Mercati, le intriganti correlazioni tra Esg, inflazione e commodity

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di Redazione 3 Maggio 2021 | 15:05

“Le performance da inizio anno dei principali listini americani segnano un andamento molto positivo per il 2021, con risultati che si aggirano attorno al +10%. Questo vale non solo per l’indice rappresentativo delle prime 500 aziende per capitalizzazione, l’S&P 500, ma anche per il Dow Jones Industrial, che sta beneficiando della rotazione settoriale a favore dei titoli ciclici, e per il Nasdaq, che continua a segnare record. Inoltre, i dati economici sul PIL USA rilasciati questa settimana rendono le aspettative di una ripresa economica sempre più concrete”. A farlo notare è Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki, che di seguito dettaglia il proprio outlook.

La rilevazione del primo trimestre del 2021, su base annualizzata, infatti, segna un incremento del 6,4% rispetto al precedente 4,3%, con attese per una crescita consolidata nell’anno corrente. Tali aspettative sono confermate dalle proposte di immensi stimoli fiscali per ammodernare e rafforzare l’economia americana, da un lato, e dal continuo dominio delle big tech statunitensi, che confermano la propria posizione di forza con le ultime trimestrali, dall’altro. Per quanto riguarda le politiche economiche, infatti, di recente l’attenzione è stata posta sull’American Families Plan, un progetto da 1.800 miliardi di dollari predisposto dal Governo Biden con un focus prevalentemente sociale, ambendo a rilanciare i ceti medi e disagiati. Questo piano si aggiunge ai 2.300 miliardi di dollari del progetto su infrastrutture, occupazione e ambiente e ai 1.900 miliardi già varati in aiuti d’emergenza, per un totale di seimila miliardi di dollari. E anche per quanto riguarda le trimestrali le notizie sono positive.

Ad esempio, Microsoft ha riportato la maggior crescita delle vendite dal 2018, del +19% su base annuale, con la sua divisione di servizi cloud, Azure, che ha segnato un +50%. Il colosso tecnologico, inoltre, ha da poco incrementato il business nell’HealthCare Cloud, con l’acquisizione di Nuance Communications, che offre una piattaforma utilizzata dal 77% degli ospedali americani. Poi, tra le altre, abbiamo Alphabet. La casa madre di Google ha beneficiato di un boom della pubblicità digitale, con ricavi che, battendo le attese degli analisti, sono saliti del +34% su base annuale, grazie soprattutto a YouTube, che secondo alcuni sondaggi oggi viene utilizzato dall’81% degli americani adulti. Inoltre Alphabet, lo scorso marzo, ha annunciato nuovi investimenti per 7 miliardi di dollari destinati ad ampliare sedi e data center in diversi stati americani, con l’impegno di assumere 10.000 dipendenti. Per quanto riguarda le Big Tech, in particolare, vediamo ancora dei potenziali margini di crescita, nonostante presentino alte valutazioni di mercato: quasi tutte possono contare su un modello di business ampiamente diversificato, che spazia dal Cloud Computing, alle inserzioni pubblicitarie, fino a svariati abbonamenti per contenuti video e musica.

L’impatto dei fattori Esg su processi e idee di investimento

La pandemia ha notevolmente accresciuto la consapevolezza sui temi della sostenibilità, con Autorità di Vigilanza ed Investitori che richiedono sempre di più alle aziende la trasparenza delle proprie attività in merito ai criteri ESG. Tale acronimo si riferisce, in particolare, a diverse aree su cui porre l’attenzione: Enviromental, per valutare l’impatto ambientale, Social, per quello sociale e Governance, che riguarda le responsabilità etiche da tener presente nella guida di un’azienda.

Il grafico, in particolare, potrebbe darci un’idea in merito alla crescente importanza della sostenibilità. Un report di una fondazione USA specializzata (US SIF, Forum for Sustainable and Responsible Investment), ha rilevato che gli investimenti sostenibili statunitensi gestiti da asset manager professionali rappresentano ora $17,1mila miliardi, in aumento del 42% rispetto al 2018 e del 456% rispetto al 2010.

Tale tendenza, inoltre, potrebbe avere dei concreti impatti economici in alcuni settori. Si pensi, ad esempio, all’industria mineraria: sempre più Investitori, soprattutto quelli appartenenti alle giovani generazioni, domandano alle aziende di essere conformi con pratiche etiche e quelle che saranno coinvolte in business illegali, corruzione o inquinamento ambientale, saranno boicottate. Per avere un’idea, secondo un report di Nature di fine 2020, l’84% delle risorse di platino ed il 70% di quelle di cobalto sono localizzate in luoghi ad alto rischio ambientale, con riguardo a zone dove si trovano sorgenti d’acqua, punti chiave per la biodiversità oppure aree che potrebbero mettere a rischio terre utili per l’agricoltura.

Quindi saranno necessarie sempre più risorse da impegnare per i processi di estrazione/produzione e ciò potrebbe avere anche un effetto inflazionistico sulle materie prime. Dunque, come rispondere a queste crescenti esigenze? Nel nostro caso cerchiamo di dare un’impronta sostenibile al nostro processo di investimento. Da un lato, stiamo sviluppando un nostro modello di valutazione ESG, che si fonda sui rating messi a disposizione da istituzioni riconosciute a livello mondiale (come MSCI) e sulla lista di esclusione predisposta dalla Norges Bank per gli investimenti nel Fondo Sovrano Norvegese, il più grande al mondo. Dall’altro, invece, agiamo in maniera più diretta attraverso soluzioni di investimento tematiche: da qualche mese abbiamo identificato un paniere di titoli accomunati dal tema della “Clean energy”, per rispondere a driver regolamentari e finanziari che spingono gli Investitori consolidare le proprie posizioni di investimento in aziende coinvolte direttamente o indirettamente nella produzione di energie pulite, soprattutto solare ed eolica.

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