Azioni Aim, Labomar cresce a doppia cifra. L’analisi

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di Gianluigi Raimondi 16 Marzo 2021 | 09:18

In tempo di pandemia e lockdown forzati la cura, la salute e il benessere della persona hanno assunto un ruolo cruciale nella società e aggiunto importanza a settori già in precedenza in decisa crescita, come quelli della nutraceutica, della produzione di integratori alimentari e della cosmesi. Comparti in cui, dal 1998, opera Labomar, azienda quotata a Piazza Affari sul mercato Aim Italia dallo scorso ottobre tra i leader nella nutraceutica a livello internazionale e attiva nella produzione di dispositivi medici, alimenti a fini medici speciali e cosmetici per conto terzi.

Con lo sbarco sul listino di Borsa Italiana dove è stata collocata con un prezzo di Ipo di 6 euro rispetto al quale segna al momento un rialzo di oltre il 30%, la società guidata dall’amministratore delegato e Walter Bertin, grazie alla forza finanziaria e al focus su ricerca e sviluppo punta ad accelerare nella crescita sia sul mercato nazionale, che sui mercati esteri, per via organica o attraverso nuove acquisizioni dopo quella della canadese Enterprises Importfab avvenuta nell’ultimo trimestre 2019.

La ricerca scientifica e lo sviluppo di tecnologie brevettate (su cui sono concentrati il 10% del Fte e circa il 4% dei ricavi) sono infatti il driver di un team che lavora quotidianamente su materie prime di alta qualità, su formulazioni innovative e sulla produzione di una documentazione scientifica rigorosa. Il 34% dei ricavi è poi generato da marchi e formule proprietarie in un mercato come quello della cura e del benessere delle persone spinto anche del trend delle grandi aziende farmaceutiche, sempre alla ricerca di riduzione del time to market, dei costi e della complessità operativa.

Gli ultimi avvenimenti

Lo scorso anno Labomar ha sviluppato una partnership con Zero Project dando vita alla controllata Herbae Srl, società destinata a gestire moduli di coltivazione aeroponica con tecniche di vertical farming (tecnologicamente sviluppati dalla stessa Zero Project) il cui sfruttamento nell’ambito delle erbacee medicali, in primis la cannabis ad impiego farmaceutico, vede Herbae esclusivista per 20 anni. Questi moduli di coltivazione sono destinati a soggetti interessati alla coltivazione e produzione di piante i cui estratti trovano applicazione nella realizzazione di integratori alimentari.

Parallelamente Labomar ha poi avviato la produzione di cosmonutraceutici per conto terzi, investendo risorse nell’acquisto di nuovi macchinari, attivando linee produttive specifiche e adattato tali impianti alla produzione di gel disinfettanti per le mani.

A fine 2020 Labomar ha inoltre siglato un nuovo accordo di distribuzione esclusiva relativo al prodotto Normobowell sul mercato polacco.

Passando a quest’anno, a gennaio il gruppo trevigiano ha sottoscritto un nuovo importante accordo commerciale con il colosso Bayer, con cui collabora da oltre sei anni, stringendo una partnership esclusiva relativa a quattro referenze che fanno parte del recente ampliamento di gamma della linea Aspi Gola® di Bayer, che ora è caratterizzata da nuovi ingredienti nel marchio di “Aspi Gola® Natura”. E nella prima metà di marzo ha sottoscritto l’accordo con l’Agenzia delle Entrate per l’accesso all’agevolazione fiscale concessa dal Patent Box che permette un’esclusione dal reddito imponibile della parte derivante dall’utilizzo delle cosiddette “proprietà intellettuali” pari al 40% per l’esercizio 2016, del 50% per il quadriennio 2017-2020. Più nel dettaglio, il beneficio fiscale per il gruppo ammonta a un totale di 0,9 milioni di euro con effetti riflessi dall’esercizioin corso fino al 2025.

Da quest’anno poi Labomar è diventata una “Benefit Company” con tanto di cambio di statuto che prevede l’impegno a esercitare la propria attività economica operando secondo un modello di sviluppo responsabile, sostenibile e trasparente che integra gli obiettivi economico-reddituali con aspetti di natura sociale e ambientale. E in quest’ottica il management utilizza ora solo energia da fonti rinnovabili grazie a un accordo con A2a.

I risultati del 2020

Labomar ha archiviato il 2020 con un fatturato consolidato preliminare pari a circa 61,1 mln di euro (a cambi costanti pari a circa 61,5 milioni di euro), il 26,3% (27,2% a cambi costanti) in più rispetto all’esercizio precedente.

Nel primo semestre dello scorso anno il gruppo aveva registrato un incremento del fatturato del 41,3% portando il livello i ricavi totali a 33 mln. L’Ebitda aveva inoltre mostrato un aumento del 54,4% a 7,8 mln, mentre l’Ebit era salito del 55,2% a 5,6 mln.

L’Italia, sempre con riferimento al primo semestre, aveva contribuito al 61,6% del totale fatturato, segnando una crescita del 14,3% a 20,3 mln, seguita dall’Unione Europea che pesava per il 21,3%. L’area che però aveva accelerato di più era quella extra UE con un’incidenza salita al 17,1% dal 2,5% grazie alle vendite realizzate da Enterprises Importfab.

Il patrimonio netto, riferito ai primi sei mesi del 2020 è pari a 12,9 mln. L’indebitamento finanziario è poi diminuito a 26,4 mln dai 28,7 di fine 2019. Ancora, il ratio tra posizione finanziaria netta ed Ebitda si è mantenuto inferiore ai 3x e il Roe resta superiore al 50%.

Numeri che dimostrano un progressivo miglioramento dei risultati.

Il quadro tecnico di Labomar

Dal punto di vista tecnico l’uptrend di Labomar iniziato dopo il doppio minimo dello scorso dicembre in area 6,38 euro appare graficamente sostenuto dal supporto dinamico ascedente al momento coincidente con il passaggio della media mobile a 50 sedute a quota 7,75.

Operativamente, nel caso in cui sarebbe oltrepassata la media mobile a 21 giorni (ora a quota 8,22), i successivi target tecnici dei corsi diventerebbero 8,50 euro in prima battuta, poi il top dello scorso febbraio a 8,65 e ancora (eventualmente dopo una breve fase laterale di consolidamento) in area 7/7,25 euro.

 

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