Bce e Brexit: dolcetto o scherzetto?

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di Stefano Fossati 25 Ottobre 2019 | 15:00

A cura di Ann-Katrin Petersen, Vice President, Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors

Halloween è alle porte, ma resta ancora da vedere se agli operatori del mercato “spetterà il dolcetto”. Due cose sono tuttavia chiare:
1. Una Brexit ordinata il 31 ottobre è ormai poco probabile. Se da un lato il parlamento britannico non ha respinto l’accordo di uscita del Primo Ministro Boris Johnson, dall’altro i deputati hanno rifiutato le strette tempistiche di ratifica. Ciononostante, una Brexit disordinata e dirompente con pesanti conseguenze economiche è inverosimile. Si prospetta un’ulteriore proroga, probabilmente di tre mesi, al 31 gennaio 2020. Non si escludono nuove elezioni. Pertanto, il primo capitolo dell’interminabile saga della Brexit (l’uscita effettiva dall’Unione) non si è ancora chiuso. La seconda fase, ovvero il periodo di transizione durante il quale il Regno Unito e l’UE dovranno confrontarsi sui loro rapporti futuri, è stata di nuovo rinviata. In altre parole: l’incertezza politica permane.
2. Halloween coinciderà inoltre con il termine del mandato di Mario Draghi dopo 8 anni alla guida della Banca Centrale Europea (Bce). Come previsto, durante l’ultima riunione del consiglio di giovedì presieduta dal presidente uscente non sono state prese decisioni significative sul fronte monetario. Sono stati tuttavia resi noti nuovi particolari relativi al pacchetto di allentamento annunciato a settembre. Tra le misure di tale pacchetto rientrano un taglio di 10 punti base del tasso di deposito, un rafforzamento della forward guidance e la controversa ripresa degli acquisti netti di asset a partire dal 1 novembre. L’impegno ad acquistare obbligazioni per un valore di EUR 20 miliardi al mese per un periodo indeterminato indica la direzione che seguirà Christine Lagarde, futuro presidente della Bce. Il prossimo importante appuntamento sarà quindi il 12 dicembre, data in cui avrà luogo la prima assemblea del Consiglio presieduta da Lagarde e saranno annunciate le nuove proiezioni macroeconomiche. Il passaggio a un sistema di tiering sul tasso di deposito, finalizzato a mitigare gli effetti negativi sul settore bancario, fornirà al nuovo presidente ulteriori spazi di manovra per ridurre nuovamente i tassi. In altre parole: la politica monetaria dell’Area Euro (e non solo) continuerà a essere ultra espansiva e a sostenere l’economia nel prossimo futuro.

Passato Halloween, gli operatori del mercato avranno probabilmente le idee più chiare su diverse questioni cruciali. Entro il 13 novembre l’amministrazione Trump deciderà sull’eventuale imposizione di dazi più elevati sull’importazione di auto. In Europa, a risentire maggiormente di un aumento dei dazi sarebbero Germania, Regno Unito e Italia. Il 14 novembre sapremo se la Germania è realmente entrata in recessione “tecnica” durante il terzo trimestre. Il 16 e 17 novembre si terrà il vertice Apec in Cile. In quell’occasione, il Presidente Usa Donald Trump e la controparte cinese Xi Jinping potrebbero siglare la “Fase uno” della tregua e aprire così la strada per nuovi, costruttivi negoziati tra le due superpotenze. Le principali questioni strutturali alla base del conflitto sono infatti tuttora irrisolte.

La settimana prossima

Con queste premesse, la prossima settimana si prospetta piuttosto interessante. Negli Usa, la stagione di pubblicazione dei bilanci per il terzo trimestre entrerà nel vivo. Le basse aspettative sugli utili lasciano presagire sorprese positive. Inoltre, l’attenzione sarà rivolta alla decisione sui tassi che la Federal Reserve prenderà mercoledì. Il mercato monetario Usa stima una probabilità del 90% circa di un terzo taglio “preventivo” di 25 punti base, che porterebbe il corridoio target dei tassi sui Fed fund all’1,50-1,75%. In passato, analoghe riduzioni preventive dei tassi Usa in contesti non recessionisti non hanno mai superato nel complesso i 75 punti base. Sono attesi anche diversi indicatori dei consumi, tra i quali: fiducia dei consumatori (martedì), consumi privati del terzo trimestre (mercoledì) e reddito e spesa delle famiglie (giovedì). I consumatori statunitensi rivestono un ruolo centrale per l’economia Usa, poiché la spesa delle famiglie costituisce all’incirca due terzi del Pil. Giovedì, le richieste iniziali di sussidi di disoccupazione probabilmente confermeranno che il mercato del lavoro Usa avanza senza intoppi, seppur a un ritmo più lento. Al contempo, a partire da metà dicembre potrebbero entrare in vigore dazi supplementari del 15% sui beni di consumo cinesi per circa 160 miliardi di dollari.

In Giappone, non sorprenderebbe un taglio dei tassi giovedì; gli operatori del mercato monetario scontano una probabilità di un intervento sui tassi da parte della Bank of Japan entro la fine dell’anno di oltre il 90%. Nonostante la piena occupazione, l’inflazione dei prezzi al consumo (martedì) è tuttora modesta. Le prospettive per l’economia giapponese sono ancora sottotono. Il protrarsi delle tensioni tra USA e Cina sul fronte commerciale pesa sulle prospettive dell’export industriale (giovedì). Per contro, in settembre i dati sulle vendite al dettaglio potrebbero aver beneficiato del fatto che i consumatori hanno anticipato gli acquisti in vista dell’aumento dell’IVA del 1 ottobre.

Giovedì e venerdì, gli indici Pmi ci consentiranno di avere una visione più chiara delle prospettive di crescita per la Cina (la seconda economia mondiale) nel quarto trimestre. Finora l’accelerazione si deve ampiamente alla ripresa della domanda interna, incoraggiata dall’implementazione di misure di stimolo. Tuttavia, il maggiore ottimismo dei responsabili degli acquisiti potrebbe essere legato all’esito delle recenti trattative tra Washington e Pechino.

Nell’Area euro si attendono i dati preliminari del Pil di Francia (mercoledì) e Italia (martedì). Inoltre, saranno pubblicati i risultati dell’indagine sul sentiment (mercoledì) e i dati preliminari sull’inflazione dei prezzi al consumo per ottobre (giovedì). Per il momento la solida domanda interna è riuscita a scongiurare una recessione economica. Prevediamo che il tasso di inflazione continuerà a oscillare attorno all’1% a fronte del calo dei prezzi energetici, provocando il malcontento della Bce.

Se da un lato ci aspettiamo che la politica monetaria continui a sostenere la crescita complessiva (non solo nell’Area euro, negli Usa e in Giappone; a livello globale le banche centrali hanno infatti ridotto i rispettivi tassi di riferimento in più di 40 occasioni in totale dall’inizio dell’anno), dall’altro, gli eventi delle prossime settimane potrebbero “portare dolcetti ai mercati o giocare loro qualche scherzo”. In linea di massima, nelle prossime settimane, in caso di riduzione dei downside risk (sul fronte politico), sarà probabile un aumento della propensione al rischio (risk-on). Se invece tali rischi si intensificheranno, potranno farsi più insistenti le richieste di misure fiscali. Le autorità cinesi stanno già pianificando ulteriori stimoli. Per contro, i dati di bilancio presentati alla Commissione Europea il 15 ottobre evidenziano soltanto un lieve allentamento delle redini fiscali.

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