Commodity: bolla o realtà?

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Avatar di Marco Mairate 19 Maggio 2008 | 11:03
Il prezzo del petrolio ha superato i 127 dollari al barile mettendo a segno un incremento di 50 dollari da settembre ad oggi.

 Un tale incremento è al centro di un profondo dibattito se e come questo trend possa continuare anche in futuro. A rispondere è Lehman Brothers, attraverso un report sulle materie prime redatto da Edward Morse.

“Senza dubbio la corsa delle materie prime è stata alimentata anche dagli investimenti finanziari fatti negli ultimi 5 anni, dove il mercato retail ha investito attraverso diversi strumenti ma in modo particolare sugli indici di materie prime” spiega l’analista.

Ma è difficile stabilire l’impatto di questi indici sui sottostanti: secondo lo studio gli asset totali gestiti da indici di materie prime sono passati dai 70 miliardi di dollari del 2006 a 235 miliardi di dollari di metà aprile 2008. Di questo incremento, circa 90 miliardi di dollari sono attribuibili ai flussi in entrata verso questi indici, mentre i rimanenti 75 miliardi sono la risultate dell’aumento di valore degli asset stessi.

Investire in materie prime è comunemente considerato un investimento di ‘copertura’ contro il dollaro debole e l’inflazione. Un altro motivo potrebbe essere la scelta di diversificare il portafoglio da asset class tradizionali (che hanno dimostrato di sottoperformare il mercato).



Bolla si bolla no

Secondo lo studio, il boom di materie prime e prodotti energetici ha tutte le caratteristiche della bolla speculativa. L’enorme flusso di denaro che si riversa sulle materie prime causa il rialzo dei prezzi, che a sua volta produce buone performance e, come risultato, si traduce in nuovi flussi finanziari. Questo fenomeno si autoalimenta, soprattutto in un mercato dove la scarsità di informazioni sulle scorte in Cina o sulla produzione di greggio in Arabi Saudita pospongono qualsiasi correzione di mercato.

Il problema delle materie prime, continua l’analista, è che sono asset cicliche il cui valore ruota attorno ad un livello di equilibrio di lungo periodo (ma potenzialmente in divenire), mentre investire nel mercato equity significa comprare quote del cash flow di aziende dinamiche che generano ritorni di lungo periodo grazie al progresso tecnico.  Per quanto riguarda le materie prime, di contrasto, il progresso tecnologico può aiutare sia ad aumentare la domanda ma anche la disponibilità, facendone aumentare il valore di lungo termine, soprattutto per le energie rinnovabili, le più ambigue per eccellenza.

Vedremo il petrolio a 200 dollari

In conclusione la natura di ‘auto alimentazione del mercato fa si che nel breve periodo il mercato toro possa continuare, e che nel breve termine, il petrolio molto probabilmente toccherà la soglia di 150-200 dollari al barile. Detto questo l’attuale ‘imbalance’ tra domanda e offerta dovrebbe migliorare entro al fine dell’anno, periodo in cui si prevede una forte correzione dei prezzi delle principali materie prime.

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