Asset allocation: le correlazioni tra portafoglio e rischio climatico

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di Redazione 26 Aprile 2021 | 15:15

“Cos’è esattamente il rischio climatico? È l’idea che i fenomeni climatici possano portare a un’erosione dei valori degli attivi di un portafoglio e minare la redditività di certi investimenti”. Parola di Eric Van La Beck, head SRI di Ofi AM, che di seguito spiega nei particolari la view.

Nel 2015, durante un discorso sulla “tragedia dell’orizzonte“, Mark Carney, governatore della Banca d’Inghilterra, è stato uno dei primi ad allertare gli agenti economici sull’esposizione al rischio climatico, che ha classificato nelle categorie ormai universalmente riconosciute di rischi fisici, rischi di transizione e rischi di reputazione o legali.

Rischi fisici (legati direttamente al cambiamento climatico)

I “rischi fisici” sono gli impatti finanziari del cambiamento climatico che il settore assicurativo deve affrontare, in particolare.

  • I sinistri legati al cambiamento climatico costano sempre di più agli assicuratori. I fenomeni meteorologici estremi, tra cui siccità, innalzamento del livello del mare e tempeste, stanno peggiorando in estensione e frequenza. Questo sta portando a un numero maggiore di richieste di risarcimento e a rimborsi assicurativi più alti.
  • Le valutazioni delle attività detenute dagli assicuratori sono a rischio. Gli eventi climatici possono far perdere valore ad alcune compagnie e, quindi, avere un impatto sui portafogli degli assicuratori. Questo è quello che è successo in Thailandia, quando le inondazioni hanno interrotto le catene di produzione di auto in tutto il mondo, compresa un’interruzione delle consegne di cambi. Un altro esempio si è verificato in Germania, dove la siccità estrema ha colpito il fiume Reno, costringendo una società a interrompere la produzione di materie prime, che non potevano essere trasportate via fiume. I danni sono stati stimati in 100 milioni di euro.

L’impatto fisico è reale. Un aumento del livello del mare esporrebbe le zone costiere, dove vive più del 50% degli abitanti del pianeta, e influenzerebbe il valore degli impianti di produzione situati intorno ai porti. Per tutte queste ragioni, la ricerca finanziaria è costretta a riflettere la maggiore esposizione delle aziende ai rischi fisici.

Rischi di transizione (derivanti dalla reazione delle società a questi rischi)

I rischi di transizione sono gli impatti finanziari sugli agenti economici dell’implementazione di un modello di business a bassa emissione di carbonio

La quantità di carbonio contenuta nelle riserve globali di combustibili fossili è di gran lunga superiore al limite massimo stimato di emissioni che sarebbe necessario per rispettare l’obiettivo dei 2°C. Sarà quindi impossibile bruciare queste riserve, poiché il pianeta non sarebbe in grado di sopportarne le conseguenze. Una gran parte di esse dovrà, infatti, rimanere sottoterra, e queste riserve non sfruttate porteranno a un crollo del valore di molte aziende del settore energetico.

I governi agiranno sicuramente per fermare la produzione di combustibili fossili attraverso leggi e regolamenti sul clima e, dato il forte peso delle compagnie petrolifere ed energetiche nei principali indici europei e mondiali, il valore degli investimenti potrebbe subire un grosso colpo.

Rischi legali

I rischi legali derivano principalmente dalla negligenza nell’affrontare i rischi climatici.

Un esempio di questo rischio è la Pacific Gas & Electric (PG&E), un’azienda californiana ritenuta colpevole di aver causato incendi boschivi a causa della sua rete elettrica difettosa e altri casi di negligenza. Schiacciata dal peso del contenzioso, PG&E non ha avuto altra scelta che dichiarare bancarotta.

Il rischio climatico nella gestione degli investimenti

Quasi 30 anni fa, il sistema dei crediti di carbonio (cioè un’unità pari all’emissione di una tonnellata di CO2) è stato sviluppato nell’ambito del protocollo di Kyoto per richiedere alle aziende firmatarie di limitare le loro emissioni di gas serra. Il sistema avrebbe funzionato bene se fosse stato implementato in tutto il mondo, come originariamente previsto, ma solo l’Europa vi ha aderito.

Il sistema dei crediti di carbonio dà un prezzo all’aria e richiede a coloro che la inquinano di pagare quel prezzo. 

Il modo in cui funziona è che ad ogni azienda viene concesso un certo numero di crediti di carbonio pari alla quantità di CO2 che ha il diritto di emettere. Se un’azienda che ha ridotto le sue emissioni si ritrova con un surplus di crediti, può venderli a un’azienda che ha superato la sua quota e vuole acquisire ulteriori diritti di emissione di CO2.

Attualmente, il prezzo del CO2 (circa 40 euro per tonnellata) richiede agli inquinatori di acquisire crediti di carbonio per continuare ad operare. L’analisi finanziaria può riflettere questo costo proiettando vari scenari del prezzo della CO2, insieme alle tendenze nel mix energetico di un’azienda e la qualità ambientale dei suoi prodotti per indicare se la valutazione di un’azienda è troppo alta quando si tiene conto del prezzo della CO2. Se è così, il titolo può essere tolto dal portafoglio di investimento o non essere più considerato un titolo da comprare.

Il rischio climatico, un’opportunità per le aziende 

Nell’investimento responsabile, i gestori e gli analisti degli investimenti possono adattare i loro modelli per abbassare o alzare i costi di finanziamento delle aziende che non adottano le misure necessarie per affrontare le questioni legate al clima.

Il rischio climatico può quindi offrire un’opportunità alle aziende che desiderano passare a metodi di produzione con un minore impatto sul clima. La compagnia petrolifera danese Ørsted è un esempio perfetto. Originariamente produttore di combustibili fossili (carbone e petrolio), ha intrapreso una trasformazione radicale del suo modello di business e ora è il leader mondiale dell’energia eolica offshore.

Il rischio climatico può influenzare la performance

I dati attualmente disponibili non sono così precisi come desiderato, ma ci si aspetta che gli sviluppi normativi facciano sì che le aziende rivelino in modo più trasparente ciò che fanno di buono, e meno buono, per il clima.

La sfida lanciata dalla regolamentazione europea riguarda il far sì che gli attori finanziari prendano in considerazione i rischi climatici nelle loro decisioni di investimento.

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