Asset allocation, nel secondo trimestre Usa ancora in pole position

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Avatar di Alessandro Fugnoli 1 Aprile 2021 | 15:08

Il secondo trimestre sarà caratterizzato ancora una volta dall’evoluzione della ripresa americana. I mercati seguiranno con particolare attenzione la preparazione e l’iter del secondo pacchetto fiscale, destinato a ridisegnare molti aspetti dell’economia. Le tasse ritorneranno a salire, sicuramente sui redditi personali e probabilmente sugli utili delle imprese. Gli aumenti decorreranno però dal 2022 e i mercati azionari, per il momento, non daranno loro troppo peso.

In Europa ci vorrà ancora qualche mese di pazienza, più o meno fino all’estate, visti gli errori di ogni tipo commessi nella gestione della pandemia. Anche qui, comunque, la luce della ripresa è visibile, o quantomeno realisticamente immaginabile. Miglioramenti oltre ogni previsione sono già evidenti nei settori che esportano nel resto del mondo. L’industria dell’auto tedesca, la più importante del continente che era in crisi evidente già da due anni prima del Covid, si sta rimettendo insieme non solo nei volumi delle vendite e nei margini di profitto, ma, cosa che conta ancora di più, nelle idee e nelle strategie, ogni giorno più chiare e determinate nel loro orientamento verde.

Nel resto del mondo va ancora meglio. L’Asia è già uscita dal tunnel da tempo e cresce senza stampelle, avendo cioè mantenuto politiche monetarie e fiscali certamente espansive ma non nelle proporzioni abnormi che stiamo vedendo in America. La Cina, in particolare, cerca di mandare al mondo un messaggio di forza tranquilla che persegue la crescita mantenendo una politica monetaria equilibrata e prudente. Ne è testimonianza l’andamento del Renminbi, quest’anno stabile dopo gli eccezionali progressi dell’anno scorso, ma destinato nel medio termine ad ulteriori apprezzamenti. Alla forza della valuta cinese contribuiscono gli afflussi di capitali occidentali, attratti in particolare dall’ampiezza dei rendimenti offerti dai titoli di stato cinesi, i più generosi tra quelli dei paesi avanzati.

Quanto all’America, l’uscita dal tunnel è già iniziata e la luce è addirittura abbagliante. È vero, è una luce anche artificiale e proviene in buona misura dai fari potenti del Tesoro e della Fed. Ed è anche vero che questa voglia di impressionare con grandi fuochi d’artificio ha la motivazione politica, per i democratici, di non perdere il controllo del Congresso nel novembre dell’anno prossimo. Ma al di là del fortissimo sostegno pubblico, va anche detto che la vitalità del settore privato durante la pandemia è sempre stata al di sopra delle aspettative.

Mettendo tutto insieme, la crescita di quest’anno in America sarà superiore a quella cinese, mentre la Fed continua a rivedere verso l’alto le sue stime.

Di fronte a queste prospettive i mercati obbligazionari hanno cominciato a interrogarsi seriamente sul valore di equilibrio dei tassi d’interesse, in particolare di quelli a lungo termine. Con una crescita nominale che si avvicinerà quest’anno al 10% e con la Fed che continua a dichiarare la sua disponibilità ad accettare livelli d’inflazione superiori all’obiettivo ufficiale del 2%, i tassi ai livelli attuali, nonostante siano già risaliti di più di un punto sul decennale, appaiono troppo bassi. Pur essendoci consapevolezza del fatto che la crescita e (forse) l’inflazione torneranno a scendere l’anno prossimo, il mercato manterrà nei prossimi mesi una continua pressione al rialzo sui tassi. L’andamento del decennale scandirà i tempi del rialzo azionario. La crescita dei ricavi e degli utili sarà tale da assorbire le tensioni sui tassi, ma i tassi decideranno i tempi e i modi delle rotazioni tra i settori azionari. Nei momenti di pressione saranno favoriti i ciclici e le banche, nei momenti di tregua vedremo una ripresa di interesse per crescita e tecnologia.

Il rialzo azionario ha ancora a disposizione la gran parte di quest’anno. Solo verso la fine del 2021 si comincerà eventualmente a interrogare sul rallentamento inevitabile della crescita nel 2022. In Europa l’obbligazionario subirà nei prossimi mesi pressioni modeste e comunque contrastate con forza dalla BCE, con l’accelerazione dei suoi acquisti di titoli nell’ambito del programma Pepp. Gli acquisti della BCE saranno particolarmente forti da qui all’estate in modo da traghettare l’Eurozona verso la riapertura generalizzata che vedremo in autunno. Le Borse europee bilanceranno i ritardi sulla pandemia con la natura dei loro listini, composti in prevalenza da ciclici e banche, i due settori che i mercati mondiali continueranno a guardare con particolare interesse.

Continuiamo a essere positivi su crediti europei, ciclici, banche, materie prime e Italia. Stabile il dollaro.

A cura di Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos

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