La Bce stimola la politica fiscale per supportare la strategia accomodante

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Avatar di Stefano Fossati 3 Ottobre 2019 | 13:00

A cura del Team Investimenti di Pramerica Sgr

Nel mese di settembre le principali banche centrali sono intervenute e hanno attuato delle misure che sono apparse coerenti con l’evoluzione del quadro congiunturale.

La Bce, per esempio, ha operato sui tassi in misura minore rispetto alle aspettative di mercato, ma ha agito su altri strumenti, fornendo, comunque, segnali di continuità dell’azione espansiva. La Fed, nonostante le pressioni dall’amministrazione Trump non ha tagliato di 50 punti base, ma solo di un quarto di punto, livello che appare comunque coerente con lo scenario di modesto rallentamento dell’economia statunitense. In questo contesto i mercati hanno reagito e si sono stabilizzati su un valore intermedio fra i massimi di fine luglio e i minimi di fine agosto.

All’interno dell’attuale contesto, l’adozione di una politica fiscale maggiormente espansiva, soprattutto in Europa, può rappresentare un elemento in grado di migliorare le prospettive dello scenario economico, come peraltro ribadito più volte da Mario Draghi.

Per quanto concerne la “Trade War” non sono emerse novità sostanziali. Dopo la minaccia di Trump di alzare ulteriormente il livello di scontro e la risposta della Cina di non accettare questo tipo di dinamiche, si dovrebbe aprire un periodo più conciliante fra le parti. Negli Usa i segnali giunti dal comparto manifatturiero, con l’indice di fiducia sceso sotto il livello di 50 punti base, che segnala lo spartiacque fra espansione e contrazione, dovrebbero indurre Trump a una maggiore moderazione nel perseguire lo scontro commerciale con questa intensità.

In conclusione, l’efficacia delle azioni di politica monetaria, l’attenuazione della tensione sul fronte commerciale e la probabile attuazione di politiche fiscali più espansive dovrebbero rafforzare il quadro di crescita e, di conseguenza, avere impatti positivi sui mercati.

Le conseguenze sui mercati

Nei prossimi 2/3 mesi il mercato azionario dovrebbe mantenersi all’interno di un trading range, anche se probabilmente sarà leggermente al rialzo rispetto ai valori visti negli ultimi tre mesi per le rinnovate azioni di stimolo delle banche centrali e per la potenziale adozione di misure fiscali espansive. Lo scenario centrale, comunque, non muta perché le politiche monetarie e fiscali in questa fase non sono in grado di cambiare la direzione della crescita economica, né in senso positivo né in senso negativo.

All’interno del contesto attuale il mercato corporate sta beneficiando della liquidità offerta dalle banche centrali, del basso livello dei tassi di interesse e di uno scenario di crescita che, seppure bassa, continua e riduce sensibilmente le possibilità di recessione anche per il prossimo anno. Le aziende potrebbero riscontrare difficoltà a produrre una quantità di utili sufficienti a remunerare appieno le aspettative degli azionisti, ma sicuramente saranno in grado di ripagare il debito.

Relativamente ai tassi di interesse, viene confermato un forte sottopeso. Dalle ultime riunioni delle banche centrali la leva dei tassi ha subito un certo ridimensionamento. Il messaggio, soprattutto, da parte della Bce si articola sull’esigenza di far salire i rendimenti, perché è importante per il sistema bancario, e di favorire un certo “irripidimento” della curva per dare stimoli e aspettative agli operatori economici. Per quanto concerne la componente periferica, le posizioni nei confronti delle emissioni italiane restano lunghe, in chiave tattica, con la possibilità di vedere ancora una riduzione dello spread, anche verso Spagna e Portogallo.

La prospettiva di una riduzione del differenziale di tassi fra Stati Uniti ed Eurozona e la possibilità di stimoli fiscali in Germania sono elementi aggiuntivi che supportano una strategia valutaria incentrata sul sottopeso nei confronti del dollaro.

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