Spread tra Paesi core e periferici atteso ancora in contrazione

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di Gianluigi Raimondi 29 Luglio 2019 | 12:00

Con la conferenza stampa di settimana scorsa, il presidente Draghi ha di fatto riportato il programma di acquisto di asset ad essere il bazooka che era stato fino a dicembre dell’anno scorso. L’esplicità volontà di perseguire «in maniera simmetrica» la stabilità dei prezzi e l’incarico dato ai vari comitati di esaminare tutte le leve politiche possibili rappresentano nell’insieme una forte impostazione accomodante per il prossimo futuro.

“D’altro canto, non c’è stata nel comunicato un’esplicita menzione a un rilassamento dei limiti (autoimposti) agli acquisti di titoli, come c’è stata invece per la possibilità di un tiering. Anche se Draghi ha attribuito ciò al lavoro dei comitati, questo potrebbe anche indicare che non c’è una chiara maggioranza nel Concilio riguardo questa misura” avverte Andreas Billmeier, Sovereign Research Analyst di Western Asset (Legg Mason).

“In altre parole, è possibile che un significativo rilancio del quantitative easing sia più lontano rispetto ad altre misure che dovrebbero essere prese nel meeting di settembre. Riteniamo che una significativa distensione dei limiti agli acquisti – in altre parole, un vero e proprio ricaricare il bazooka – renderebbe l’orientamento accomodante più credibile e ridurrebbe la necessità di far partire un’altra tornata di quantitative easing. Dal punto di vista dei mercati, crediamo che la compressione degli spread tra paesi core e periferici in Europa dovrebbe continuare“, fa notare poi notare Billmeier.

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