Investimenti, le ragioni per l’ottimismo che supera ancora le preoccupazioni

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di Redazione 30 Aprile 2021 | 14:33

“Ci sono ragioni valide per essere preoccupati? Sì, ma non mancano buone ragioni per essere anche ottimisti”. L’avvertimento arriva da Stefan Scheurer, Director Global Capital Markets & Thematic Research di Allianz Global Investors, che di seguito dettaglia la propria view e il proprio outlook.

Nonostante gli evidenti passi avanti delle campagne vaccinali negli USA, nel Regno Unito e più di recente anche in Europa, l’aumento dei tassi di infezione, le mutazioni del virus e la reintroduzione delle misure di lockdown stanno rallentando la ripresa economica. In particolare, l’impennata dei contagi in India ha alimentato i dubbi circa la resilienza della ripresa globale. Il braccio di ferro tra progressi in termini di vaccinazioni e graduali riaperture da un lato, e peggioramento dei dati di infezione dall’altro, è destinato a proseguire. Di conseguenza, i mercati azionari globali hanno aperto la settimana con performance eterogenee.

Fortunatamente è giunta anche la notizia che in tutto il mondo sono state distribuite oltre un miliardo di dosi di vaccino; in generale, risulta che alcune mutazioni della Covid-19 siano predominanti, soprattutto nei Paesi emergenti. Nonostante le preoccupazioni, sembra che la crescita mostri un’ulteriore accelerazione (cfr. grafico della settimana) e, malgrado la recente volatilità, sia il mercato azionario globale che quello USA hanno toccato nuovi massimi. Questa settimana il Presidente Biden ha informato il Congresso dell’intenzione di incrementare la spesa di ulteriori 1.800 mld di dollari che andranno a sommarsi al pacchetto di stimoli fiscali da 1.900 mld già approvato. L’annuncio potrebbe aver spinto al rialzo i prezzi delle azioni. Negli USA svariati indicatori alternativi ad alta frequenza mandano segnali di espansione. Ad esempio, l’indice settimanale della Fed di New York suggerisce che la crescita statunitense è nettamente superiore alle attuali stime di consensus.

I progressi più rapidi sul fronte delle vaccinazioni hanno un impatto anche sull’Europa. I PMI preliminari dell’Area Euro puntano a una ripresa economica più solida nei mesi a venire. Nel Regno Unito l’indicatore anticipatore ha raggiunto il livello più alto dal 2013. Tale andamento suggerisce la presenza di una consistente domanda repressa sia tra i consumatori sia tra le aziende. In seguito all’allentamento delle restrizioni, l’indice britannico per il settore dei servizi ha superato quello per il settore manifatturiero per la prima volta dall’inizio della pandemia, attestandosi ai massimi dal 2014. Analogo il trend dell’indice tedesco ifo, barometro della fiducia delle imprese, che ha evidenziato il terzo rialzo consecutivo. L’indice riflette inoltre la carenza di beni intermedi a livello globale. Il rincaro delle commodity (rame ai massimi decennali) e l’aumento dei prezzi dei fattori produttivi, lasciano presagire maggiori pressioni inflazionistiche nel prossimo futuro. Le banche centrali internazionali monitoreranno attentamente il rialzo dell’inflazione; negli USA le attese inflazionistiche hanno raggiunto il livello più alto da aprile 2013. La Federal Reserve riscontra progressi nelle prospettive economiche ma non ritiene sia necessario normalizzare la politica monetaria nel prossimo futuro. Dello stesso avviso la Bank of Japan. Di recente la Banca Centrale Europea ha confermato quanto deciso a marzo e per ora manterrà invariati gli acquisti di asset. In controtendenza la Bank of Canada, la prima tra le principali autorità monetarie a ridurre gli acquisti di bond.

I market movers macro della prossima settimana

A inizio settimana l’attenzione degli investitori USA sarà catalizzata dal PMI dell’ISM (lunedì) e dai dati sugli ordinativi (martedì). Tra mercoledì e venerdì a essere sotto i riflettori sarà il mercato del lavoro USA. Gli investitori attendono di conoscere i dati sull’occupazione ADP (mercoledì), i dati settimanali sul mercato del lavoro (giovedì), i dati sull’occupazione al di fuori del settore agricolo e il tasso di disoccupazione di aprile negli Stati Uniti (venerdì). Nel complesso, tutti questi dati dovrebbero confermare la posizione speciale in cui si trovano attualmente gli USA.

Se negli USA le vendite al dettaglio hanno evidenziato un deciso rialzo, nell’Area Euro la crescita dovrebbe essere solo moderata (dati attesi giovedì). A livello di singoli Paesi, in Germania giovedì saranno pubblicati i dati sugli ordinativi nel settore industriale, mentre venerdì sarà la volta di quelli su produzione industriale e scambi commerciali. Nel Regno Unito cresce l’attesa per la decisione della Bank of England sui tassi, alla luce delle recenti dichiarazioni di diverse altre importanti banche centrali. Il dibattito circa una riduzione degli acquisti di obbligazioni da parte dell’autorità potrebbe accendersi. In Asia, l’attenzione si concentrerà ancora una volta sulla Cina. I PMI per il settore privato (previsti martedì e giovedì), che potrebbero riflettere un rallentamento della crescita, e i dati sugli scambi (attesi venerdì), saranno probabilmente al centro della scena.

Presto la stagione di pubblicazione degli utili per il primo trimestre raggiungerà l’apice. La scorsa settimana il 35-50% delle società statunitensi ed europee ha pubblicato i dati di bilancio. Gli utili aziendali saranno probabilmente superiori alle attese e offriranno un importante sostegno ai mercati azionari, dove, in alcuni casi, le valutazioni appaiono già onerose. Alcuni dubbi appaiono piuttosto ragionevoli. Gli indicatori tecnici di mercato a breve suggeriscono una situazione di ipercomprato sulle borse globali e un posizionamento “bullish” degli investitori.

Anche le oscillazioni stagionali (“sell in May”) indicano un probabile aumento della volatilità nel prossimo futuro. Tuttavia, nonostante da qualche tempo numerosi indicatori mandino segnali di allarme, il miglioramento dei fondamentali e l’abbondante liquidità (banche centrali) suggeriscono che possa trattarsi solo di una pausa momentanea nel trend rialzista di lungo termine in atto.

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