Il franco svizzero non è più tra i favoriti nel gioco del risk-off

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di Stefano Fossati 4 Ottobre 2019 | 12:00

A cura di Vincent Mivelaz, analista di Swissquote

In quello che potrebbe essere il solito refrain, notiamo però una nota stonata: il franco svizzero manca all’appello. Infatti, tutto sembrerebbe convergere a favore della moneta elvetica eppure ci si chiede perché non sia così e, anzi, il franco abbia iniziato a svalutarsi proprio mentre lo yen si apprezzava sulla scia del ritorno del risk-off.

Ci sono varie cose da considerare e il fatto che recentemente i dati economici svizzeri siano risultati sul fronte inferiore della forchetta, unito allo scarso interventismo attuato sinora dalla Bns potrebbe spiegare solo in parte questo calo. L’ultimo meeting di politica monetaria della banca centrale svizzera il 19 settembre scorso è passato sotto silenzio, avendo ormai i banchieri centrali sostituito il wording sulla valutazione dell’attuale cambio da “significativamente sopravvalutato” a “altamente valutato”, suggerendo con ciò che le attese di un intervento futuro sul forex dovrebbero essere moderate, nonostante la coppia euro/franco viaggi sui livelli di luglio 2017.

I depositi a vista della Bns sono infatti rimasti piuttosto stabili nelle ultime sette settimane mentre le riserve dello stesso periodo e che verranno rese note il 7 ottobre potrebbero confermare una tendenza piuttosto limitata dell’aumento delle stesse. Sul fronte opposto, la selva di dati macro negativi (previsioni economiche, Pmi, inflazione e vendite retail) stanno viceversa supportando il calo delle quotazioni del franco. Il Kof Institute ha infatti previsto un Pil in frenata allo 0,90% quest’anno e all’1,90% il prossimo affermando che l’attività commerciale e lo scenario internazionale rappresentano i due impedimenti maggiori per l’economia elvetica, che dipende dalle esportazioni.

In più, il collasso dell’inflazione complessiva dallo 0,30 allo 0,10% (dato più basso da dicembre 2016) e l’inflazione di base stabile allo 0,40% non sembrano essere di buon auspicio poiché i timori di un rallentamento economico combinati a un franco più forte non supporterebbero un miglioramento dei dati. Sulla stessa linea le vendite al settore retail sono calate dell’1,4% ad agosto, così come anche il Pmi manifatturiero si è contratto ulteriormente riportandosi al livello del 2009.

All’interno di questo quadro, pertanto, si vede come il calo del franco sia largamente giustificato per quanto un’ulteriore volatilità indotta da notizie negative sia sul fronte Brexit che dei dazi dovrebbe comunque mantenere la domanda di franchi. E tale scenario non può essere impedito dalle azioni della Bns.

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