crescita. “Quella che è iniziata come una pausa dai rialzi da parte della Federal Reserve si è trasformata in una situazione in cui quasi tutte le principali banche centrali sono diventate più caute, spinte dalle preoccupazioni per la crescita. Questo cambiamento di atteggiamento ha innescato l’inizio di un nuovo regime per l’obbligazionario, con diverse banche centrali che secondo le aspettative dovrebbero allentare la politica monetaria nel corso dei prossimi mesi, compresa la Banca Centrale Europea”. Ad affermalo è Quentin Fitzsimmons, gestore obbligazionario di T. Rowe Price, che di seguito illustra nel dettaglio la propria view.

In effetti alcuni Paesi si sono già attivati. L’Australia per esempio ha tagliato i tassi in due meeting consecutivi per la prima volta dal 2012. Paesi come l’Australia e il Cile hanno dimostrato la volontà di muoversi in anticipo, attraendo un’ondata di investitori stranieri nei loro mercati obbligazionari locali e portando i prezzi verso livelli significativamente più elevati. Visto che il rally ha già fatto parecchia strada, potrebbe essere il momento giusto per trarre profitto in questi mercati.

Abbiamo assistito a un riprezzamento significativo nei mercati obbligazionari globali in risposta alle crescenti aspettative per una posizione più accomodante da parte delle banche centrali. In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, vengono ora anticipati multipli tagli dei tassi, fino al punto che al momento ci si chiede se il prezzare dei mercati non sia diventato troppo estremo. Sebbene molto sia stato prezzato nella parte a breve della curva Usa, questa continua ad offrire valore, soprattutto su base duration-hedged rispetto ai bond a più lunga scadenza.

Spostando l’attenzione sull’Eurozona, c’è un certo dibattito su cosa ci dovremmo aspettare dalla BCE, data la sua storia fatta di sorprese nel corso del mandato dell’attuale Presidente Mario Draghi, che dovrebbe finire il 31 ottobre. Con l’inflazione a livelli minimi sin dall’introduzione dell’euro, il regalo di dipartita di Mario Draghi potrebbe essere un taglio del tasso di deposito a settembre, aprendo le porte a potenziali ulteriori allentamenti da parte del suo successore.

Non a caso i mercati stanno prezzando sia i tagli dei tassi che il potenziale per un ulteriore allentamento quantitativo, il che sta spingendo i tassi dei mercati periferici dell’Eurozona al ribasso, indipendentemente dai fondamentali. Il mercato si sta solo focalizzando sugli aspetti tecnici positivi derivanti da un altro quantitative easing. L’indebolimento del quadro fiscale dell’Italia, ad esempio, attualmente viene sottovalutato. Le discussioni sull’imminente bilancio 2020 potrebbero reindirizzare l’attenzione degli investitori sul deterioramento dei fondamentali italiani, rimettendo i bond del Paese al centro del mirino.

Nell’Europa dell’Est, i mercati obbligazionari dovrebbero beneficiare indirettamente delle condizioni monetarie più accomodanti da parte della BCE. Paesi come Serbia e Romania si distinguono come quelli dove i tassi di interesse potrebbero diminuire nel medio periodo. La caccia ai rendimenti potrebbe anche offrire sostegno ai bond denominati in euro di Paesi quali Lituania, Lettonia e Repubblica Ceca, nel caso in cui l’Eurotower divenisse più accomodante.

Anche i mercati del credito sono stati protagonisti di un forte rally, diventando una delle asset class obbligazionarie che hanno performato meglio finora nel 2019. Tuttavia, ciò non ci dà il quadro completo, in quanto la performance dei bond corporate è stata guidata dalla ricerca di rendimento piuttosto che da un miglioramento dei fondamentali, il che fa apparire le valutazioni costose alle attuali condizioni economiche. Ad esempio, il premium medio offerto dai bond societari USA investment grade è simile al livello di un anno fa, nonostante crescita e utili più deboli. In alcuni casi, anche la qualità dei rating delle società è peggiorata.

In questo scenario, è facile essere pessimisti nei confronti dell’outlook per le obbligazioni corporate. Tuttavia, è possibile che l’attuale contesto favorevole possa persistere ancora per un po’ di tempo, soprattutto in Europa. I bond corporate europei potrebbero anche diventare più costosi se il mercato continuasse a ritenere che la BCE possa estrarre dal proprio cilindro un altro programma di acquisto di obbligazioni.

Dopo aver passato gli ultimi due-tre anni a pensare a quanto potessero risalire i tassi, ora la domanda nella testa degli investitori è: quanto possono ancora scendere i tassi?

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