Tech war Usa-Cina: verso la fine della globalizzazione?

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Avatar di Gianluigi Raimondi 30 Luglio 2019 | 12:30

Dopo 40 anni di coesistenza, Cina e Stati Uniti sono oggi rivali in molti settori. Le questioni commerciali costituiscono solo una parte di un generalizzato riallineamento dei rapporti tra i due Paesi – una delle relazioni più significative del XXI° secolo. Ecco di seguito la view di Sahil Mahtani, strategist di Investec AM.

Nel lungo periodo sarà difficile ostacolare l’ascesa delle industrie tecnologiche cinesi

Il successo in Cina delle grandi piattaforme tecnologiche indica che la nazione può già competere con l’Occidente su questo fronte. Fondamentalmente la tecnologia sta diventando in modo rapido uno dei principali settori di competizione. Ci sono anche altre dimensioni, tra le quali includiamo l’economia, l’ideologia e la sicurezza, ma la tecnologia è il principale campo di battaglia.

Se è vero che Cina e Stati Uniti sono coinvolte in una guerra tecnologica, quali potrebbero essere le implicazioni per gli investitori? Qui analizziamo quattro temi chiave tenendo presente sia la prospettiva cinese, sia quella americana e considerando contemporaneamente le ripercussioni sugli investimenti.

Settori cinesi vulnerabili: semiconduttori, telecomunicazioni, industria aerospaziale e biotecnologie

Un grande punto di debolezza per la Cina è costituito dal fatto che nella fabbricazione di semiconduttori non vengono prodotti chip di fascia alta (al momento, perché sta investendo molto per rimediare a questo). Di conseguenza, molte imprese tecnologiche cinesi fanno affidamento su fornitori stranieri per i componenti cruciali, esponendoli agli embarghi statunitensi. Tuttavia, è possibile che un divieto totale delle esportazioni di chip verso la Cina impatti in modo consistente sulla produzione delle principali aziende statunitensi. Nonostante la recente escalation, alla fine saranno più probabili misure mirate, dando alla Cina il tempo di costruire una propria base di produzione. Gli analisti sono dell’opinione che il Paese sia indietro di 10 anni nella progettazione di chip di fascia alta del tipo utilizzato negli interruttori e router Huawei. Tuttavia, come dimostra l’esempio della Samsung nella Corea del Sud, è possibile raggiungere il predominio tecnologico abbastanza rapidamente, pur partendo da un livello basso.

Guardando alle telecomunicazioni, i tentativi degli Stati Uniti di incoraggiare i governi ad inserire nella lista nera le aziende tecnologiche cinesi potrebbero danneggiare, tra gli altri, il settore delle telecomunicazioni cinese. Di fatto, l’Australia e il Giappone hanno vietato a Huawei di fornire la tecnologia mobile 5G. Al momento, altri stati sembrano meno inclini a fare altrettanto, come nel caso della Malesia.

Negli ultimi anni le aziende cinesi del settore aerospaziale hanno investito in compagnie occidentali per acquisire tecnologie. Tuttavia, a meno che le relazioni tra Stati Uniti e Cina non migliorino, i futuri accordi potrebbero essere bloccati per motivi di sicurezza nazionale. Per entrare nel mercato globale, le industrie aerospaziali cinesi hanno bisogno di ottenere certificazioni di sicurezza internazionale e questo potrebbe rappresentare per loro un potenziale ostacolo. Le agenzie europee e statunitensi controllano tale processo.

Infine, potrebbero esservi tre ostacoli per le industrie biotecnologiche e farmaceutiche cinesi: restrizioni statunitensi riguardo i visti di lavoro e gli scambi culturali; incapacità da parte delle compagnie cinesi di dare in appalto le attività di ricerca biotecnologica agli Stati Uniti; rifiuto delle approvazioni regolamentari statunitensi, considerate come il punto di riferimento globale.

Possibili conseguenze per le imprese statunitensi: la vulnerabilità di società tecnologiche e consumer

Ci sono poche probabilità che una guerra tecnologica prolungata tra Stati Uniti e Cina non incida sugli affari americani. Per la maggior parte delle compagnie statunitensi, la Cina ha giocato un ruolo chiave nella definizione della loro strategia di espansione. Il target più esposto è il rivale di Huawei per gli smartphone, ossia Apple, il quale ottiene circa un quinto delle sue entrate dalla Cina, oltre a produrre i suoi iPhone lì. Secondo alcune stime, un divieto nei confronti di Apple in Cina ridurrebbe i guadagni fino al 30%. 57 aziende dello S&P 500 ottengono più del 10% delle loro vendite dalla Cina e la lista è dominata dalla frontiera tecnologica dell’economia statunitense, includendo aziende come Qualcomm, Texas Instruments, Nvidia, Apple, e Microsoft. Nel mercato dei semiconduttori, la media è circa del 40%.   Sono incluse anche le società di consumo che hanno puntato fortemente sulla Cina, tra cui Tiffany’s, McDonalds, Starbucks, e Nike.

Le società cinesi potrebbero surclassare quelle statunitensi

Forse il più grande rischio della disputa tra Stati Uniti e Cina è l’evoluzione nel lungo termine delle compagnie cinesi e la possibilità che queste eclissino quelle statunitensi. Un po’ ironicamente, la Cina potrebbe finalmente mettere in atto riforme istituzionali come la protezione della proprietà intellettuale e il rafforzamento dei finanziamenti del settore privato che daranno una protezione alle sue imprese. È possibile che la business community statunitense sottovaluti la dimensione e la portata del mercato interno cinese come fonte endogena di innovazione. Il consensus fino a pochi anni fa riteneva che i sistemi autoritari e l’innovazione di alto livello fossero reciprocamente incompatibili, ma l’ascesa dei giganti tecnologici cinesi è un’ovvia smentita di quella opinione.

Verso la fine della globalizzazione?

La domanda chiave da porsi è: come si pone la guerra tecnologica rispetto alla controversia commerciale in corso?   I mercati dovranno probabilmente affrontare dispute tecnologiche e commerciali per molti anni, perché sia gli Stati Uniti sia la Cina vogliono raggiungere la supremazia tecnologica ma questo potrebbe rivelarsi fondamentalmente incompatibile.

In conclusione, il 2019 può essere visto come l’anno in cui la globalizzazione affermatasi negli ultimi 30 anni inizia a vacillare, a un costo importante.   Questo rappresenterà certamente una sfida per i rendimenti degli azionisti, visto che i margini elevati sono sotto pressione a causa della controversia commerciale.

Nella misura in cui l’attuale disputa spinga la Cina a realizzare riforme istituzionali programmate in un approccio a lungo termine e volte a promuovere il proprio settore tecnologico, si potrebbe considerare il 2019 come l’inizio di una separazione di lungo termine: un’economia globale a due facce, ogni blocco esistente e funzionante senza l’altro e ciascuno dei quali ruota nella propria orbita.

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