Mercati, le tre domande chiave nel post pandemia

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di Redazione 14 Aprile 2021 | 15:42

“L’economia globale dovrebbe rafforzarsi notevolmente nel corso dell’anno, con la fine delle restrizioni. Probabilmente distanziamento sociale e uso delle mascherine persisteranno, ma la riapertura del settore dei servizi dovrebbe portare alla crescita del Pil più rapida dell’ultima generazione. Si tratta di uno scenario molto positivo e atteso dagli investitori, motivo per cui abbiamo cercato di capire cosa potrebbe esserci in serbo quando le acque si calmeranno”. Ad affermalo è Keith Wade, Chief Economist & Strategist, di Schroders, che però avverte di tre questioni fondamentali.

Tre temi cruciali

La contrazione dell’economia globale nel 2020 è stata simile a quella della Grande Depressione degli anni ’30. Se riusciremo a tornare sui livelli di attività pre-pandemia, gli effetti sull’economia dovrebbero essere limitati. Ad esempio, i modelli di consumo potrebbero normalizzarsi velocemente e sul lato dell’offerta le competenze perse nel corso del rallentamento potrebbero essere riottenute in breve. Per valutare la rapidità e la portata della ripresa abbiamo guardato a tre domande fondamentali.

  1. Quali sono state le cause della recessione?

È necessario distinguere tra le recessioni causate dagli shock esterni e quelle endogene o indotte dall’interno. Le prime tendono ad avere una ripresa più rapida rispetto alle ultime.

L’attuale rallentamento è legato a uno shock esogeno, dato che la pandemia ha fermato l’economia mondiale, in modo simile a una guerra – una volta finita, l’economia dovrebbe normalizzarsi rapidamente.

Al contrario, la recessione precedente, ossia la crisi finanziaria globale del 2008-09, è stata endogena, dato che ha avuto origine nel sistema finanziario. Le riprese da recessioni simili richiedono più tempo, poiché il sistema economico deve risanarsi prima di poter tornare a crescere. Dopo la crisi finanziaria banche e famiglie dovettero rafforzare i propri bilanci, e la spesa dei privati era limitata dal deleveraging in corso. Il risultato è stata una ripresa fragile e lenta: l’attività economica è tornata su livelli pre-crisi solo nel 2011 negli USA e nell’Eurozona e nel 2012 nel Regno Unito. L’Italia non è mai tornata sui livelli pre-crisi.

Da questo punto di vista, la ripresa oggi dovrebbe essere migliore di 10 anni fa. Nello specifico, ci aspettiamo che l’attività tornerà sui livelli pre-pandemia nel secondo trimestre di quest’anno negli USA e nel quarto trimestre dell’anno prossimo nel Regno Unito.

  1. Ci sono disequilibri significativi che devono essere corretti?

La pandemia ha creato notevoli disequilibri. L’impatto sui deficit pubblici è stato enorme e simile a quello della crisi finanziaria globale. I dati del FMI mostrano che il debito pubblico dei Paesi del G20 è su livelli simili a quelli successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

Sembrerebbe che i governi abbiano imparato la lezione dalla crisi finanziaria e che non stiano pianificando un inasprimento delle politiche fiscali per risanare le finanze pubbliche. A nostro avviso tale posizione ha senso, ma per essere sostenibile necessita di un periodo esteso di bassi tassi di interesse.

Le famiglie non sembrano essere sotto pressione nel complesso, visto il notevole aumento dei risparmi durante la pandemia, anche se ci sono delle eccezioni e la crisi sembra aver avuto effetti importanti sulle fasce a basso reddito.

Il settore privato invece ha sollevato maggiori preoccupazioni, con gli istituti finanziari che hanno concesso moratorie sui prestiti per sostenere aziende e imprese. Ciò lascerà un’eredità di NPL che dovrà essere risolta. Tuttavia, è importante notare che oggi il settore bancario è meglio equipaggiato per assorbire le perdite grazie alle regolamentazioni introdotte dopo la crisi finanziaria globale.

  1. Disruption: come saranno i modelli di spesa post-pandemia?

L’ultimo quesito riguarda quanta riorganizzazione delle risorse sarà necessaria per soddisfare i modelli di spesa nella nuova economia post pandemia.

Prevedere la domanda futura è sempre difficile, se non altro perché non conosciamo molti dei prodotti che verranno creati e non sappiamo come gli shock futuri impatteranno sulla spesa.

Abbiamo assunto che la pandemia finirà e il virus diventerà endemico, quindi sempre presente ma non più minaccioso come oggi. Le solide performance del settore industriale nel corso della pandemia implicano che il focus sarà sulla ripresa dei settori più impattati, come vendite al dettaglio, viaggi, alloggi, arti e intrattenimento.

È possibile che alcuni cambiamenti introdotti dal lockdown diventeranno permanenti, come il lavoro da remoto. Ciò avrebbe un impatto non solo sulle aziende di trasporti, ma anche sulle vendite al dettaglio, portando potenzialmente a un ripensamento dei distretti commerciali nelle città.

Possiamo aspettarci una ripresa dei viaggi internazionali, anche se limitati dalle preoccupazioni sulle nuove varianti del virus. Inoltre, le aziende più attente ai costi potrebbero rivalutare la necessità dei viaggi, rendendo tutti i meeting virtuali.

Sul lato dell’offerta, diverse aziende falliranno, ma business come compagnie aeree e hotel con notevoli costi fissi cercheranno di massimizzare i passeggeri e gli ospiti. Questo potrebbe risultare in una combinazione di volumi più alti e prezzi più bassi, e potrebbe stimolare la produttività.

Nel settore delle vendite al dettaglio, l’ascesa dell’e-commerce ha accelerato un trend che era in atto da tempo, con diversi negozi che hanno dichiarato che non riapriranno con la fine delle restrizioni. Ciò farà aumentare la disoccupazione, ma a livello macro, a meno che non vedremo un crollo delle spese al dettaglio, la produttività aumenterà.

A dare un’ulteriore spinta alla produttività sarà l’adozione crescente di robotica e intelligenza artificiale, la cosiddetta quarta rivoluzione. Il desiderio di accorciare le catene di approvvigionamento è un altro tema che dimostra un’accelerazione dei trend esistenti.

Conclusioni

La pandemia avrà effetti duraturi e gran parte degli economisti si aspettano una riduzione dei trend di crescita, con la chiusura di aziende e la crescita della disoccupazione.

Sebbene consci delle incertezze, noi siamo più ottimisti. Soprattutto nelle economie come gli USA e il Regno Unito, che hanno mercati del lavoro più flessibili, sarà possibile riallocare la forza lavoro più facilmente rispetto per esempio all’Eurozona.

Più in generale, ci aspettiamo che le autorità manterranno il supporto monetario e fiscale e ciò dovrebbe portare a una ripresa più rapida e a limitare l’impatto sui trend di crescita.

Sul lato della produttività, la riallocazione delle risorse sarà dolorosa, ma permetterà alle aziende di diventare più efficienti, con una maggiore adozione di tecnologia.

Nonostante persistano notevoli incertezze riguardo all’andamento della pandemia e della campagna vaccinale, questi fattori indicano che la strada per l’economia mondiale sarà meno impervia rispetto alle recessioni del passato.

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