Mps, si riaccende l’interesse attorno alla banca senese

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di Stefano Fossati 4 Ottobre 2019 | 10:30

Riflettori puntati su Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), al centro di nuove ipotesi di aggregazione e di dismissione di asset a rischio, da inquadrare nell’ambito della prevista uscita cdal capitale entro il 2021 del Tesoro, socio al 68,25% dopo la ricapitalizzazione precauzionale da 5,4 miliardi di euro. Il piano dettagliato di come tale uscita avverrà, se tramite cessione di quote sul mercato, vendita a un altro gruppo bancario ovvero fusione con una o più altri gruppi italiani lo si dovrebbe sapere in teoria entro fine anno, ma è probabile che il governo italiano possa ottenere una proroga dalla Ue e presentare il piano stesso a Bruxelles non a fine dicembre ma a fine giugno prossimo.

Ulteriori sei mesi che potrebbero servire anzitutto a cedere una parte consistente delle Npe (Non performing exposures, ossia crediti deteriorati). Sinora si parlava di cessioni per 4 miliardi di euro nel corso del secondo semestre così da far calare l’incidenza delle Npe dal 14,6% dei crediti totali di fine giugno (era 17,3% a fine 2018) al 12,7%, con due anni di anticipo rispetto al piano di ristrutturazione approvato dalla Commissione Ue ma in ritardo rispetto ai concorrenti italiani, stante l’accelerazione del processo di derisking portato avanti da gruppi come Unicredit e Intesa Sanpaolo.

Negli ultimi giorni si è invece diffusa l’indiscrezione di una richiesta avanzata alla Commissione Ue per cedere 10 dei 15 miliardi di Npe tuttora in bilancio ad un veicolo finanziario che verrebbe poi ceduto ad Amco (la nuova denominazione della “bad bank” Sga, controllata al 100% dal Tesoro) così da alleggerire le pendenze che ancora tengono lontani i potenziali interessati alla banca senese, sulla quale gravano peraltro anche cause legali per 5 miliardi di possibili risarcimenti. Se la Commissione Ue dovesse aderire alla richiesta, secondo gli analisti di Equita Sim il peso delle Npe sul totale dei crediti potrebbe calare al 6,9%, in linea con le migliori banche italiane.

Tra i problemi che stano sul tappeto, oltre alla natura pubblica di Amco, vi sono la determinazione del prezzo a cui i crediti deteriorati verrebbero ceduti e l’eventuale partecipazione di Mps al veicolo finanziario che li acquisterebbe prima di fondersi in Amco (ossia sostanzialmente quanta parte degli Npe resterebbero indirettamente in carico a Mps). Se come sembra probabile l’operazione dovesse avvenire in base a valori di mercato, il transfer price medio degli Npe potrebbe essere attorno al 38% e il contributo di capitale iniziale di Mps nel nuovo vicolo al 20%. In questo caso, spiegano gli esperti di Equita Sim, il Cet1 di Mps scenderebbe all’11,5% dal 14% di fine giugno (13,7% a fine 2018).

Resterebbe peraltro da risolvere il tema del finanziamento della newco (o di Amco post acquisizione), che secondo gli esperti avrebbe necessità di almeno 3,4 miliardi di euro. Considerato che al momento Mps vale in borsa poco meno di 1,7 miliardi, equivalente a una minusvalenza potenziale di 3,7 miliardi per il Tesoro, il rebus si presenta ancora di non facile soluzione anche se pare propedeutico a qualsiasi ipotesi di aggregazione di Siena ad esempio con Ubi Banca, Bper Banca o Banco Bpm, i tre istituti maggiormente tenuti sotto osservazione dagli investitori in vista di una ripresa del processo di aggregazione del settore bancario italiano il prossimo anno.

I giudizi degli analisti su Banca Mps

Nel frattempo gli analisti fondamentali incrociano le dita e sperano che il miglioramento operativo di Mps prosegua e consenta di chiudere l’anno con ricavi sopra i 3,16 miliardi, con un frazionale utile (il consenso vede 15 centesimi di utile per azione a fine 2019, senza attendersi alcuna distribuzione di dividendi). La prudenza degli analisti è confermata da un target price di 1,42 euro già inferiore agli 1,50 euro poco sopra i quali si riporta il titolo in borsa stamane (ancora un 30% circa inferiore ai livelli di 12 mesi fa).

Parlano di situazione incerta anche gli analisti tecnici che fino a ieri indicavano un trend fortemente negativo a brevissimo ma neutro a breve termine, con supporti e resistenze individuate rispettivamente a 1,41-1,45 euro e a 1,59-1,63 euro. Nessun segnale preciso neppure dagli indicatori stocastico e di forza relativa (Rsi), dunque l’operazione si presenta incerta anche se l’intensificarsi di voci circa operazioni straordinarie che l’azionista starebbe pensando di varare possono contribuire a riportare interesse da parte dei trader sul titolo.

L’andamento di Banca Mps a Piazza Affari negli ultimi 12 mesi

A cura di Luca Spoldi, Cefa, 6 In Rete Consulting Ceo (www.6inrete.it)

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