Giappone, un potenziale in attesa di essere riscoperto

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di Stefano Fossati 18 Febbraio 2021 | 12:30

“Il 2020 per molti paesi è stato un anno da dimenticare, per la crisi sanitaria di Covid-19 prima e per i danni e le ripercussioni sul sistema economico poi. Tuttavia, il Giappone ha fatto eccezione, segnando il più basso tasso di mortalità in relazione al virus. Questo dato si riflette anche sull’economia del Paese, ancora la terza al mondo con una popolazione di oltre 126 milioni di abitanti. In vista della ripartenza mondiale poi, il Giappone si sta preparando ad accogliere le Olimpiadi (già rimandate al 2021); un evento tanto atteso quanto profittevole, che potrebbe offrire un sostegno psicologico al mercato sulla strada verso la riapertura globale. I Giochi della XXXII Olimpiade, infatti, attrarranno investimenti oltre che turisti. Città come Tokyo accolgono ogni anno milioni di visitatori, e non solo dalla Cina, che già da anni dimostra di apprezzare le mete giapponesi per le vacanze. Il settore turistico sarà tra i primi a beneficiare delle future riaperture e sarà quindi un asset positivo”. E’ l’opinione di Richard Kaye, Gestore del fondo Comgest Growth Japan di Comgest. Di seguito la sua visione sulle potenzialità del Paese asiatico.

Una delle criticità dell’economia nipponica è il suo posizionamento nel mercato mondiale. Nonostante il paese sia il secondo sull’indice Msci, il suo mercato rimane spesso incomprensibile a molti investitori. Basti pensare che un titolo azionario sugli indici giapponesi è seguito, in media, da 7 analisti. Per le aziende sugli indici americani, invece, se ne possono contare 40, il che rappresenta d’altra parte una grande opportunità. Negli ultimi anni gli analisti hanno osservato un fenomeno in particolare: i giapponesi si sono ricomprati il Giappone. C’è stato infatti un rinnovato interesse domestico. Questo non significa che l’attore principale di questi movimenti sia stata la Bank of Japan, o i fondi pensione. La realtà è che i giapponesi hanno deciso di tornare a investire sulle proprie aziende e sul potenziale del proprio Paese. E così, in ragione dei forti trend globali rappresentati nel mercato nipponico a costi molto più contenuti, anche gli investitori stranieri si sono avvicinati al mercato giapponese; la holding Berkshire Hathaway di Warren Buffet nel 2020 ha puntato su 5 grandi società giapponesi in cui ha già superato la soglia del 5% del capitale.

Il mercato giapponese non è più strettamente vincolato all’economia locale, bensì è connesso a importanti tendenze globali. Presenta una ricchezza assimilabile ai Paesi Occidentali ma non altrettanto nota, oltre a relazioni commerciali solide con i vicini asiatici, come la Cina. L’accordo Rcep ne è la più recente dimostrazione nonché una garanzia di queste connessioni per i prossimi anni. Tra i fattori che influenzano questo scenario si nota una stretta interdipendenza tra l’economia e i mutamenti sociali. Per cominciare, il calo demografico in atto ha creato un deficit di forza lavoro e quindi un incremento di domanda. Rispetto invece alla composizione della società e alla ripartizione dei suoi componenti nel mondo del lavoro: le donne occupate, ad esempio, sono un numero molto consistente e in crescita. Queste evoluzioni si riflettono anche sullo sviluppo di settori specifici come quello tecnologico o la supply chain del food retail.

Investire in Giappone significa prima di tutto conoscere il Giappone: è interessante osservare come altri stati asiatici percepiscono il Sol Levante. L’interesse cinese per alcuni particolari prodotti nipponici, come ad esempio i biberon di Pigeon, ha difatti trainato i profitti. Pigeon oggi è il brand più famoso nel settore nonostante le normative e le restrizioni sul numero di bambini per nucleo famigliare. Inoltre è un’opportunità per investire in storie di crescita legate all’ascesa della classe media cinese ma a valutazioni più contenute.

Allo stesso modo, il settore del fintech vanta una certa popolarità insieme anche a quello del med-tech con realtà come Sysmex e Hamamatsu Photonics. Se infatti oggi una persona si dovesse sottoporre a un esame specialistico per la ricerca di un tumore, probabilmente si affiderebbe a una tecnologia sviluppata in Giappone, da anni leader nell’implementazione di strumentazioni per lo screening oncologico. Il Giappone, in un periodo in cui la sostenibilità domina un po’ tutti i livelli sociali ed economici, ha mostrato un forte interesse a divenire un player competitivo tanto che, nomi come Daikin, l’azienda giapponese che produce apparecchi di climatizzazione e depurazione, sono già soggetti molto forti e proiettati a guidare la transizione energetica.

L’eterno dibattito tra growth e value, recentemente tornato alla ribalta, non è una preoccupazione in quanto è possibile investire in storie trasversali. Per conoscere il potenziale giapponese serve davvero avventurarsi nei meandri della rete industriale ed economica del Paese che, come il corrispondente universo quotato, è molto frammentato e pertanto è importante adottare un approccio altamente selettivo. Questa potrebbe essere la decade giapponese e bisogna farsi trovare preparati a investire nelle realtà che agevolano i cambiamenti per beneficiare della dirompente innovazione in corso.

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