Il punto sui mercati finanziari di Cassa Lombarda

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di Gianluigi Raimondi 30 Luglio 2019 | 15:30

A cura dell’Advisory di Cassa Lombarda

Macro review

Gli indici PMI manifatturieri in Eurozona sono peggiorati, confermando il rallentamento in atto nell’economia di Eurozona e globale, con una divergenza che permane tra il settore manifatturiero e quello dei servizi. In particolare appare debole il dato sul manifatturiero in Germania, tradizionalmente il traino in Europa nelle esportazioni, con le incertezze riguardanti il settore delle auto che influenzano le prospettive. Stessa situazione in Usa, con gli indici manifatturieri regionali in frenata, ed il PMI manifatturiero nazionale sceso a 50, soglia che separa l’espansione dalla contrazione. Il mercato del lavoro, invece, resta tonico ed anche il Pil del 2Q sorprende positivamente grazie ai consumi privati. La prima stima preliminare del PIL relativo al secondo trimestre 2019 indica un incremento pari al 2,1%, superiore alle attese (+1,8%). Aumenta la spesa per consumi, +4,3% dal +1,1% della precedente rilevazione. L’inflazione misurata dall’indice PCE è aumentata a un ritmo trimestrale del 2,5% dal precedente 0,8% (consensus +1,9%). In Giappone gli indicatori macro confermano nel complesso il rallentamento dell’economia.

Obbligazioni

Nel corso della settimana, il rendimento del Bund a 10 anni ha toccato un nuovo minimo storico a -0,423%, per poi risalire verso area -0,38%. Il Btp ha chiuso una settimana volatile con un calo dei rendimenti di 4 bps all’ 1,57% dopo aver toccato il livello di 1,4% su livelli che non si vedevano dall’autunno 2016. Il Tesoro ha annunciato la cancellazione delle aste di medio-lungo termine di metà agosto e degli inflation linkers il 27 agosto. I rendimenti dei titoli di Stato di Eurozona sono scesi anche per effetto dei deboli dati manifatturieri (indici PMI) che hanno aumentato l’aspettativa di un intervento della Bce.

Azioni

Fase di consolidamento dei listini azionari globali, in una fase caratterizzata dall’attesa per le Banche centrali e dai risultati trimestrali. I listini americani (S&P500 e Nasdaq) hanno chiuso la settimana su nuovi massimi storici, grazie ai buoni dati macro e alle trimestrali risultate nel complesso incoraggianti. Deboli i numeri di alcuni titoli Usa come Amazon e Tesla. Buoni invece i dati di Alphabet, Intel e Twitter. Il 77% delle società dell’S&P 500 che hanno già approvato i risultati trimestrali ha così battuto le stime degli analisti, contro una media di 71% negli ultimi 10 anni.

Valute e materie prime

Il dollaro si è rafforzato in area 1,11 contro Euro con il biglietto verde sostenuto anche dai buoni dati del Pil Usa del 2Q che ha sorpreso al rialzo, in particolare per la componente dei consumi in forte accelerazione. La Bce ha mantenuto invariati i tassi e la politica monetaria ma ha aperto a una ripresa del quantitative easing, preoccupata dalla debolezza del settore manifatturiero. Il consiglio direttivo “ha dato mandato ai relativi comitati dell’Eurosistema di esaminare le opzioni, fra cui “le dimensioni e la composizione di nuovi acquisti di titoli”. È stata lievemente rafforzata la “forward guidance”: in passato, la guidance della BCE ha suggerito che i tassi di interesse sarebbero rimasti ai livelli attuali almeno fino alla metà del prossimo anno, mentre ora ha aggiunto la possibilità di tassi di interessi più bassi nel corso di questo periodo. Ora il focus si sposterà sul meeting di settembre, quando verranno anche aggiornate le previsioni macroeconomiche. Sterlina volatile dopo che il neo premier Boris Johnson ha confermato il suo approccio duro alla Brexit. Sulla lira turca, il neo governatore della Banca centrale ha tagliato i tassi di 425 bps portandoli a 19,75%. Il taglio è stato superiore alle previsioni. La mossa è stata supportata dalla decelerazione del tasso di inflazione e dal rallentamento macro globale. La valuta si è mantenuta poco mossa. In Russia, come da attese, la Banca Centrale ha tagliato i tassi d’interesse di riferimento al 7,25%, l’istituto valuta ulteriori ribassi futuri. Il petrolio ha chiuso la settimana in rialzo a fronte del calo delle scorte Usa e delle persistenti tensioni con l’Iran. L’oro si è consolidato in area $1.425 l’oncia.

Outlook

L’evento clou della settimana è la riunione di politica monetaria della FED. Il mercato scommette che la Banca centrale Usa taglierà i tassi di 25 bps. Nonostante i buoni dati del Pil 2Q pubblicati venerdì scorso, diversi analisti ritengono che la FED procederà con un taglio dei tassi di interesse “preventivo” a causa dei rischi al ribasso del quadro macro (v. indice PMI manifatturiero Usa ai minimi dal 2009) e dell’inflazione sotto target. Tra le altre banche centrali che si riuniranno in settimana, da segnalare Regno Unito, Giappone e Brasile. Steven Mnuchin e Robert Lighthizer voleranno a Shanghai per il primo incontro di alto livello fra Usa e Cina dopo che le trattative commerciali si interruppero lo scorso maggio. Sulle trattative incombono le dichiarazioni di Trump per cui la Cina ha interesse a ritardare i colloqui poiché preferirebbe attendere fino alle elezioni USA del 2020 ed eventualmente concludere un accordo con i Democratici, ritenuti più malleabili.

Prosegue la reporting season con l’attesa dei numeri, tra gli altri, di Apple, Siemens, Sony, RBS, BNP, CS, FCA, Toyota, GM, BMW, Ferrari, Sanofi, Pfizer, BP, Shell, Heineken e General Electric.

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