Macro, Eurozona ancora in affanno

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di Gianluigi Raimondi 27 Marzo 2019 | 10:45

L’IFO tedesco di marzo, uscito ieri, ha ridato un po’ di verve al quadro macro tedesco, e di conseguenza a quello dell’Eurozona. Le attese degli analisti erano grosso modo per stabilità sul livello di febbraio, ma scommetto che dopo la debacle dei PMI il mercato era pronto ad una delusione. Invece la survey ha messo a segno un discreto rimbalzo (99.6 da precedente 98.7), trainata dalla componente expectations (+1.8 punti a 95.6) mentre il “current assessment” ha messo a segno un rimbalzo più marginale (+0.2 a 103.8).

“Va notato – afferma Giuseppe Sersale, Strategist di Anthilia Capital Partners Sgr – che la survey conferma la dicotomia tra manifatturiero e non manifatturiero, con robusti miglioramenti nei servizi e nel commercio, marginale recupero del settore costruzioni, e il sottoindice manifatturiero ai minimi da 2016 (anche se non basso quanto i PMI di Markit). Il dato relativo all’export manifatturiero ha fatto il minimo dal 2016, mentre quello relativo al settore auto è ai minimi dal 2009. Diciamo che, se non altro, qui non c’è molto margine di peggioramento”.

“In sostanza – chiarisce Sersale – la contrazione del manifatturiero tedesco è confermata in toto (anche se la maggiore vastità della survey, che intervista 7000 aziende se ricordo bene, la rende meno acuta), ma il quadro che ne esce dell’attività economica in generale è più benigno rispetto ai PMI, e il rimbalzo delle expectations mostra segnali di vita nelle intenzioni di investimento, con le quali il sottoindice è normalmente ben correlato”.

Anche a livello europeo la divergenza tra il ritmo di attività nei servizi, e quello nel manifatturiero Eurozona ha raggiunto un entità senza precedenti nel recente passato (vedi grafico sottostante), a indicare chiaramente il diverso stato della domanda interna, rispetto a quella globale.

Mentre i servizi si cibano principalmente della prima, il manifatturiero è assai più orientato all’export

“La tenuta della domanda interna ha permesso al ciclo Eurozone di assorbire un po’, negli ultimi mesi, quello che è stato un vero e proprio mini collasso del manifatturiero – conclude Sersale – dovessimo assistere ad un rimbalzo, le condizioni per una moderata ripresa europea ci sarebbero. Viceversa, se il deterioramento continua, alla fine la debolezza si trasferirà anche ai servizi. Al solito, molto dipende dal successo delle autorità cinesi nello stabilizzare il loro ciclo. E poi c’è l’impatto, sul global trade di un eventuale soluzione, anche temporanea, della disputa Cina USA”.

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