Mercati, riparte l’M&A ma occhio alla concorrenza dei fondi private equity

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di Redazione 25 Marzo 2021 | 14:23

Le operazioni di fusione e acquisizione procederanno in Italia a ritmo moderatamente sostenuto, nonostante il clima di sfiducia. A rilevarlo sono i nuovi dati dell’EY Capital Confidence Barometer, l’indagine periodica condotta su oltre 2.400 CEO e vertici di aziende, provenienti da ben 52 paesi, che analizza l’impatto che il covid-19 ha avuto e avrà sull’economia globale e a livello locale in Italia, con un focus sui ricavi e sulla redditività delle aziende, prospettive sulle attività M&A e a livello globale, e il sentiment delle aziende e dei fondi di investimento.

In particolare, per quanto riguarda l’M&A nel nostro Paese i settori considerati più attrattivi e in cui effettuare investimenti sono i comparti più resilienti alla crisi nell’ambito dei Consumer Goods, in primis l’Agrifood, oltre al Life Science, all’area Tech e ai servizi finanziari.

I mercati più rilevanti di acquisizione per le aziende italiane risultano, oltre al mercato domestico al primo posto, le aree di partnership commerciale in Europa, in primis Germania, Francia, Spagna e Svezia. Il 68% delle aziende italiane intervistate, infatti, considera prioritaria una strategia di crescita esterna tramite l’acquisizione di target estere, al fine di sostenere la top line anche tramite la diversificazione dei mercati di sbocco.

La relativa scarsità di asset in vendita sul mercato spinge ben il 67% degli intervistati in Italia a percepire un’accresciuta competizione per acquisire le target più appetibili, con un aumento della concorrenza che proviene, secondo il 73%, dal private equity.

“I fondi di private equity ed i fondi infrastrutturali, in special modo esteri, ricoprono un peso sempre maggiore anche nel panorama italiano, complici i bassi tassi d’interesse e l’elevato ammontare di liquidità da investire” commenta Marco Daviddi, Mediterranean Leader per l’area Strategy and Transactions di EY. “Basti pensare che investitori finanziari, SPAC e club deal, anche tramite forme di investimento ibride di quasi-equity e Joint Venture, hanno totalizzato ben 38 acquisizioni di target italiane nei primi due mesi del 2021, con un’incidenza crescente degli add-on, che mostrano primi segnali interessanti di accelerazione del processo di consolidamento in vari settori, con preponderanza dei settori technology, agroalimentare e del comparto industriale. Il processo di patrimonializzazione, sostenuto dal primo lockdown anche tramite strumenti del Governo, è necessario in questa fase per rafforzare le imprese italiane in previsione di un new normal”.

Per quanto concerne la ripresa, il 67% dei CEO e dirigenti d’azienda italiani, intervistati nell’ambito della survey di EY, si attende un ritorno ai livelli di redditività pre-pandemia entro il 2022, attraverso una strategia di riposizionamento competitivo. Mentre il 55% delle aziende italiane intervistate ha confermato di portare avanti significativi processi di trasformazione aziendale, principalmente finalizzati a recuperare efficienza operativa e profittabilità.

La crisi legata a Covid-19 ha avuto impatto sulle strategie e sul focus degli investimenti, in quanto oltre la metà degli intervistati italiani ha confermato di avere oggi una maggiore attenzione, rispetto al passato, alle opportunità e implicazioni della trasformazione digitale: il 12% degli intervistati domestici, a fronte del 19% a livello globale, sta definendo le aree di investimento necessarie dal punto di vista delle tecnologie a supporto della transizione digitale e, infine, l’8% in Italia contro il 16% a livello globale ha espresso la necessità di investire sulle proprie risorse umane, attraverso specifici processi di formazione.

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