Valute, dalla Svizzera un esempio di moneta locale sostenibile

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Avatar di Gianluigi Raimondi 23 Marzo 2021 | 13:02

Il nome, Lemano, è come quello dell’omonimo lago su cui si affaccia la città svizzera di Ginevra. Si tratta di una moneta locale, nata nel 2015, ma che ha registrato uno sviluppo solo di recente in scia alla crisi pandemica. La ragione? La capitale del cantone di lingua francese ha sostenuto il suo tessuto economico in crisi, finanziando buoni per il commercio di prossimità. Chi sceglieva quelli in lemani, approfittava di sconti particolarmente buoni.

L’iniziativa, come riportato dal sito web della Rsi, ha permesso di allargare lo spettro degli esercizi commerciali che accettano i lemani. Vi hanno aderito ad esempio diversi negozi di biciclette e questo ha permesso di iniettare nell’economia di Ginevra 700mila lemani, moltiplicando per cinque quelli in circolazione. Ci sono ora una sessantina di commerci che ne fanno uso sui 600 circa sostenuti dalla città con i buoni solidali.

Il lemano, che vale quanto il franco svizzero ed esiste in forma cartacea ed elettronica, ha alcune peculiarità: non può uscire dall’economia locale né staccarsi dall’economia reale per entrare nel mondo della finanza.

Ma qual è l’interesse per il commerciante? Prima di tutto è una sorta di marchio di qualità. Ma c’è anche la mutualizzazione del credito. I commercianti che hanno problemi di liquidità, possono andare in negativo senza interessi e risalire quando incassano i lemani, senza una scadenza: è un grande vantaggio.

Ma di solito è il contrario che succede: troppi lemani in cassa e pochi luoghi dove spenderli. Una strettoia che gli ideatori del lemano cercano di allargare chiedendo ai comuni e allo Stato di Ginevra di accettare le imposte pagate parzialmente in lemani, in particolare per il pagamento delle tasse professionali.

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