Investitori, corti di euro in attesa di capire quale direzione prendere

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di Stefano Fossati 9 Ottobre 2019 | 17:45

A cura di Vincent Mivelaz, analista di Swissquote

Gli ultimi sviluppi hanno messo gli investitori in una situazione di difficoltà, incerti se la trade war con la Cina, gli altri focolai di tensione internazionale e la pubblicazione delle minute della Fe possano prevalere all’interno di un contesto di attività economica che si sta deteriorando. In tale scenario, rimane robusta la domanda di oro tanto che il metallo giallo resta sopra la soglia di 1500 dollari l’oncia e si prepara a rimbalzare nell’eventualità di un passo in avanti limitato nelle negoziazioni commerciali che inizieranno domani.

Nel frattempo, la pubblicazione oggi delle minute della Fed potrebbe conferire una spinta al dollaro qualora risultasse chiaro che l’easing della banca centrale americana fosse al di sotto delle aspettative di mercato (che si attendono un ulteriore taglio dei tassi per ottobre). I timori circa un rallentamento della crescita economica negli Usa a seguito della pubblicazione di dati Ism deludenti la scorsa settimana stanno pesando indubbiamente sui corsi del biglietto verde ormai da giorni dal momento che le speculazioni su un’ ulteriore sforbiciata ai tassi sono aumentate a seguito dei due tagli di un quarto di punto avvenuti a luglio e settembre. Pur tuttavia, nonostante dalla scorsa settimana a oggi le probabilità di un taglio dei tassi siano cresciute dal 72,90 all’82,20%, appare come se le minute della Fed potessero anche ingannare gli investitori dal momento che segnali evidenti di notevoli frizioni tra i membri della banca centrale (sono sette su diciassette prendevano in considerazione un terzo taglio dei tassi a settembre) potrebbero forzare gli analisti a ridurre le loro attese per il prossimo incontro del 30 ottobre. Invece, i membri della Fed starebbero per annunciare il ripristino dell’acquisto dei bond, ormai prossimo.

Sul fronte commerciale, sembra che le negoziazioni ministeriali si annuncino tese a seguito dell’ultimo proclama del Dipartimento di Stato Usa di voler limitare il numero di visti rilasciabili ai manager cinesi e di proibire alle società cinesi che operano nel settore dell’Intelligenza Artificiale di comprare prodotti dalle compagnie americane in mancanza di una preventiva approvazione dell’Amministrazione governativa. In aggiunta alle tariffe che il 15 ottobre aumenteranno dal 25 al 30% su beni cinesi per oltre 250 miliardi di dollari, alcuni rumors di potenziali restrizioni di capitali (specie dei fondi pensione Usa) in movimento verso la Cina potrebbero deflagrare causando gravi danni a tutti gli asset dei mercati emergenti. In tali circostanze, crediamo che vada shortato l’eurodollaro perché le imminenti minute della Fed potrebbero davvero spingere al rialzo la divisa americana con target a 1,0880.

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