Gli stimoli monetari prevalgono su tutto. Per quanto ancora?

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di Gianluigi Raimondi 25 Luglio 2019 | 09:30

Siamo entrati un una fase in cui le implicazioni in termini di impatto sulle dosi di stimolo monetario dei singoli dati prevalgono rispetto a quelle relative allo stato dell’economia“. Ad affermarlo è Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners Sgr, che fa poi notare come, a tale proposito è interessante notare che, nella Merril Lynch Fund manager survey, l’impotenza delle banche centrali è salita fino alla seconda posizione come risposta alla domanda “qual’è il principale tail risk per il ciclo”, dopo la trade war.

Tra gli investitori si fa strada sempre di più l’opinione che le attuali misure di politica monetaria servano principalmente ad alimentare il rally negli asset, che vengono mantenuti assai sopra il loro fair value, mentre gli impatti su economia e inflazione restano marginali” sostiene Sersale.

In questo scenario, torna però ad aggravarsi la crisi del manifatturiero in Europa, ed è una volta di più la tenuta del settore servizi a tenere l’attività economica su livelli minimali (area 0.2% trimestre su trimestre) ma fuori dalla contrazione. I segnali di stabilizzazione degli scorsi mesi sono però svaniti e le aziende sono più caute riguardo al futuro.

E ciò – conclude Sersale – non fa che rafforzare l’eventuale intenzione della Bce di segnalare nuove misure di easing monetario in arrivo nella seconda parte dell’anno, tra cui possiamo elencare ulteriori discese in negativo dei tassi, ma anche una ripresa del QE”.

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