Mercati, dollaro e petrolio gli unici vincitori dopo le parole di Powell

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Avatar di Gianluigi Raimondi 5 Marzo 2021 | 10:14

Dovish, but not enough”questo in sintesi il commento a margine della conferenza di Jay Powell ieri, che pur confermando un elevato grado di attenzione a potenziali movimenti erratici delle quotazioni sui mercati, ha mancato di indicare eventuali azioni correttive da parte della Fed.

I mercati non l’hanno presa bene, con il rendimento dei Treasury ancora in ascesa (e ora in predicato di testare l’importante livello psicologico del 2,0%) e prese di beneficio soprattutto focalizzate sulle aziende ad elevata valutazione del settore tecnologico, come Tesla, Peleton e Zoom Video, tanto che il Nasdaq 100 con una flessione del 1,7% ieri porta al 10% il suo rateo di correzione dai massimi di febbraio.

Male anche lo S&P500 arrivato a tratti ad eclissare tutti i guadagni dell’anno in corso, così come l’indice delle small caps Russel 2000 in flessione del 2,8%. Tentennamenti anche nel settore dei mutui, con i tassi che vanno a superare quota 3% per la prima volta in sette mesi.

Questa mattina qualche timido segnale di stabilizzazione in Asia, ma non senza cautela ed una certa dose di delusione dato che il premier cinese delineando i primi contorni del piano di sviluppo quinquennale (2021-2025) ha fissato un obiettivo di crescita del PIL per il 2021 molto conservativo (6% contro il 10% pronosticato dal mercato) segnalando al tempo stesso di voler limitare politiche espansive di carattere monetario e fiscale riportando al tempo stesso il deficit di bilancio al di sotto del 3,2%. “Un approccio decisamente lontano da quello estremamente espansivo delle economie occidentali (basti pensare al piano di stimolo fiscale americano da 1,9 trilioni ormai pronto al varo) – fa notare Michael Palatiello, amministatore delegato e strategist di Wings Parners Sim – quasi a dire ai mercati iper fiduciosi in un nuovo rush espansivo asiatico questi non sono i droidi che state cercando”.

Nella giornata odierna impossibile infine non tenere conto dell’importante dato americano relativo al mercato del lavoro, che potrebbe essere la reale discriminante per il bilancio di una settimana assai difficile vissuta dai mercati azionari.

Gli unici due vincitori per ora sembrano essere il dollaro, che si porta sopra quota 108 contro yen e sotto il livelo psicologico di 1,20 contro euro (il denaro va ovviamente dove il rendimento è maggiore, a parità di condizioni), e il petrolio, invero unica materia prima a non soffrire di prese di beneficio” fa poi notare Palatiello.

Il greggio, nel dettaglio, grazie anche all’inattesa decisione dell’OPEC+ di lasciare immutato l’attuale rateo produttivo (erano in gioco 500.000 barili al giorno di incrementi complessivi a cui va aggiunta la quota autoimposta saudita da 1 milione di barili al giorno) si porta sui massimi da due anni chiudendo la sessione a New York con un progresso del 4,2%.

 

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