Rendimenti negativi, una rivoluzione a tutto vantaggio dell’oro

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di Stefano Fossati 9 Ottobre 2019 | 12:00

“Quasi un quarto del debito – del valore di 15 trilioni di dollari – emesso da governi e società di tutto il mondo oggi è attualmente scambiato con rendimenti negativi. Riteniamo che questa sia la conseguenza di oltre un decennio di allentamento globale da parte delle banche centrali dopo la grande crisi finanziaria del 2008, nel tentativo di rilanciare l’economia a livello internazionale. In realtà, l’allentamento delle banche centrali ha abbattuto l’inflazione e i tassi d’interesse”. E’ l’analisi di Aneeka Gupta, Associate Director Research di WisdomTree.

Secondo l’esperto, è interessante notare che, dall’inizio del 2016, i prezzi dell’oro (in dollari per oncia) e il valore di mercato del debito a rendimento negativo globale aggregato hanno mostrato una forte correlazione positiva, pari all’81%. Il continuo deterioramento dei dati macroeconomici globali, correlato agli scambi commerciali, dovrebbe incoraggiare le banche centrali di tutto il mondo a continuare ad allentare i tassi di interesse, il che potrebbe deprimere ulteriormente i rendimenti obbligazionari.

“Gli asset rifugio come l’oro, nell’attuale contesto di tassi d’interesse negativi appaiono quindi attraenti”, rileva Gupta. “Non solo l’oro beneficia del contesto negativo dei tassi di interesse, ma anche dei crescenti rischi geopolitici. Questioni come le tensioni strategiche tra Arabia Saudita e Iran e la perdurante incertezza sulla questione Brexit, contribuiscono a riaffermare il suo status di bene rifugio”.

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