Un quadro macroeconomico a tinte sempre più fosche

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di Gianluigi Raimondi 26 Luglio 2019 | 12:30

Toni decisamente funesti quelli con cui Mario Draghi sembra voler accomiatarsi dalla carica di presidente della BCE: “il quadro economico va di male in peggio, e va di male in peggio soprattutto nel settore manifatturiero ed infine va di male in peggio nei paesi dove il settore manifatturiero è più importante”.

I dati rilasciati ieri certo non sementiscono queste fosche affermazioni, con l’indice di fiducia IFO tedesco che manca ancora una volta l’appuntamento con le stime della vigilia per portarsi a luglio sui minimi di sei anni, con la componente dedicata proprio al settore manifatturiero sui livelli più depressi da un decennio a questa parte. Ecco di seguito la view degli analisti di Wings Partners Sim.

E quindi?

In questo contesto la BCE sembra essere drammaticamente a corto di idee ed opzioni; certo tassi fermi per tutto il 2020 senza eslcudere qualche ritocco al ribasso, una revisione del target di inflazione ad un livello più realistico, la prospettiva di nuovi acquisti di titoli di stato insime ad altre misure di stimolo (aka Quantitative Easing) sono tutti temi aperti per la prossima riunione di settembre, ma suscitano poco entusiasmo in un mercato consapevole che queste sono esattamente le stesse azioni implementate per oltre 6 anni (il QE è ufficialente terminato solo a dicembre del 2018) ed i cui risultati, a giudicare proprio dalle parole di Draghi, sono più che deludenti. Come disse Einstien la follia sta nel ripetere sempre la stessa cosa, aspettandosi risultati diversi.

Eppure le alternative non si intravedono, non le vede Draghi, non le vedono i mercati e probabilmente non le vede la Lagarde che, bontà sua, di politica monetaria non è propriamente una cima; e la situazione potrebbe anche peggiorare dato che dobbiamo ancora fare i conti con una Brexit che”senza se e senza ma” avverrà entro il 31 ottobre, con le prospettive di un divorzio conflittuale in costante aumento almeno a giudicare la fermezza con cui l’anche esso uscente Juncker ha ieri seccamente rimandato al mittente la richiesta di BoJo di riaprire il tavolo negoziale sui termini della separazione. La situazione dell’apparatcik burocratico europeo mi ricorda tanto quella di Custer ad Alamo, sappiamo tutti come è andata a finire…

La situazione in Europa

Nel frattempo i rendimenti europei continuano a sprofondare nell’abisso dei tassi negativi, con il decennale tedesco che mette a segno un nuovo record ieri seguito a ruota un po’ da tutti i bonds del vecchio mondo; reazione mista sul fronte valutario con l’euro che si porta sui minimi di due settimane contro usd alle parole iniziali di Draghi per poi ricollocarsi repentinamente in zona 1,1150 a fine conferenza stampa, dato che, almeno per ora, siamo fermi alle parole.

Lo scenario negli Usa

In USA le cose vanno decisamente meglio, con gli ordini di beni durevoli in salita del 2,0% a giugno (1,9%ex aerei); la domanda di macchinari registra l’impennata più significativa da 1 anno e ½ ma stranamente quanto sopra non evita alla FED di Atlanta di rivedere le sue stime per il PIL del secondo trimestre all’1,3% dalla stima iniziale pari all’1,8% ed è quindi possibile che questo pomeriggio, quando il dato ufficiale verrà reso noto, ci sia qualche sopresa all’orizzonte.

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