Water Disruption, la scarsità d’acqua e gli investimenti secondo Franklin Templeton

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di Redazione 11 Marzo 2021 | 09:30
Di seguito un commento di Julie Moret (nella foto), global head of Esg di Franklin Templeton

L’acqua di per sé non è solo una questione di politica economica, o un rischio derivante dalla crescita della popolazione e dal cambiamento climatico. L’acqua ha un impatto sull’attività giornaliera delle società d’investimento e sul loro modo di concepire i propri modelli di attività. Le società e i settori che non conoscono le loro fonti idriche e la loro portata, che non dispongono delle informazioni relative al rischio idrico, e/o che rinviano gli adeguamenti alle riforme regolamentari, presentano rischi nel lungo termine per gli investitori.

Analisi macro: il nostro futuro idrico

Entro il 2030 la popolazione mondiale arriverà a nove miliardi di persone, e il fabbisogno di acqua mondiale sarà superiore del 40% a quello odierno. Tuttavia, l’accessibilità a fonti di acqua dolce costituisce meno dell’1% delle forniture idriche, e non aumenterà di pari passo con la popolazione. Un uso eccessivo, la contaminazione e un eccesso di domanda minacciano questa fornitura limitata.

Sono necessari investimenti di importanza cruciale in infrastrutture per la depurazione, il riciclaggio, l’efficienza e le forniture su scala globale, inclusi i paesi del mondo sviluppato.

Le proiezioni di aumenti di 2 °C della temperatura globale a causa del cambiamento climatico previsti per il 2050, accelereranno la scarsità di acqua in molte regioni del mondo. Secondo le stime della Banca Mondiale la scarsità di acqua aggravata dal cambiamento climatico costerà a certe regioni il 6% del prodotto interno lordo (Pil); in assenza di un cambiamento politico, i cali potrebbero arrivare al 14%. Questi cali non sono limitati ai mercati di frontiera ed emer­genti; il loro impatto interessa tutti i continenti e tutte le economie.

 

Perché stiamo riflettendo sull’acqua…

Le proiezioni di cali della disponibilità idrica e i corrispondenti crolli del PIL presentano rischi generalizzati per gli investitori. Questi rischi si estendono a tutte le asset class e settori, da quelli dove la correlazione è più immediata, come agricoltura e utility, a quelli meno evidenti, ad esempio gli imballaggi e i semiconduttori.

L’impatto potrà essere notevole anche su settori nei quali attualmente molti investitori scorgono opportunità di crescita, ad esempio abbigliamento, tessile, metalli, miniere e materiali. Questi settori sono sostanzialmente “mattoncini” per altri settori. Il rischio idrico in questi settori viene trasferito nella complessa rete di settori nei quali i mattoncini sono trasfor­mati in prodotti, qualunque essi siano: dalle batterie a ioni di litio negli smartphone alla t-shirt che indossiamo.

Investiamo tenendo conto della sostenibilità applicando criteri ambientali, sociali e di perfor­mance (ESG) quali indicatori chiave della performance, ma come affrontiamo la duplice bottom line: aggiungere valore ai portafogli dei clienti, contribuendo contemporaneamente a risultati positivi? Come traduciamo i rischi su scala macro osservandoli dal punto di vista degli investimenti?

Il nostro obiettivo è trovare soluzioni che consentano di colmare le carenze nell’informazione e che siano vantag­giose per i portafogli dei clienti. Le inadeguatezze dei prezzi nascono da queste carenze nell’informazione. Dove i prezzi sono inadeguati, un gestore attivo può trovare opportunità.

Allo stesso tempo l’informativa è fondamentale per comprendere il rischio, e in molte indu­strie il livello dell’informativa è insufficiente. A nostro parere, le società e i settori attualmente all’avanguardia nell’informativa relativa al rischio idrico e i suoi impatti sui costi operativi saranno avvantaggiati rispetto a concorrenti che si accontentano di seguire la corrente, o addirittura di fare resistenza ad essa.

Bottom Line: il rischio idrico è un pericolo per gli asset dei clienti

La nostra posizione fondamentale si ispira a tre principi essenziali. Primo, la nostra amministrazione e responsabilità fiduciaria nei confronti dei nostri clienti. Le decisioni che adottiamo devono essere il più informate possibile.

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