Asset allocation, la mazzata al lusso viene dalla Cina

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Avatar di Gianluigi Raimondi 26 Marzo 2021 | 16:03

I titoli del lusso sono sotto pressione in quanto è emerso che i media statali cinesi e i social network del Paese hanno iniziato a suggerire di boicottare alcuni marchi di moda occidentali per le loro dichiarazioni e politiche di approvvigionamento contro il cotone prodotto nella regione cinese dello Xinjiang, su cui si sospetta l’uso del lavoro forzato delle minoranze etniche (in particolare gli Uighur).

Lunedì Regno Unito, Canada, Unione Europea e Usa avevano infatti annunciato sanzioni contro i funzionari cinesi in un’escalation di critiche sul trattamento degli Uiguri nello Xinjiang. Inoltre, gli Usa hanno introdotto ieri un disegno di legge che vieta l’import per le merci prodotte nella regione cinese dello Xinjiang. Tutto questo ha scatenato l’atteggiamento di boicottaggio.

La controversia riguarda essenzialmente i marchi del fashion

H&M, in particolare, sta affrontando un duro boicottaggio a causa di una dichiarazione apparsa sul suo sito web dallo scorso settembre che esprimeva profonda preoccupazione per le notizie sul lavoro forzato nello Xinjiang. Un giornale di partito cinese, Global Times, ha poi citato altri marchi che hanno fatto dichiarazioni negative sul cotone dello Xinjiang negli ultimi due anni, compresi alcuni marchi che hanno aderito alla Best Cotton Initiative (un’organizzazione globale no profit per l`approvvigionamento sostenibile del cotone) tra cui anche Burberry.

A parte Burberry, che ha due terzi dei suoi ricavi nell’abbigliamento, gli altri marchi di lusso sono più esposti ad altre materie prime (come la pelle per i players di accessori o il nylon per Moncler, o la lana e la seta per Cucinelli) e quindi in teoria meno esposti a questa controversia, anche se resta da monitorare un’eventuale escalation e generalizzazione del sentiment negativo che si è creato.

La view degli analisti di Equita

“L’esposizione media dei players di lusso ai consumatori cinesi era di oltre il 30% prima del Covid – affermano gli analisti di Equita – e stimiamo sia scesa a circa il 25% nel 2020; Burberry è sempre stato il player più esposto (circa 40% pre-covid), Brunello Cucinelli il meno esposto (circa 13%)”.

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